CITTÀ DEL VATICANO – Dopo gli appelli, la proposta concreta. Leone XIV si offre come mediatore per la pace, avanza l’ipotesi di nuovi incontri in Vaticano tra i protagonisti delle trattative, dopo il faccia a faccia Trump-Zelensky avvenuto a margine dei funerali di Francesco. “La Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi, perché ai popoli sia restituita una speranza e sia ridata la dignità che meritano, la dignità della pace”, dice papa Prevost.
Il pontefice parla davanti ai rappresentanti delle Chiese orientali, arrivati a Roma per il loro appuntamento giubilare. “Chi, più di voi, può cantare parole di speranza nell’abisso della violenza? Chi più di voi, che conoscete da vicino gli orrori della guerra, tanto che papa Francesco chiamò le vostre Chiese martiriali”, riconosce Leone nel farsi portavoce del grido dei popoli che vogliono la pace. “E io, col cuore in mano, dico ai responsabili dei popoli: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo”. Perc…
CITTÀ DEL VATICANO – Dopo gli appelli, la proposta concreta. Leone XIV si offre come mediatore per la pace, avanza l’ipotesi di nuovi incontri in Vaticano tra i protagonisti delle trattative, dopo il faccia a faccia Trump-Zelensky avvenuto a margine dei funerali di Francesco. “La Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi, perché ai popoli sia restituita una speranza e sia ridata la dignità che meritano, la dignità della pace”, dice papa Prevost.
Il pontefice parla davanti ai rappresentanti delle Chiese orientali, arrivati a Roma per il loro appuntamento giubilare. “Chi, più di voi, può cantare parole di speranza nell’abisso della violenza? Chi più di voi, che conoscete da vicino gli orrori della guerra, tanto che papa Francesco chiamò le vostre Chiese martiriali”, riconosce Leone nel farsi portavoce del grido dei popoli che vogliono la pace. “E io, col cuore in mano, dico ai responsabili dei popoli: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo”. Perché questa pace si diffonda, “io impiegherò ogni sforzo”, promette.
Lo sdegno per i conflitti
Snocciola, come grani di un rosario doloroso, i luoghi di conflitto che investono le arie orientali rappresentate davanti a lui nell’aula Paolo VI: dalla Terra Santa all’Ucraina, dal Libano alla Siria, dal Medio Oriente al Tigray e al Caucaso. “Quanta violenza – esclama – E su tutto questo orrore, sui massacri di tante giovani vite, che dovrebbero provocare sdegno, perché, in nome della conquista militare, a morire sono le persone, si staglia un appello: non tanto quello del Papa, ma di Cristo, che ripete: pace a voi”. Ma, sottolinea Prevost, la pace “non è il silenzio tombale dopo il conflitto, non è il risultato della sopraffazione, ma è un dono che guarda alle persone e ne riattiva la vita. Preghiamo per questa pace, che è riconciliazione, perdono, coraggio di voltare pagina e ricominciare”.
I buoni e i cattivi
La guerra, insiste il Papa, “non è mai inevitabile, le armi possono e devono tacere, perché non risolvono i problemi ma li aumentano; perché passerà alla storia chi seminerà pace, non chi mieterà vittime; perché gli altri non sono anzitutto nemici, ma esseri umani: non cattivi da odiare, ma persone con cui parlare. Rifuggiamo le visioni manichee tipiche delle narrazioni violente, che dividono il mondo in buoni e cattivi”. Da parte sua, Leone XIV assicura che “la Chiesa non si stancherà di ripetere: tacciano le armi”. E ringrazia Dio per quanti “nel silenzio, nella preghiera, nell’offerta cuciono trame di pace; e i cristiani – orientali e latini – che, specialmente in Medio Oriente, perseverano e resistono nelle loro terre, più forti della tentazione di abbandonarle”.
La diaspora dei cristiani
Poi lancia un’ultima invocazione: “Ai cristiani va data la possibilità, non solo a parole, di rimanere nelle loro terre con tutti i diritti necessari per un’esistenza sicura. Vi prego, ci si impegni per questo”. Per quanti però sono già stati costretti a partire Leone interpella il suo Dicastero per le Chiese Orientali: chiede di aiutarlo “a definire principi, norme e linee-guida attraverso cui i Pastori latini possano concretamente sostenere i cattolici orientali della diaspora a preservare le loro tradizioni viventi e ad arricchire con la loro specificità il contesto in cui vivono”, anche istituendo circoscrizioni orientali nelle terre dell’Occidente.