È rimasta immobile, accovacciata sul fondo del gommone, la pelle ustionata dalla miscela di acqua e carburante, a proteggere il corpicino del suo piccolo che ormai da ore aveva smesso di piangere. «Il suo cuore non batteva più, ho continuato a stringerlo tra le braccia, a cullarlo, avevo paura che me lo facessero buttare in mare». Esther ( il nome è di fantasia) non è riuscita a dire altro ai so…