Cronaca

Abel Ferrara: “Che ci sia l’uno o l’altro Papa, il mio Esquilino non cambierà mai”

Abel Ferrara: “Che ci sia l’uno o l’altro Papa, il mio Esquilino non cambierà mai”

Il regista newyorkese racconta il popolare rione romano, dove vive da anni, dopo che Francesco ha scelto proprio la sua più importante basilica, Santa Maria Maggiore, come luogo di sepoltura

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«Io non vivo in Italia, non vivo neppure a Roma. Vivo a Piazza Vittorio» aveva detto Abel Ferrara, nato nel Bronx, a New York, 73 anni fa, parlando del suo documentario Piazza Vittorio. Con una piccola troupe, nel 2017 il regista aveva raccontato il rione Esquilino, sua casa adottiva, intervistando il variegato microcosmo che lo popola: dall’immigrato all’attore. E, ora, dopo la morte di papa Francesco che ha voluto essere sepolto nella basilica di Santa Maria Maggiore, assediato da pellegrini e giornalisti arrivati da ogni angolo del mondo. Esquilino caput mundi?

Abel Ferrara durante le riprese del documentario "Piazza Vittorio"
Abel Ferrara durante le riprese del documentario "Piazza Vittorio" 

Da quanto tempo vive qui?
«Dodici anni».

Perché ha scelto proprio questo rione dopo una vita passata a New York?
«Perché molti amici vivevano qui. È vicino alla stazione dei treni, vicino all’aeroporto, è una parte bellissima della città. È su una collina, il colle Oppio. Che cosa posso dire? C’è la splendida basilica di Santa Maria Maggiore. Vivo tra Santa Maria Maggiore e San Giovanni in Laterano, tra il mercato di Piazza Vittorio e il Colosseo. Sa, posso vedere tutto da qui: è un rione “totale”».

Capisco cosa intende: è un luogo dalle molte sfaccettature.
«Ma non voglio fargli pubblicità dicendo che è il posto più bello del mondo: altrimenti ci verrebbero tutti».

Però adesso è pieno di pellegrini, di troupe televisive, sfrecciano le auto blu, dopo che il Papa ha scelto Santa Maria Maggiore come sepoltura.
«Il fatto che abbia scelto Santa Maria Maggiore per essere sepolto dice molto su come vuole essere ricordato: non fuori Roma, non in Vaticano, ma all’Esquilino».

Lei ha seguito il funerale?
«Il corteo funebre è passato proprio davanti a casa mia: ero lì».

Le piaceva papa Francesco?
«L’uomo aveva un grande cuore e il suo cuore era nel posto giusto. Essere Papa non è facile, ci sono così tante persone che devi cercare di gestire e tante che provano a gestire te».

Nel suo film su Piazza Vittorio e l’Esquilino lei entra nel giardino e fa domande a tutti, soprattutto agli immigrati. È un luogo fatto di estremi, di culture diverse, di difficili convivenze. Per papa Francesco l’accoglienza era un punto cardine.
«Siamo tutti figli di Dio, questo era il suo messaggio. Tutti, in tutto il mondo, di ogni religione e fascia sociale».

I suoi amici qui sono tanti: Willem Dafoe è suo vicino di casa e anche Matteo Garrone ha voluto raccontare l’Esquilino nel film. Però lei ha scelto anche di parlare con alcuni rappresentanti di CasaPound, che hanno occupato una palazzina nel rione.
«Ho parlato con tutti: come avrebbe fatto il Papa. Ho voluto dare voce a chiunque. E questo era il senso di quel film».

Qual è allora, secondo lei, la forza dell’Esquilino?
«Le persone, la diversità di chi ci abita. È gente da ogni angolo del mondo che lavora insieme, che vive insieme. Qui si sente una grande energia».

Molti residenti si lamentano: troppo sporco, troppo degradato, troppi senzatetto per le strade.
«Non ci si deve lamentare; bisogna agire. Serve aiutare per davvero queste persone e dare loro cibo e vestiti non è un modo per farlo. Sono tossicodipendenti, sono alcolisti. Devono essere aiutati ad affrontare le loro dipendenze».

Ai suoi occhi come è cambiato il rione e cosa succederà in futuro? Si snaturerà? Diventerà una nuova zona mordi e fuggi per turisti?
«L’Esquilino non cambierà, che ci sia un Papa o un altro Papa ancora. La vita in questo rione dipende dalle persone che ci vivono e da quanto si preoccupano e si prendono cura le une delle altre. Il messaggio del Papa era l’empatia. Ed è quello di cui tutti qui abbiamo bisogno».

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