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Nera la prima fumata del Conclave con un’ora di ritardo

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Ore 21.01, il verdetto della votazione arriva 60 minuti dopo rispetto a 12 anni fa. Candidati ancora lontani dal quorum, trattative nella notte a Santa Marta
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La tensione in piazza San Pietro si è sciolta alle 21.01, quando la folla ha salutato con un mormorio, e poi un boato, la prima fumata nera del Conclave. La Cappella Sistina si era chiusa con l’extra omnes annunciato alle 17.45: più di tre ore di attesa, un tempo insolitamente lungo. In piazza era serpeggiato il dubbio: non sarà che hanno già eletto il Papa e la fumata sarà bianca? O invece — è una possibilità — i cardinali la prima sera hanno deciso di non votare? Nel 2013, per dire, la prima fumata nera si era levata prima delle 20, ma i cardinali erano 18 di meno.

Nessuna sorpresa

Alla fine, ad ogni modo, la fumata è arrivata ed era nera. Nessuna sorpresa: è praticamente impossibile che un Conclave elegga il Papa al primo colpo, lo scrutinio di ieri sera è servito a contare al pallottoliere i pesi reali dei vari candidati, da lì in poi i cardinali definiscono, lontano dal resto del mondo, strategie e alleanze per convergere sul prossimo Papa. Il Conclave, ad ogni modo, non può…

La tensione in piazza San Pietro si è sciolta alle 21.01, quando la folla ha salutato con un mormorio, e poi un boato, la prima fumata nera del Conclave. La Cappella Sistina si era chiusa con l’extra omnes annunciato alle 17.45: più di tre ore di attesa, un tempo insolitamente lungo. In piazza era serpeggiato il dubbio: non sarà che hanno già eletto il Papa e la fumata sarà bianca? O invece — è una possibilità — i cardinali la prima sera hanno deciso di non votare? Nel 2013, per dire, la prima fumata nera si era levata prima delle 20, ma i cardinali erano 18 di meno.

Nessuna sorpresa

Alla fine, ad ogni modo, la fumata è arrivata ed era nera. Nessuna sorpresa: è praticamente impossibile che un Conclave elegga il Papa al primo colpo, lo scrutinio di ieri sera è servito a contare al pallottoliere i pesi reali dei vari candidati, da lì in poi i cardinali definiscono, lontano dal resto del mondo, strategie e alleanze per convergere sul prossimo Papa. Il Conclave, ad ogni modo, non può comunicare con l’esterno, e dunque sul motivo del ritardo si possono fare solo illazioni. È probabile che il cardinale Raniero Cantalamessa che ha pronunciato la meditazione che ha preceduto il voto, subito dopo l’extra omnes, si sia dilungato. È possibile che ci sia stato qualche rallentamento, in un collegio formato all’80 per cento da porporati inesperti al loro primo Conclave. Non si può escludere qualche incidente procedurale, ad esempio — successe una volta nel 2013 — una scheda di troppo che si infila nell’urna e il voto che va ripetuto. Lo si saprà con certezza a fine Conclave.

Pro eligendo

La giornata ieri era iniziata con la messa pro eligendo romano pontifice celebrata a San Pietro con i cardinali elettori e con gli ultraottantenni rimasti poi fuori dalla Sistina. «Siamo qui per invocare l’aiuto dello Spirito Santo, per implorare la sua luce e la sua forza perché sia eletto il Papa di cui la Chiesa e l’umanità hanno bisogno in questo tornante della storia tanto difficile, complesso e tormentato», ha detto il cardinale Giovanni Battista Re, 91 anni. I cardinali elettori «si preparano ad un atto di massima responsabilità umana ed ecclesiale e ad una scelta di eccezionale importanza, un atto umano per il quale si deve lasciar cadere ogni considerazione personale». Il cardinale non ha citato Francesco nell’omelia, ha detto — concetto caro a Francesco — che l’unità della Chiesa «non significa uniformità». Ha pregato che «Dio conceda alla Chiesa il Papa che meglio sappia risvegliare le coscienze di tutti e le energie morali e spirituali nella società odierna, caratterizzata da grande progresso tecnologico, ma che tende a dimenticare Dio. Il mondo di oggi attende molto dalla Chiesa per la salvaguardia di quei valori fondamentali, umani e spirituali, senza i quali», ha detto Re, «la convivenza umana non sarà migliore».

