Cnr, presidente scaduta. Il governo rinvia nomine: “Problemi di bilancio”. L’ente: “Conti a posto”
di Corrado ZuninoROMA – Il 12 aprile è scaduto il mandato della presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, affidato per quattro anni a Maria Chiara Carrozza, già ministra dell’Istruzione e della Ricerca e rettrice della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa.
Ci sono 45 giorni di proroga, da quel 12 aprile. C’è tempo fino a fine maggio, quindi, per una nuova guida dell’ente di ricerca più importante del Paese, ma il problema è che il Cnr è sostanzialmente bloccato in ogni decisione: non può fare variazioni di bilancio, “e questo interrompe gran parte della progettualità”, spiega Vito Mocella, membro del Consiglio scientifico dell’ente, già presente in un Consiglio di amministrazione precedente. “Tutte le attività che richiedono un intervento della governance, in pratica tutti i progetti arrivati nel corso di quest’anno, richiedono passaggi in un Cda che oggi non può essere convocato".
Sono diversi gli esempi di programmi fermi o addirittura a rischio. Progetti europei con “l’interim payment” blocc…
ROMA – Il 12 aprile è scaduto il mandato della presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, affidato per quattro anni a Maria Chiara Carrozza, già ministra dell’Istruzione e della Ricerca e rettrice della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa.
Ci sono 45 giorni di proroga, da quel 12 aprile. C’è tempo fino a fine maggio, quindi, per una nuova guida dell’ente di ricerca più importante del Paese, ma il problema è che il Cnr è sostanzialmente bloccato in ogni decisione: non può fare variazioni di bilancio, “e questo interrompe gran parte della progettualità”, spiega Vito Mocella, membro del Consiglio scientifico dell’ente, già presente in un Consiglio di amministrazione precedente. “Tutte le attività che richiedono un intervento della governance, in pratica tutti i progetti arrivati nel corso di quest’anno, richiedono passaggi in un Cda che oggi non può essere convocato".
Sono diversi gli esempi di programmi fermi o addirittura a rischio. Progetti europei con “l’interim payment” bloccato da novembre scorso e in attesa dell’approvazione del bilancio. Altri con i fondi assegnati, ma non ancora approvati. “Così non possiamo continuare”, sostengono diversi ricercatori del Cnr.
Unico regolare l’eletto dal personale
Ecco, anche il Cda per tre quinti è scaduto, proroga compresa. Il professor Lucio D’Alessandro, che dell’ultimo Consiglio nazionale delle ricerche è vicepresidente ed è stato espressione della Crui, la dottoressa Nicoletta Amodio, indicata dalle Camere di commercio e da Confindustria, e la professoressa Elisabetta Cerbai sono stati tutti e tre nominati a febbraio di quattro anni fa e hanno, quindi, superato anche i limiti del regime di proroga. Per la Cerbai la Conferenza Stato-Regioni, che lei rappresentava, ha chiesto una conferma per il prossimo quadriennio. Resta in carica il dottor Nicola Fantini, eletto dal personale Cnr.
Interpellato, il ministero dell’Università parla di “serie criticità” del Cnr “dal punto di vista economico, finanziario e patrimoniale”. L’indicazione è figlia di un rapporto della Ragioneria dello Stato che mette in fila una serie di inadempienze del Consiglio di amministrazione uscente. Questo, la necessità di una riflessione su un presidente futuro che si faccia carico dei passivi dell’ente, è uno dei motivi del ritardo nelle nomine.
Le contestazioni del Mef
Il Dipartimento della Ragioneria dello Stato, che fa capo al ministero dell’Economia e delle Finanze, lo scorso 14 aprile ha inviato un documento allo stesso Mur guidato da Anna Maria Bernini, alla Corte dei conti e alla presidente del collegio dei revisori dei conti del Mef. La Ragioniera generale Daria Perrotta ha fatto presente come “il budget economico del Cnr non è conforme allo schema richiesto” alle amministrazioni pubbliche: “I documenti contabili di programmazione e di consuntivazione devono essere redatti con chiarezza”. Invece, “non risultano allegati al budget economico né il prospetto delle previsioni di spesa complessiva, articolato per missioni e programmi, né il piano degli indicatori e dei risultati attesi di bilancio”.
