Il ritratto. Il missionario che ha unito le Americhe contro gli estremismi
di Iacopo ScaramuzziSe la scelta del nome è già un programma, Francis Robert Prevost ha preannunciato che sarà un Papa attento alle questioni sociali, ai drammi del suo tempo, ai temi del lavoro e della povertà. Perché Leone XIV non è solo il 267esimo successore di Pietro, ma anche il successore di Francesco, che lo ha chiamato a Roma e creato cardinale, e di Leone XIII, il Papa vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento noto soprattutto per l’enciclica Rerum Novarum (1891): era il frangente dell’industrializzazione, la questione operaia stava esplodendo, e papa Vincenzo Gioacchino dei conti Pecci scrisse una lettera nella quale condannava le dottrine socialiste, concorrenti della Chiesa, ma denunciava le ripercussioni sociali delle trasformazioni economiche provocate dall'espansione del capitalismo industriale, sollecitava la formazione di associazioni sindacali operaie e rilanciava i principi della solidarietà cristiana nei rapporti tra operai e datori di lavoro. Più di un secolo dopo, papa Leone ha s…
Se la scelta del nome è già un programma, Francis Robert Prevost ha preannunciato che sarà un Papa attento alle questioni sociali, ai drammi del suo tempo, ai temi del lavoro e della povertà. Perché Leone XIV non è solo il 267esimo successore di Pietro, ma anche il successore di Francesco, che lo ha chiamato a Roma e creato cardinale, e di Leone XIII, il Papa vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento noto soprattutto per l’enciclica Rerum Novarum (1891): era il frangente dell’industrializzazione, la questione operaia stava esplodendo, e papa Vincenzo Gioacchino dei conti Pecci scrisse una lettera nella quale condannava le dottrine socialiste, concorrenti della Chiesa, ma denunciava le ripercussioni sociali delle trasformazioni economiche provocate dall'espansione del capitalismo industriale, sollecitava la formazione di associazioni sindacali operaie e rilanciava i principi della solidarietà cristiana nei rapporti tra operai e datori di lavoro. Più di un secolo dopo, papa Leone ha sottolineato, nella prima benedizione dal loggione di San Pietro, ha chiesto ai fedeli raccolti in piazza San Pietro e lungo tutta via della Conciliazione “a costruire ponti, con il dialogo, con l’incontro, unendoci tutti per essere un solo popolo sempre in pace”.Nato a Chicago 69 anni fa, il cardinale Prevost era il meno americano degli americani nel Conclave che lo ha eletto. “Io sono nato negli Stati Uniti, i miei genitori tutti e due anche sono nati a Chicago, però i nonni erano tutti immigrati, francesi, spagnoli”, ha detto in una intervista di un po’ di tempo fa al Tg1. Prevost si è laureato in matematica e filosofia all’università Villanova di Philadelphia, è stato ordinato sacerdote nel 1982 e si è addottorato in diritto canonico all’Angelicum, l’università romana dei domenicani, nel 1987. Il nuovo Papa ha vissuto venti anni in America latina, e più precisamente in Perù. La sua prima esperienza nel paese è del 1985-1986, nella missione di Chulucanas, ci è tornato nel 1988, questa volta nella missione di Trujillo con i compiti più svariati, formatore dei novizi, vicario giudiziario, professore. E’ tornato negli Stati Uniti nel 1999 e due anni dopo, nel 2011, è stato eletto priore generale dell’ordine degli agostiniani, un compito che lo ha portato a viaggiare in tutto il mondo e che – segno di una riconosciuta capacità di governo – gli è stato confermato per un secondo mandato fino al 2013. Nel 2014 è stato papa Francesco a rimandarlo di nuovo in Perù come vescovo. E’ stato secondo vicepresidente del Conferenza episcopale peruviana, ha svolto un ruolo politico quando i vescovi tentarono una mediazione pacifica e democratica nel frangente in cui traballava il potere dell’allora presidente Pedro Castillo.
Discreto, figura minuta, durante le congregazioni generali è riuscito a sparire dai monitor di operatori e fotografi, schivando il crocchio di giornalisti che attendono al varco i cardinali che entravano in Vaticano dall’ingresso del Petriano. Ha usato spesso la macchina, una utilitaria anonima, a partire dalla sua abitazione nella curia generalizia dell'Ordine di Sant'Agostino, sulla sinistra del colonnato berniniano, un edificio che lui stesso fece costruire quando era superiore del suo ordine. Da giovane Prevost ha giocato a tennis, sport del quale sarebbe ancora appassionato, ma da spettatore.Dal 2023 Prevost è stato un cardinale “romano”, nel senso che fa parte della Curia romana da quando, nella sorpresa generale, papa Francesco a gennaio del 2023 lo ha nominato a capo del potente dicastero dei vescovi che da allora ha selezionato i nuovi vescovi di tutto il mondo. In quel ruolo Prevost è anche presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina. Bergoglio lo aveva incontrato durante il viaggio in Perù del 2018, negli anni successivi lo ha nominato membro di alcune congregazioni vaticane. Praticamente nessuno lo conosceva, e nessuno si attendeva questa nomina. Lontano dai salotti, grande capacità di lavoro e grande propensione all’ascolto, non è molto conosciuto all’infuori del mondo ecclesiale. E, pure qui, è praticamente impossibile trovare un suo scritto, una sua presa di posizione. Robert Francis Prevost è un religioso agostiniano, un ordine noto per non essere una fucina di ultraprogressisti. La sua cultura teologica precisa e approfondita è emersa fin dal primo discorso che ha pronunciato in occasione della benedizione di ieri sera. Qualcosa di lui, però, dicono i suoi legami. Fu ordinato sacerdote da monsignor Jean Jadot, belga, esponente progressista della Curia romana dell’epoca. A Chicago ha un buon rapporto con il cardinale arcivescovo Blaise Cupich, porporato lontanissimo da Donald Trump. In Perù conobbe e apprezzò padre Gustavo Gutierrez, il fondatore della teologia della liberazione. “Era sempre molto affabile, dotato di un certo senso dell’umorismo, aveva la capacità di essere vicino alle persone”, ha raccontato a Repubblica Prevost al momento della sua morte. “E’ un uomo che sa ascoltare, sa affrontare i problemi in modo pragmatico”, racconta chi ha lavorato con lui. Il suo motto episcopale è “In Illo uno unum”, che richiama un’espressione di Sant’Agostino tratta dall’Esposizione sul Salmo 127: “In Illo uno unum” (Nell’unico Cristo siamo uno). Ha partecipato alle assemblee sinodali fortemente volute da Francesco e nella sua benedizione dal loggione centrale di San Pietro ha citato l’esperienza sinodale: “A tutti voi, fratelli e sorelle di Roma, di Italia, di tutto il mondo vogliamo essere una Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre la pace, che cerca sempre la carità”, ha detto papa Leone XIV, “che cerca sempre di essere vicino specialmente a coloro che soffrono”.