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Turchia, Ucraina e Perù i primi viaggi del Pontefice. Ma l’America si allontana

(afp)

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La telefonata di Zelensky che l’ha invitato a Kiev, poi la promessa alla giornalista di Lima. “Non presto” nel suo Paese d’origine
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Tutti lo vogliono, il nuovo Papa, e tutti proiettano su di lui desideri, speranze, progetti. Robert Francis Prevost è vescovo di Roma da appena cinque giorni e già fioccano le ipotesi di viaggi ai cinque angoli del globo. Urbi et orbi, è il destino del ruolo.

Zelensky al telefono

Il primo invito formale è arrivato da Volodymyr Zelensky. Nella prima telefonata con Leone XIV, resa nota ieri dallo stesso presidente ucraino, ha invitato il Papa a fare una «visita apostolica» a Kiev: «Una visita del genere porterebbe speranza vera a tutti i credenti e a tutto il nostro popolo», ha scritto Zelensky su X. La telefonata è stata «molto calorosa e davvero significativa», il presidente ucraino ha ringraziato il Pontefice per «il suo sostegno all’Ucraina e a tutto il nostro popolo» e ha ricordato «le migliaia di bambini deportati dalla Russia» e «l’assistenza del Vaticano per portarli a casa dalle proprie famiglie», in riferimento alla mediazione umanitaria portata avanti nei mesi scorsi dal card…

Tutti lo vogliono, il nuovo Papa, e tutti proiettano su di lui desideri, speranze, progetti. Robert Francis Prevost è vescovo di Roma da appena cinque giorni e già fioccano le ipotesi di viaggi ai cinque angoli del globo. Urbi et orbi, è il destino del ruolo.

Zelensky al telefono

Il primo invito formale è arrivato da Volodymyr Zelensky. Nella prima telefonata con Leone XIV, resa nota ieri dallo stesso presidente ucraino, ha invitato il Papa a fare una «visita apostolica» a Kiev: «Una visita del genere porterebbe speranza vera a tutti i credenti e a tutto il nostro popolo», ha scritto Zelensky su X. La telefonata è stata «molto calorosa e davvero significativa», il presidente ucraino ha ringraziato il Pontefice per «il suo sostegno all’Ucraina e a tutto il nostro popolo» e ha ricordato «le migliaia di bambini deportati dalla Russia» e «l’assistenza del Vaticano per portarli a casa dalle proprie famiglie», in riferimento alla mediazione umanitaria portata avanti nei mesi scorsi dal cardinale Matteo Zuppi. Zelensky, che ha informato papa Leone sugli spiragli del cessate il fuoco, ha riferito che con il Pontefice hanno «concordato di rimanere in contatto e contano di incontrarsi nel prossimo futuro».

Kiev, Mosca

Sarà l’occasione di valutare la realizzabilità di una visita del Pontefice in Ucraina. Papa Francesco voleva andare a Kiev non senza andare anche a Mosca, papa Leone dovrà decidere se accettare, e con quale tempistica, l’invito. Se nelle cancellerie occidentali si spera che il Pontefice nato a Chicago curvi la politica vaticana più nettamente in favore dell’Ucraina, di certo, specie nei suoi primi passi, Prevost si sta affidando molto alla Segreteria di Stato e alla rete dei nunzi apostolici. Una prima cartina di tornasole della sua visione geopolitica sarà, a ogni modo, l’udienza che concederà agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede il prossimo venerdì, mentre già domani riceverà i rappresentanti delle Chiese Orientali.

Prima degli scismi

Se per l’Ucraina si dovrà attendere che i possibili negoziati di pace chiariscano il quadro, il primo viaggio di Leone XIV potrebbe essere intanto a Nicea, in Turchia, per l’anniversario del Concilio del 325. «Sono a conoscenza del progetto, stiamo preparando l’organizzazione», ha detto ieri a margine dell’incontro con i giornalisti. Papa Francesco ha accarezzato a lungo questo viaggio dal forte valore ecumenico, perché accomuna tutti i cristiani prima che intervenissero lo scisma tra Oriente e Occidente (1054) e quello tra Chiesa cattolica e Riforma protestante del millecinquecento.

L’incontro con Bartolomeo

Un appuntamento tanto più significativo perché ricorre nell’anno in cui, per una coincidenza dei calendari giuliano e gregoriano, la Pasqua è caduta lo stesso giorno sia per i cattolici che per gli ortodossi. Le cose si dovrebbero chiarire già nei giorni prossimi, quando arriverà in Vaticano il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo per prendere parte, domenica, alla messa di inizio pontificato. Il primus inter pares dell’Ortodossia potrebbe cogliere l’occasione per invitare formalmente il Papa a Nicea, e la commemorazione, inizialmente prevista per il 24 maggio, potrebbe svolgersi a luglio o, più probabilmente, in autunno.

Nicea e Turchia

Con una delicata questione diplomatica da mettere a punto: se a compiere il viaggio fosse stato Francesco, infatti, che aveva già fatto una visita di Stato in Turchia, si sarebbe probabilmente potuto semplificare, anche in ragione della sua salute malandata, la parte della visita alle autorità statali turche. Trattandosi di un nuovo Papa, sarà da capire se oltre a Nicea non sarà opportuno una tappa anche ad Ankara.

Fatima chissà

Papa Leone, intanto, non si impegna a promettere altri viaggi, almeno con i cronisti che, ieri, gli hanno prospettato varie trasferte. A una giornalista portoghese che gli chiedeva se intendesse recarsi al santuario di Fatima, luogo carico di devozione popolare ma anche di storia politica del Novecento, il Papa ha spiegato, parlando in terza persona, che «il cardinale Prevost aveva previsto di venire, ma i piani sono cambiati». Un conto è quello che programma un cardinale, altro conto quello che fa un Papa.

Ipotesi Perù

Quanto al suo paese di origine, un giornalista statunitense gli ha domandato se intende «tornare a casa presto», e Prevost ha risposto senza esitazione: «Non presto». Più possibilista è sembrato sul Perù, il paese dove ha trascorso 20 anni, da missionario e da vescovo. «Aspettatevi presto notizie su di me in Perù», ha detto il nuovo Papa alla giornalista peruviana Paola Ugaz. Avrà in cuore un viaggio?

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