Per quanto riguarda le entrate, “esse sono riferite principalmente ai contributi a carico del bilancio dello Stato, quali i trasferimenti dal Fondo ordinario per gli enti e le istituzioni di ricerca”. E a proposito dei costi di produzione, pari a 844 milioni di euro, “si evidenzia che tale previsione è riferita alle sole spese per il personale, di funzionamento e di mantenimento degli edifici”.
Ancora, “non emerge dalla documentazione trasmessa la predisposizione di uno stato patrimoniale iniziale al 1° gennaio 2025”. Ciò posto, “il budget 2025 espone un risultato atteso negativo per 21.089.200 euro” e “non risulta corretto il riferimento all’utilizzo, ai fini del rispetto del principio di pareggio di bilancio, dell’avanzo di amministrazione disponibile”. Quindi, “la relazione illustrativa non fornisce elementi di dettaglio circa l’importo dei costi per acquisto di beni e servizi”. La Ragioneria di Stato chiude così: “In sostanza, si deve dare contezza delle risorse che si intendono utilizzare a copertura del disavanzo economico, dimostrando una programmazione rispettosa degli equilibri di bilancio e rappresentando una situazione complessiva ed analitica del pareggio , che non può essere esclusivamente economico, ma anche finanziario e patrimoniale, per assicurare la continuità amministrativa”.
ll Cda: “Ente risanato a partire dal 2022”
La presidente in carica, Maria Chiara Carrozza, in un primo tempo aveva detto a Repubblica, a proposito delle mancate nomine: “Non conosco i motivi del ritardo, penso e spero che le decisioni arriveranno presto”. Dopo aver letto l’articolo, il Consiglio di amministrazione che lei guida ha scritto a Repubblica: “Alcune affermazioni contenute nel testo risultano non veritiere. L’articolo presenta l’Ente come in condizioni di serie criticità dal punto di vista economico, finanziario e patrimoniale e fa riferimento alla necessità di una riflessione su un presidente futuro che si faccia carico dei passivi dell’ente. Tutto ciò non trova riscontro nella certificata situazione economico-finanziaria e patrimoniale del Cnr, che è solida e in positivo grazie al risanamento effettuato dall’attuale governance già a partire dal 2022”.
Ancora: “In questi anni, l’Ente ha operato in stretta sinergia con il ministero dell’Università e della Ricerca, con il quale ha condiviso le strategie di riorganizzazione gestionale e scientifica del Piano di rilancio (approvato da Mur, Mef e Corte dei Conti), le cui milestone sono state raggiunte nell’arco temporale previsto, con parere positivo del comitato internazionale di esperti Supervisory Board. Imputare il ritardo nelle nomine dei componenti del Consiglio di amministrazione a inesistenti criticità di bilancio corrisponde pertanto ad informazione priva di fondamento. L'ultimo Rendiconto generale, relativo all'esercizio 2024, sul quale il Collegio dei revisori dei conti in data 30 aprile 2025 ha espresso parere favorevole, registra un avanzo di amministrazione libero molto consistente, in forte crescita rispetto ai precedenti. Il Rendiconto generale 2024 potrà essere reso pubblico dopo che il futuro Consiglio di amministrazione, quando sarà costituito, potrà riunirsi, deliberare sul risultato e disporne l’utilizzo per le finalità connesse al perseguimento della missione dell’Ente. L’Ente gode, quindi, di una attestata solidità patrimoniale, frutto di una corretta gestione delle risorse. Il bilancio è positivo”.
Il ministero dell’Università, che ribadisce di aver preso in considerazione la relazione della Ragioneria di Stato, fa notare come il Cnr sia stato “l’istituto di ricerca più finanziato con il Piano nazionale di ripresa e resilienza”.
La paura dei precari
I ricercatori precari temono ripercussioni ulteriori sul loro percorso di stabilizzazione professionale: “In quattro anni la presidente uscente non ha fatto bandi per l’assunzione dei non assunti e questo ulteriore ritardo rallenta la nostra regolarizzazione”.
Il Cnr si compone di 108 istituti allocati in tutta Italia, ha 8.600 dipendenti e un bilancio annuo prossimo al miliardo di euro, ma in questo momento è senza una vera e propria guida. Un’impasse c’era già stata nel febbraio 2021, quando si dovette sostituire alla presidenza il fisico Massimo Inguscio. Per trovare i cinque membri del Cda, e il suo presidente, allora servirono due passaggi. Questo perché la naturale candidata, Maria Cristina Messa, era stata chiamata al vertice del ministero dell’Università e della Ricerca dall’allora presidente del Consiglio Mario Draghi.