In servizio sempre più a lungo, tra telefonate, visite e prescrizioni. I medici di famiglia potranno restare in carica fino a ben 73 anni. Si tratta di un record anche per i professionisti della sanità (gli ospedalieri possono arrivare a 70 ani). La novità è stata introdotta con un emendamento nel Dl Pubblica amministrazione, approvato in Senato e diventato legge. La misura sarà in vigore fino alla fine dell’anno prossimo.
Il tema degli organici
Sarà il medico a decidere se rimanere al lavoro fino a 73 anni, cioè un anno di più di quanto previsto nel 2022, quando l’età pensionabile era ancora di 70 anni. I dottori devono accordarsi con la Asl con la quale sono convenzionati, anche in base alle esigenze del territorio dove esercitano, per poter res…
In servizio sempre più a lungo, tra telefonate, visite e prescrizioni. I medici di famiglia potranno restare in carica fino a ben 73 anni. Si tratta di un record anche per i professionisti della sanità (gli ospedalieri possono arrivare a 70 ani). La novità è stata introdotta con un emendamento nel Dl Pubblica amministrazione, approvato in Senato e diventato legge. La misura sarà in vigore fino alla fine dell’anno prossimo.
Il tema degli organici
Sarà il medico a decidere se rimanere al lavoro fino a 73 anni, cioè un anno di più di quanto previsto nel 2022, quando l’età pensionabile era ancora di 70 anni. I dottori devono accordarsi con la Asl con la quale sono convenzionati, anche in base alle esigenze del territorio dove esercitano, per poter restare in carica. La misura è legata alle difficoltà di organico della categoria, che ha un’età media molto alta. Si stima che tra quest’anno e il 2027 fossero destinati alla pensione circa 7.300 medici (su circa 35 mila). Il problema è che gli ingressi dai tirocini triennali sono inferiori. E infatti aumenta il numero dei medici cosiddetti “massimalisti”, cioè che hanno almeno 1.500 assistiti (e che in casi particolari possono arrivare a 1.800). Per tutto questo si è deciso di dare la possibilità di restare un anno in più.
“Solo una soluzione emergenziale”
Secondo Pierluigi Bartoletti, vicepresidente della Fimmg, il principale sindacato dei medici di famiglia, la misura “serve solo per affrontare le carenze, un po’ come quelle che vengono prese per i pronto soccorso. Sarebbe meglio non intervenire sempre in urgenza, ma lavorare seriamente per bandire le cosiddette “zone carenti”, che permettono di convenzionare i giovani colleghi”. Le zone carenti si bandiscono quando appunto manca un medico, a causa di pensionamenti o trasferimenti. Perché non vengono fatte? “Non ne ho idea – risponde sempre Bartoletti – Comunque giovani colleghi iscritti ai tirocini, almeno le Lazio dove lavoro, ci sono”. Ma in certe zone del Paese il numero dei partecipanti ai bandi per medico di famiglia è ridotto. C’è poi un altro aspetto, introdotto da Domenico Crisarà, anche lui vicepresidente di Fimmg, con ambulatorio in Veneto. “Il nostro è un impiego impegnativo ed è faticoso farlo dopo i 70 anni. Io faccio 40 visite al giorno, è chiaro che quando inizi ad avere un’età e magari qualche problema di salute, diventa pesante reggere questo ritmo. Poi c’è il cambiamento dell’utenza. Oggi il 40% dei nostri pazienti sono cronici, quindi hanno bisogno di essere seguiti in modo continuativo”.