Dai vescovi all’Economia: ecco le caselle chiave del pontificato di papa Leone XIV
di Iacopo ScaramuzziNessuno si nasconde che i problemi che dovrà affrontare sono tanti e difficili, neppure lui, che ai cardinali ieri ha confidato di aver accettato «un giogo», ha detto, «chiaramente di gran lunga superiore alle mie forze, come a quelle di chiunque». Ma tutti confidano che sia la persona giusta per risolverli, grazie allo stile calmo e pragmatico. Papa Leone XIV non sarà l’uomo solo al comando, piuttosto l’uomo squadra, chiamato ad armonizzare le diversità presenti nella Chiesa cattolica mondiale e oliare i meccanismi inceppati di una Curia romana terremotata dal ciclone Francesco.
Il repulisti di Bergoglio
Il primo problema sul tavolo del nuovo Papa è lo stato delle finanze vaticane. In dodici anni Bergoglio ha fatto pulizia, a dicembre ha bocciato il bilancio preventivo per il 2025 perché per l’ennesima volta i diversi enti della Santa Sede avrebbero sforato aumentando ulteriormente un deficit già montato da 78 milioni nel 2022 a 83,5 milioni nel 2023 a 87 milioni stimati per il 2024. Il nuovo Papa eredita da Francesco collaboratori competenti — il laico spagnolo Maximino Caballero Segretario per l’Economia, don Giordano Piccinotti all’Apsa, Gian Franco Mammì direttore generale dello Ior — e dovrà decidere che strategia adottare per imporre una cura dimagrante che può creare malumore tra i dipendenti vaticani.
I dossier sinodali
Il secondo dossier già pendente per Leone XIV sono le conclusioni che dodici gruppi di studio creati da Francesco durante l’ultimo Sinodo gli consegneranno tra giugno e dicembre su un ventaglio di temi caldi della Chiesa, dalle donne diacono alla morale sessuale, dal futuro dei seminari al ruolo delle conferenze episcopali alla poligamia in Africa. Bergoglio li aveva sottratti all’assemblea perché troppo divisivi, ora teologi e canonisti proporranno al nuovo Pontefice possibili, ma non scontate, vie d’uscita.
Il nodo ecumenico
Papa Prevost dovrebbe poi compiere un primo viaggio a Nicea, in Turchia, per celebrare l’anniversario del Concilio che si svolse 1700 anni fa sotto l’imperatore Costantino. Esclusa la data inizialmente ipotizzata del 24 maggio, la trasferta potrebbe svolgersi a luglio o in autunno. È un appuntamento ecumenico accarezzato a lungo da Francesco, con le sue opportunità e le sue spine: perché da tempo tra il patriarca ecumenico Bartolomeo, che sarà a Nicea, e il patriarca Kirill di Mosca è grande freddo, e l’invasione russa dell’Ucraina non ha fatto che peggiorare l’inverno ecumenico.
Cina e Ostpolitik
Leone XIV dovrà infine gestire già nelle sue prime settimane il delicato dossier cinese: Francesco ha siglato con Pechino uno storico accordo sulle nomine episcopali molto contestato sia dall’amministrazione Trump, sia dalla destra cattolica, sia dai settori più conservatori dello stesso apparato cinese. Vorrà implementarlo? Tenterà di modificarlo? Ad affiancarlo avrà il sostegno sicuro di Pietro Parolin. Il Segretario di Stato, che di quell’accordo sotto Francesco è stato l’architetto, è stato per ora confermato dal nuovo Papa come tutto il resto della Curia romana. Nel corso dei prossimi mesi Robert Francis Prevost interverrà senz’altro sulla squadra dei collaboratori ma è difficile che si privi dell’esperienza del porporato veneto, tanto più che una legge non scritta vuole che un Papa non italiano non possa che avere un Segretario di Stato italiano. Per convinzione o per opportunità politica, poi, è difficile che il Pontefice statunitense voglia sconfessare la traiettoria di apertura a Oriente promossa dal suo predecessore argentino in linea con la tradizionale Ostpolitik vaticana.
Ruoli da rinnovare
Prevedibile, invece, che papa Leone metta mano ad altre caselle dell’organigramma vaticano. Una è vacante, il dicastero dei Vescovi che Prevost stesso ha guidato e dove metterà senz’altro un fedelissimo. Altre potrebbero liberarsi se andranno via i cardinali che hanno raggiunto l’età della pensione: Roche e Koch, 75 anni esatti, a capo rispettivamente del dicastero per la Liturgia e di quello per l’Ecumenismo, il gesuita Czerny, 78 anni, prefetto dello Sviluppo umano integrale, e Farrell, 77 anni, statunitense come il Papa, che guida il dicastero per Vita, Laici e Famiglia nonché due commissioni economiche.
Senza strappi
Ogni Papa plasma la Curia a sua immagine, ma Leone, prevedibilmente, si muoverà senza strappi. Potrebbe confermare molti capi dicastero e mantenere al loro posto anche il prefetto dell’ex Santo Uffizio, il cardinale Fernandez, bergogliano di ferro, e all’Elemosineria il polacco Krajewski, il più wojtyliano dei cardinali. Dopo il salutare scossone di Francesco, che aveva ereditato da Benedetto XVI una Curia segnata dagli scandali e ripiegata su se stessa, e per 12 anni ha governato con piglio deciso bypassando regolarmente la macchina vaticana, Oltretevere molti confidano che Prevost governerà in modo consensuale. È noto per essere sempre presente alle riunioni, preparatissimo sui dossier. Potrebbe guidare la Curia come un primo ministro che consulta regolarmente i suoi ministri, promuovendone il gioco di squadra. E senza portare da solo quel «giogo» insopportabile per chiunque.