✕

La sociologa delle religioni: “Una vita consacrata è un grande sacrificio. I laici contino di più”

Ascolta l'audio

Stefania Palmisano: “L’esiguo spazio che la Chiesa continua poi a concedere alle donne è diventato inaccettabile per un mondo femminile sempre più protagonista”
1 minuti di lettura

In un mondo dove è sempre più difficile fare scelte che siano “per sempre”, entrare in una vita consacrata può apparire un sacrificio troppo duro. E per quanto riguarda le donne, ossia le suore, la consapevolezza di contare ancora così poco nella Chiesa, scoraggia sicuramente le vocazioni». Stefania Palmisano, sociologa delle religioni all’università di Torino, autrice con Alberta Giorgi del saggio Donne e religioni in Italia (Il Mulino) analizza le parole di papa Leone XIV sulla crisi di vocazioni.

Una crisi irreversibile?

«Direi di sì. Almeno questo ci dicono da 20 anni i dati. C’è un crollo sia nelle ordinazioni maschili che in quelle femminili. che va di pari passo al distacco dei laici dalla Chiesa».

Si svuotano i conventi così come le messe della…

In un mondo dove è sempre più difficile fare scelte che siano “per sempre”, entrare in una vita consacrata può apparire un sacrificio troppo duro. E per quanto riguarda le donne, ossia le suore, la consapevolezza di contare ancora così poco nella Chiesa, scoraggia sicuramente le vocazioni». Stefania Palmisano, sociologa delle religioni all’università di Torino, autrice con Alberta Giorgi del saggio Donne e religioni in Italia (Il Mulino) analizza le parole di papa Leone XIV sulla crisi di vocazioni.

Una crisi irreversibile?

«Direi di sì. Almeno questo ci dicono da 20 anni i dati. C’è un crollo sia nelle ordinazioni maschili che in quelle femminili. che va di pari passo al distacco dei laici dalla Chiesa».

Si svuotano i conventi così come le messe della domenica. Perché?

«La vita consacrata sembra oggi sposarsi a fatica con la società in cui viviamo. L’obbligo della castità conta non poco sia per i preti che per le suore. L’esiguo spazio che la Chiesa continua poi a concedere alle donne è diventato inaccettabile per un mondo femminile sempre più protagonista».

E la secolarizzazione della società laica?

«Un processo storico inevitabile nel quale una Chiesa troppo lontana dalla gente ha la sua responsabilità. Anche qui è interessante partire dal dato femminile. Se nel 2009 le donne, da sempre più religiose dei maschi, grazie alle quali le chiese non erano ancora deserte, andavano a messa 31 volte l’anno, nel 2018 la frequenza scende a 24 volte. E se nel 2009 le donne pregavano 209 volte l’anno, nel 2018 il dato scende a 157 volte. Penso che il futuro sia una Chiesa meno clericalizzata, dove i laici svolgeranno funzioni oggi assegnate ai religiosi. Ad esempio, governare una parrocchia».

Leggi i commenti