L’elezione di un nuovo Papa è sempre stata anche una scelta politica. Lo è ancora di più oggi, perché in molte democrazie occidentali le divisioni ideologiche e politiche riflettono diversi sistemi di valore. E quando si parla di valori, inevitabilmente la Chiesa ha un ruolo centrale.
Quasi dappertutto la destra è nazionalista, contro gli immigrati, difende i valori della famiglia e delle comunità locali, mentre la sinistra difende l’ambiente, le minoranze, le donne e un sistema di welfare universale. Opinioni contrapposte su questi temi spesso dipendono da differenze nei criteri di applicazione di giudizi morali. Gli obblighi morali valgono indiscriminatamente verso tutti? Oppure sono più forti verso chi è più vicino, come i familiari o il proprio gruppo sociale? Lo scontro politico oggi nasce in gran parte da risposte diverse a queste domande. I progressisti tendono a credere in una morale universale. I conservatori, invece, danno più peso a valori comunitari, al contesto s…
L’elezione di un nuovo Papa è sempre stata anche una scelta politica. Lo è ancora di più oggi, perché in molte democrazie occidentali le divisioni ideologiche e politiche riflettono diversi sistemi di valore. E quando si parla di valori, inevitabilmente la Chiesa ha un ruolo centrale.
Quasi dappertutto la destra è nazionalista, contro gli immigrati, difende i valori della famiglia e delle comunità locali, mentre la sinistra difende l’ambiente, le minoranze, le donne e un sistema di welfare universale. Opinioni contrapposte su questi temi spesso dipendono da differenze nei criteri di applicazione di giudizi morali. Gli obblighi morali valgono indiscriminatamente verso tutti? Oppure sono più forti verso chi è più vicino, come i familiari o il proprio gruppo sociale? Lo scontro politico oggi nasce in gran parte da risposte diverse a queste domande. I progressisti tendono a credere in una morale universale. I conservatori, invece, danno più peso a valori comunitari, al contesto sociale e ai legami di appartenenza, sottolineando che le responsabilità morali dipendono dalle relazioni che si hanno con gli altri. È questo ciò che oggi distingue i progressisti dai conservatori, più che opinioni diverse sull’economia o su modernità e tradizione.
Lo scambio (implicito) di vedute tra il vicepresidente americano Vance e papa Francesco tra gennaio e febbraio è un esempio di queste opposte visioni morali. Nel difendere le politiche della amministrazione Trump verso gli immigrati legali, in un’intervista a Fox news Vance aveva richiamato la dottrina del «giusto ordine dell’amore» (ordo amoris), che risale a Sant’Agostino, sottolineando che «prima ami la tua famiglia, poi il tuo vicino, quindi la tua comunità, infine i concittadini del tuo Paese. Solo dopo tutto ciò puoi concentrarti sul resto del mondo». A queste dichiarazioni ha fatto seguito l’11 febbraio una lettera di papa Francesco ai vescovi degli Stati Uniti, in cui il Pontefice affermava che «l’amore cristiano non è un’espansione concentrica di interessi che poco a poco si estendono ad altre persone e gruppi», enfatizzando invece la posizione universalista di un «amore che costruisce una fraternità aperta a tutti, senza eccezioni». La visione universalista di Francesco ha radici profonde nel cristianesimo e nella storia della Chiesa, ma non sempre è condivisa nella più ampia comunità dei credenti. Anzi, alcune recenti indagini empiriche di un economista di Harvard, Ben Enke, suggeriscono che è vero il contrario. Nelle principali democrazie occidentali, ma anche in altri Paesi, in media chi è religioso ha atteggiamenti meno universalisti e più comunitari rispetto a chi è ateo o non- praticante, a parità di reddito, istruzione e altre caratteristiche demografiche. Questo risultato emerge misurando l’universalismo in diversi modi: come altruismo e propensione a donare a chi è socialmente più o meno vicino (in sondaggi d’opinione o con dati di donazioni reali), con riferimento a opinioni su diverse questioni sociali, o alla fiducia nel prossimo.
A ben vedere, l’osservazione che in media chi è religioso è anche meno universalista nei suoi giudizi morali non deve sorprendere. Nelle democrazie occidentali, chi è religioso vota più spesso a destra che a sinistra. Negli Stati Uniti, più della metà dei bianchi cattolici approva l’operato di Trump, contro solo un quarto dei non religiosi (Pew Research Center). Naturalmente non è detto che la religione o la fede in quanto tale abbiano un effetto causale sugli atteggiamenti morali o che spingano verso una direzione comunitaria. Può essere semplicemente che gli individui più religiosi abbiano anche altre caratteristiche che li rendono più sensibili alle relazioni sociali. Proprio per questo, le posizioni universaliste di papa Francesco erano importanti: perché si rivolgevano a una comunità particolarmente attenta ai suoi insegnamenti, ma con tendenze meno universaliste. Vedremo se il Conclave sceglierà di mantenere continuità con l’universalismo di Francesco, o se invece il suo successore sarà più allineato alle caratteristiche della comunità cattolica.