L’uomo che si è fatto mordere dai serpenti 200 volte. Il suo sangue oggi è un siero antiveleno
di Elena DusiDuecento morsi e 500 iniezioni di veleno dopo, non solo Tim Friede è ancora vivo. Il suo corpo ha sviluppato anticorpi talmente potenti da renderlo un vaccino vivente, capace di curare il morso di 16 serpenti letali.
Serpenti corallo, mamba, cobra, taipan e bungari. “Per quasi 18 anni Friede ha subito centinaia di morsi e si è autosomministrato dosi sempre più elevate di veleno, tanto potenti da uccidere un cavallo” spiega Jacob Glanville, amministratore delegato della ditta che produce sieri antiveleno Centivax.
Un vaccino vivente
Oggi il sangue di Friede, ricchissimo di anticorpi contro molteplici tossine, è stato trasformato in un vaccino capace di neutralizzare i veleni di molti dei più pericolosi serpenti del mondo. Ogni anno i morsi di questi rettili uccidono più di 100 mila persone, concentrate nei paesi poveri, dove spesso si cammina a piedi nudi e non sono reperibili i sieri.
Testati sui roditori, gli anticorpi che arricchiscono il sangue di Friede si sono rivelati efficaci nel curare gli effetti del veleno di 16 tipi di serpenti, spiega oggi la rivista scientifica Cell.
Una ‘passione’ di lunga data
Quello che Cell non riesce a spiegare è perché Friede sia tanto affascinato dai serpenti letali da sentire il bisogno di iniettarsi il loro veleno. Ex meccanico del Wisconsin, 45 anni, fin da ragazzo andava a caccia di serpenti nelle campagne vicino casa. Le rimostranze dei genitori non gli hanno impedito di costruirsi in casa un rettilario, che poco a poco si è andato riempiendo di specie esotiche. Tutte molto velenose.
Per proteggersi dall’eventualità di un morso, Friede ha pensato di usare la stessa tecnica dei produttori di sieri. Ha iniziato a estrarre il veleno dai denti dei suoi animali da compagnia, lo ha diluito in maniera del tutto artigianale, quindi pericolosissima, e ha iniziato a iniettarselo nelle braccia. Prima a piccole dosi, poi aumentando le quantità.
Quando si è sentito pronto, Friede è passato allo stadio successivo: farsi mordere direttamente dagli animali, mettendo le braccia nel rettilario e infastidendoli. Dolore a parte, non tutto è andato liscio in questo percorso. Nel 2001, mentre estraeva il veleno di un suo cobra, l’animale gli si è rivoltato contro e lo ha morso.
Poco male, ha pensato Friede, che ha proseguito le operazioni con un altro cobra. Quando anche questo secondo serpente gli ha conficcato i denti nel braccio, però, le cose si sono messe male. Due cobra in un’ora sono stati troppi anche per lui. L’uomo è crollato a terra. Ha ripreso coscienza solo dopo quattro giorni di coma, ma ancora una volta ne è uscito più immune di prima.
I filmati
La storia di Friede ha cominciato così a diventare famosa. L’uomo si è filmato varie volte mentre si faceva mordere dai suoi serpenti, sforzandosi di resistere al dolore. I video hanno circolato su YouTube, catturando l’attenzione della stampa, e alla fine anche di Centivax.
Glanville ha intravisto subito in Friede un vaccino vivente. Lo ha cooptato nella sua azienda, ha iniziato a estrargli del sangue e lo ha testato sui roditori sottoposti a piccole dosi di veleno. Il siero di Centivax, spiega Cell, è risultato efficace contro gli effetti – fra gli altri - del mamba nero, del cobra reale e del serpente tigre.
La tecnica con cui oggi vengono prodotti gli antiveleno non è molto diversa da quella usata da Friede: a pecore o cavalli vengono iniettate dosi non letali, poi gli anticorpi vengono raccolti, purificati e confezionati per essere distribuiti in ospedali e cliniche rurali dei paesi a rischio. Farlo con un uomo sarebbe impensabile. Per questo gli scienziati di Centivax nell’articolo di Cell sottolineano con molta chiarezza che nessuno ha incentivato Friede a somministrarsi il veleno da solo. “La sua – spiega Glanville – è una storia davvero unica”.