Una nuova circolare, che di fatto allenta le nuove norme approvate a novembre scorso sul Codice della Strada è approdata sulle scrivanie di prefetture e forze dell’ordine. Il documento, all’apparenza, è un vademecum su come comportarsi alla luce della riforma, nella sostanza è una rivisitazione dell’impostazione del ministero dei Trasporti alla rigidità iniziale sulla questione droga al volante. Non è escluso che le novità rispondano ai dubbi sollevati dal tribunale di Pordenone che all’inizio di aprile aveva chiesto alla Corte costituzionale di valutare la legittimità del nuovo codice della strada.
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La stretta si allenta
La sconfessione all’impostazione introdotta dal ministro Matteo Salvini riguarda le sanzioni per chi fa uso di sostanze stupefacenti che, nella legge approvata, prescinde dagli effetti sulla capacità di guidare ed è legata al principio attivo rinvenuto nel corpo, a prescindere dall’assunzione se avvenuta un’ora o una settimana prima. Quel principio non vale più. Secondo la riforma bastava un test positivo, anche giorni o addirittura settimane dopo l’assunzione, per incriminare una persona e sospenderle la patente. La circolare chiarisce invece che per accusare qualcuno per guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti bisogna accertare che la sostanza «produca ancora i suoi effetti nell’organismo durante la guida». Una frase che smussa molto la genericità di alterazione psicofisica tout court, che aveva prodotto una levata di scudi da più parti.
Assunzione prossima alla guida
In un altro passaggio la circolare dettaglia ancora meglio: occorre provare che la sostanza sia stata assunta in un periodo di tempo «prossimo» alla guida del veicolo. In questo modo i ministeri hanno recuperato il criterio dello stato di alterazione psico-fisica. Altro passaggio importante: lo stato di alterazione non deve essere valutato da un medico ma, spiega la circolare sono carabinieri e polizia che devono sottoporre la persona a un test salivare, considerato «accertamento preliminare». Solo in caso di positività vanno prelevati due campioni di saliva: entrambi vanno conservati a una temperatura di 4 gradi, e mandati al laboratorio di tossicologia forense nel più breve tempo possibile.
Il test del primo campione
A questo punto nel laboratorio vengono fatte analisi chiamate “di conferma”, le uniche che possono portare a un’incriminazione. Il primo campione prelevato, quello che aveva fatto emergere la positività, analizzato secondo le linee guida dall’associazione Gruppo Tossicologi Forensi Italiani, serve a individuare le molecole prodotte quando le sostanze stupefacenti vengono metabolizzate, che in gergo sono chiamate metaboliti. Quando i metaboliti sono attivi significa che le sostanze hanno ancora effetto, mentre i metaboliti inattivi confermano che l’effetto delle sostanze o dei farmaci è finito.
Metaboliti inattivi
Nella circolare si legge poi che la presenza nella saliva o nel sangue di metaboliti inattivi di sostanze stupefacenti non consente di accertare lo stato di intossicazione e quindi non può portare a un’incriminazione. Per questo motivo vanno anche esclusi i test delle urine, non indicativi di un’intossicazione in atto. In un altro punto si specifica di valutare anche l’eventuale presenza di metaboliti legati a terapie fatte in ospedale o prescritte dal medico curante. Un passaggio importante, perché esclude le sanzioni nei confronti di persone che assumono farmaci a base di oppioidi o psicofarmaci che hanno gli stessi principi attivi delle sostanze stupefacenti.
Le analisi di secondo livello
Se anche l’analisi di secondo livello conferma la positività, il secondo campione raccolto deve essere conservato dal laboratorio di tossicologia forense a -18 gradi per almeno un anno dal primo referto. Il secondo campione rimane a disposizione della magistratura e degli avvocati per eventuali contro-analisi.
Nessuna contromisura
Nessuna nuova circolare che contraddice le novità del codice della strada sulla droga zero. E' quanto specifica il Mit in una nota, spiegando che la direttiva che disciplina le modalità dei controlli sull'uso di stupefacenti è stata adottata l'11 aprile in piena coerenza con le nuove regole che puntano a punire chi si mette alla guida dopo aver assunto droghe e superando il concetto (soggettivo e non dimostrabile) di "stato di alterazione". È utile ricordare, precisano dal Ministero, che il vicepremier e ministro Matteo Salvini ha ribadito che l'assunzione di droga è ben diversa dall'uso di farmaci, anche cannabinoidi, con l'obiettivo di non penalizzare chi è sottoposto a cure mediche.