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L’allarme degli internisti: “Reparti troppo pieni, il 58% in overbooking”

(ansa)

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L’allarme della federazione Fadoi: “Costretti alle brandine. E ci sono ancora troppi ricoveri evitabili”
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I reparti di medicina interna italiani sono troppo pieni. Da Fadoi, la federazione dei medici internisti ospedalieri, parlano di “overbooking”. Il 58% delle unità operative, infatti, ha un tasso di occupazione dei posti letto superiore al 100%. In aggiunta, nel settore ci sono carenze croniche di personale, che rendono ancora più difficile dare una risposta adeguata ai pazienti. E vista la situazione ci sono grossi problemi a portare avanti attività di ricerca.

Lettighe nei corridoi

Fadoi ha fatto un sondaggio in 216 reparti in tutte le Regioni italiane. “Nelle medicine interne si può dire che la sottoutilizzazione dei posti letto sia un fenomeno inesistente”, spiegano dalla federazione. “Solo lo 0,46% delle unità operative ha un tasso di utilizzo inferiore al 50% e lo 0,93% tra il 51 e il 71%. Ma mentre il 40,28% dei reparti occupa tra il 70 e il 100% dei letti a disposizione, il 58,33% va appunto in “overbooking”, con oltre il 100% dei letti occupati”. Il risultato è che ci vogliono…

I reparti di medicina interna italiani sono troppo pieni. Da Fadoi, la federazione dei medici internisti ospedalieri, parlano di “overbooking”. Il 58% delle unità operative, infatti, ha un tasso di occupazione dei posti letto superiore al 100%. In aggiunta, nel settore ci sono carenze croniche di personale, che rendono ancora più difficile dare una risposta adeguata ai pazienti. E vista la situazione ci sono grossi problemi a portare avanti attività di ricerca.

Lettighe nei corridoi

Fadoi ha fatto un sondaggio in 216 reparti in tutte le Regioni italiane. “Nelle medicine interne si può dire che la sottoutilizzazione dei posti letto sia un fenomeno inesistente”, spiegano dalla federazione. “Solo lo 0,46% delle unità operative ha un tasso di utilizzo inferiore al 50% e lo 0,93% tra il 51 e il 71%. Ma mentre il 40,28% dei reparti occupa tra il 70 e il 100% dei letti a disposizione, il 58,33% va appunto in “overbooking”, con oltre il 100% dei letti occupati”. Il risultato è che ci vogliono lettighe nei corridoi o comunque bisogna organizzarsi per trovare posti extra. E nell’85% dei casi ci sono carenze di personale.

Come trovare una soluzione

La situazione potrebbe essere un po’ più gestibile, dicono da Fadoi, se si potessero evitare i ricoveri impropri, “quelli frutto di una difficoltà di presa in carico dei servizi territoriali, basati su servizi di assistenza domiciliare, reparti di post acuzie e lungo degenza, ma in larga parte sulla rete dei medici di famiglia, anche loro sempre meno numerosi, con un numero elevato di pazienti da dover seguire e gravati sempre più da un enorme e spesso inutile carico burocratico”. Se ci fosse una rete territoriale più adeguata si potrebbe evitare un ricovero su quattro.

Il ruolo della prevenzione

Ma vale anche per la medicina interna anche il principio che con una migliore prevenzione si eviterebbero tanti ricoveri. “Stili di vita scorretti, bassa aderenza agli screening, scarse coperture vaccinali, unite al più basso finanziamento pubblico d’Europa per la prevenzione: a causa di tutto ciò almeno un quarto degli assistiti finisce in ospedale, quando avrebbe potuto evitarlo”.

"Va cambiata la classificazione dei nostri reparti”

“La situazione sempre più critica dei reparti di medicina interna dipende anche dalla errata classificazione dei nostri reparti come a bassa, anziché medio-alta intensità di cura”, spiega il Presidente di Fadoi, Francesco Dentali: “Questo si traduce in una minore dotazione di personale e strumentazioni diagnostiche che mandano sempre più in affanno le medicine interne dove pure vengono ricoverati pazienti anziani e sempre più complessi”, Per il presidente della Fondazione Fadoi, Dario Manfellotto, “Purtroppo sembra mancare del tutto una regia che garantisca il collegamento tra le nuove strutture territoriali, che potrebbero aiutare a ridurre la pressione sui reparti, e l’ospedale. A poco servono fantomatiche strutture o “centrali” territoriali che alcune Regioni stanno attivando, ma che rischiano di creare ulteriore burocrazia”. Il presidente eletto di Fadoi, Andrea Montagnani, riflette sul tema della ricerca che non si riesce a fare. “Significa penalizzare la crescita professionale dei nostri medici ma anche e soprattutto l’attività di ricerca, che proprio per la varietà e complessità dei pazienti trattati ha sempre trovato terreno fertile di sviluppo nei reparti di Medicina interna. E fare ricerca, è bene ricordarlo, giova in primo luogo ai pazienti”

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