Auguri a Parolin

A fine messa, Re ha abbracciato il cardinale Pietro Parolin — il favorito al Conclave che si è aperto ieri — augurandogli auguri, «doppi»: per l’ingresso in Conclave e perché è Parolin, il più anziano dei cardinali dell’ordine dei vescovi, che subentra a Re, ultraottantenne, nella gestione del Conclave dentro la Cappella Sistina. L’omelia di Re ha rispecchiato sia la sua personale sensibilità, sia le suggestioni emerse durante le congregazioni generali svolte a porte chiuse per due settimane per mettere a fuoco le priorità della Chiesa del prossimo futuro e vagliare i possibili candidati. C’è chi vi ha intravisto l’identikit di un Papa pastore, chi di un diplomatico, chi di un teologo, ora i cardinali elettori sono chiamati a decidere liberamente, di fronte alla propria coscienza e sotto lo sguardo del Dio michelangiolesco.

Guardando all’insù

In Sistina Matteo Zuppi e Robert McElroy guardano all’insù e contemplano il ciclo di affreschi, Giorgio Marengo, vescovo missionario in Mongolia, aggiusta la cordicella del cardinale in fila davanti a lui, il francese Philippe Barbarin attende con la mano sotto il mento, c’è chi pronuncia il giuramento visibilmente emozionato come Fridolin Ambongo da Kinshasa, chi si inceppa e riparte come Jean-Paul Vesco, chi parla veloce e serio come Pierbattista Pizzaballa, chi sembra un po’ sorpreso di essere lì e chi ha un tono solenne, quasi papale.

Rosso, nero e bianco

Entrati in processione sulle note delle litanie dei santi e del Veni, creator spiritus, i 133 cardinali elettori hanno giurato uno a uno in latino, la mano sul Vangelo, «spondeo, voveo ac iuro…», «prometto mi obbligo e giuro, così Dio mi aiuti e questi Santi Evangeli che tocco con la mia mano». Sono entrati tutti uguali — una schiera di veste rosse con un puntino bianco, Timothy Radcliffe, che mantiene l’abito dei domenicani, e tre puntini neri, i due cardinali indiani di rito siro-malabarese e siro-malankarese e il patriarca di Baghdad — nei prossimi giorni, se non già oggi, si affaccerà vestito di bianco dal loggione di San Pietro.

Meno sexy che al cinema

«Conosco cosa succede in un Conclave dai film», scherzava lunedì il cardinale Jean-Paul Vesco, «ma credo che la realtà sia meno sexy di come si immagina da fuori». Cinema o no, dopo la prima fumata nera, il processo di scelta del nuovo Papa è entrato nella fase decisiva. I cardinali sono tornati a Casa Santa Marta, il residence off limits dove da ieri i porporati pernottano fino a fine Conclave. Annali di cronaca alla mano, non è difficile immaginare cosa sia accaduto questa notte. Accertato finalmente come si sono distribuiti i voti con il primo scrutinio, quali pronostici si sono rivelati fondati e quali fantasiosi, quali sono i pesi in campo, iniziano le discussioni. La cena e una parte della notte diventano il momento in cui trarne le conseguenze con trattative più o meno esplicite, colloqui con i possibili papabili, incontri incrociati tra porporati di diversi gruppi linguistici. È il momento dei pontieri, dei mediatori, dei king maker che cercano di convogliare grappoli di voti sui più forti. Se la fumata bianca arrivasse già nella prima metà della giornata di oggi, vorrebbe dire che con ogni probabilità è stato eletto il favorito Pietro Parolin. Il voto può prolungarsi a domani, o ancora un altro giorno, ma la Chiesa darebbe il segnale di avere divisioni e lacerazioni interne. Nessuno prevede un Conclave lungo.

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