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Naufragio di Cutro, la Regione Calabria parte civile contro Finanza e Guardia Costiera

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E’ stato deciso all’unanimità in Giunta. L’avvocatura si costituirà formalmente il prossimo 12 maggio davanti al gup
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Contro gli ufficiali di Finanza e Guardia costiera che con omissioni, negligenze e rimpalli sono ritenuti responsabili del naufragio di Cutro, costato la vita a almeno 98 persone fra cui 35 bambini, la Regione Calabria si costituirà parte civile. La decisione è stata presa all’unanimità nell’ultima riunione di Giunta su proposta del presidente Roberto Occhiuto. L’obiettivo, fanno sapere, è chiedere il risarcimento dei danni subiti dalla Regione a causa delle condotte ascrivibili agli imputati, ma il messaggio – mormorano fonti vicine alla Giunta – è tutto politico e in netto contrasto con le dichiarazioni indignate del Viminale di Piantedosi e del ministero di Salvini all’epoca del rinvio a giudizio.

La richiesta di costituzione, con l'assistenza dell'Avvocatura regionale, sarà formalizzata il prossimo 12 maggio, in occasione dell'udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Crotone, Elisa Marchetto.Alla sbarra, accusati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo, ci sono …

Contro gli ufficiali di Finanza e Guardia costiera che con omissioni, negligenze e rimpalli sono ritenuti responsabili del naufragio di Cutro, costato la vita a almeno 98 persone fra cui 35 bambini, la Regione Calabria si costituirà parte civile. La decisione è stata presa all’unanimità nell’ultima riunione di Giunta su proposta del presidente Roberto Occhiuto. L’obiettivo, fanno sapere, è chiedere il risarcimento dei danni subiti dalla Regione a causa delle condotte ascrivibili agli imputati, ma il messaggio – mormorano fonti vicine alla Giunta – è tutto politico e in netto contrasto con le dichiarazioni indignate del Viminale di Piantedosi e del ministero di Salvini all’epoca del rinvio a giudizio.

La richiesta di costituzione, con l'assistenza dell'Avvocatura regionale, sarà formalizzata il prossimo 12 maggio, in occasione dell'udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Crotone, Elisa Marchetto.Alla sbarra, accusati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo, ci sono quattro finanzieri e due ufficiali dalla Guardia Costiera. Della Gdf, dovranno presentarsi di fronte al gup Giuseppe Grillo, capo turno della sala operativa di Crotone e del Reparto operativo aeronavale di Vibo Valentia, il suo comandante Alberto Lippolis e il responsabile del controllo tattico del medesimo reparto, Antonino Lopresti, più Nicolino Vardaro, comandante del Gruppo aeronavale di Taranto. Della Guardia costiera sono invece chiamati a presentarsi alla sbarra Nicola Nania, ufficiale di ispezione del Centro nazionale di coordinamento per il soccorso marittimo della Guardia costiera di Roma e Francesca Perfido, ufficiale di ispezione della Capitaneria di porto di Reggio Calabria.

Secondo la procura di Crotone, tutti avevano “il prioritario, fondamentale e ineludibile obbligo di salvaguardare la vita in mare anche rispetto a condotte imprudenti negligenti e imperite degli scafisti” a cui sono venuti meno con uno sconcertante rimpallo di responsabilità durato oltre cinque ore. Tutti sapevano – è emerso dall’inchiesta basata anche sull’analisi di chat e conversazioni private - che quel caicco era vicino, tutti sapevano che presumibilmente aveva a bordo migranti perché "era stata tempestivamente segnalata dall'agenzia europea Frontex in navigazione verso le coste calabresi". Eppure nessuno ha assicurato il doveroso soccorso, nonostante avessero “riscontrato, o comunque ritenuto sussistenti, difficoltà nella navigazione”, tanto che un pattugliatore non aveva neanche mollato gli ormeggi e una motovedetta era stata costretta a rientrare, così come sapevano che il radar era cieco oltre le 12 miglia “non essendoci personale in grado di ampliare la zona di massima copertura”. E tutto questo in un contesto in cui la Guardia costiera – ricostruiscono i magistrati – si era detta disponibile a dare supporto, ma non ha mai effettivamente verificato che la Gdf fosse in grado di operare.

Se tutti avessero agito come di dovere – i magistrati ne sono convinti – il caicco Summer Love sarebbe stato intercettato in tempi rapidi e le oltre 180 persone a bordo, incluso minori e neonati, probabilmente messe in salvo, “impedendo in tal modo che il caicco fosse incautamente diretto dagli scafisti verso la spiaggia di Steccato di Cutro e in prossimità dell’approdo si sgretolasse urtando contro una secca”. Ma nulla di tutto questo è successo. Per questo degli almeno 98 morti – tanti sono i corpi che il mare ha restituito – e del mai chiarito numero dei dispersi anche ufficiali e sottoufficiali devono rendere conto.

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