Il Papa del quale “la Chiesa e l’umanità hanno bisogno in questo tornante della storia tanto difficile, complesso e tormentato” che “sappia risvegliare le coscienze di tutti e le energie morali e spirituali nella società odierna, caratterizzata da grande progresso tecnologico, ma che tende a dimenticare Dio”. E’ questo il profilo del prossimo vescovo di Roma nell’omelia che il decano del collegio cardinalizio, Giovanni Battista Re, ha tracciato nell’omelia "pro eligendo Romano Pontifice" che ha presieduto questa mattina a San Pietro, alla vigilia del Conclave che si apre questo pomeriggio.
Da Re a Parolin
Il cardinale Re, 91 anni, ha guidato le dodici congregazioni generali che si sono svolte in Vaticano dopo la morte di papa Francesco, avvenuta lo scorso 21 aprile, e non entrerà in Conclave come tutti i porporati ultraottantenni. Alla messa nella basilica vaticana partecipano sia i 133 cardinali elettori che i non elettori. A guidare l’elezione del nuovo Papa in Cappella Sistina sarà…
Il Papa del quale “la Chiesa e l’umanità hanno bisogno in questo tornante della storia tanto difficile, complesso e tormentato” che “sappia risvegliare le coscienze di tutti e le energie morali e spirituali nella società odierna, caratterizzata da grande progresso tecnologico, ma che tende a dimenticare Dio”. E’ questo il profilo del prossimo vescovo di Roma nell’omelia che il decano del collegio cardinalizio, Giovanni Battista Re, ha tracciato nell’omelia "pro eligendo Romano Pontifice" che ha presieduto questa mattina a San Pietro, alla vigilia del Conclave che si apre questo pomeriggio.
Da Re a Parolin
Il cardinale Re, 91 anni, ha guidato le dodici congregazioni generali che si sono svolte in Vaticano dopo la morte di papa Francesco, avvenuta lo scorso 21 aprile, e non entrerà in Conclave come tutti i porporati ultraottantenni. Alla messa nella basilica vaticana partecipano sia i 133 cardinali elettori che i non elettori. A guidare l’elezione del nuovo Papa in Cappella Sistina sarà il cardinale Pietro Parolin, ossia il più anziano dei cardinali dell’ordine dei vescovi. Per questo in una sorta di passaggio di consegne, il cardinale Re, al momento dello scambio della pace, ha detto al cardinale Parolin: "Auguri... e doppi".
“Atto di massima responsabilità”
“Percepiamo unito a noi l’intero popolo di Dio col suo senso di fede, di amore al Papa e di fiduciosa attesa”, ha detto il cardinale decano. “Siamo qui per invocare l’aiuto dello Spirito Santo, per implorare la sua luce e la sua forza perché sia eletto il Papa di cui la Chiesa e l’umanità hanno bisogno in questo tornante della storia tanto difficile, complesso e tormentato. Pregare, invocando lo Spirito Santo, è l’unico atteggiamento giusto e doveroso, mentre i cardinali elettori si preparano ad un atto di massima responsabilità umana ed ecclesiale e ad una scelta di eccezionale importanza. Un atto umano per il quale si deve lasciar cadere ogni considerazione personale, e avere nella mente e nel cuore solo il Dio di Gesù Cristo e il bene della Chiesa e dell’umanità”.
“Unità, non uniformità”
“Fra i compiti di ogni successore di Pietro”, ha sottolineando il cardinale Re, riecheggiando un tema più volte tornato all’interno delle congregazioni generali, “vi è quello di far crescere la comunione: comunione di tutti i cristiani con Cristo; comunione dei Vescovi col Papa, comunione dei Vescovi fra di loro. Non una comunione autoreferenziale, ma tutta tesa alla comunione fra le persone, fra i popoli, fra le culture, avendo a cuore che la Chiesa sia sempre casa e scuola di comunione. È inoltre forte il richiamo a mantenere l’unità della Chiesa nel solco tracciato da Cristo agli Apostoli. L’unità della Chiesa è voluta da Cristo, una unità che non significa uniformità, ma salda e profonda comunione nelle diversità, purché si rimanga nella piena fedeltà al Vangelo”. Il porporato bresciano ha ricordato quanto affermato dal Papa suo conterraneo, Paolo VI, che, cioè, i discepoli di Gesù devono impegnarsi una “civiltà dell’amore”.
“Un mondo che tende a dimenticare Dio”
"L’elezione del nuovo Papa non è un semplice avvicendarsi di persone, ma è sempre l’Apostolo Pietro che ritorna”, ha sottolineato il cardinale Re. “Preghiamo”, ha detto concludendo l’omelia, “quindi perché lo Spirito Santo, che negli ultimi cento anni ci ha donato una serie di Pontefici veramente santi e veramente grandi, ci regali un nuovo Papa secondo il cuore di Dio per il bene della Chiesa e dell’umanità. Preghiamo perché Dio conceda alla Chiesa il Papa che meglio sappia risvegliare le coscienze di tutti e risvegliare le energie morali e spirituali nella società odierna, caratterizzata sì da grande progresso tecnologico, ma che tende a dimenticare Dio. Il mondo di oggi attende molto dalla Chiesa per la salvaguardia di quei valori fondamentali, umani e spirituali, senza i quali la convivenza umana non sarà migliore né portatrice di bene per le generazioni future”. Alle 16.30 i cardinali entreranno in processione dalla Cappella Paolina alla Cappella Sistina e inizierà il Conclave.