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Sako: “Ero accanto a Prevost in Conclave, è rimasto sempre umile e sereno”

(ansa)

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Il patriarca di Baghdad racconta che il futuro Pontefice ha preso subito tanti consensi: “Abbiamo anche scherzato sul voto”
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Il cardinale Louis Raphael Sako, patriarca di Baghdad dei caldei, era seduto alla destra del futuro Leone XIV in Cappella Sistina. Vestito di nero, come i due cardinali siro-malabarese e siro-malankarese, racconta che, per stemperare un po’ la tensione all’avvicinarsi della fumata bianca, ha fatto al futuro Papa «qualche commento scherzoso» sulla farraginosità del processo elettorale. Il cardinale Robert Francis Prevost, dice Sako, è però rimasto sempre «sereno», e «fin dall’inizio ha avuto tanti voti», solo alla fine, una volta che era chiaro che sarebbe diventato Papa, era «un po’ commosso».

Sua Beatitudine, com’è andata in Cappella Sistina?

«Era il secondo Conclave al quale ho partecipato, è stata un’esperienza molto serena, c’era uno spirito comune per cercare il cardinale migliore, abbiamo pregato e parlato e alla fine abbiamo eletto Robert Francis Prevost».

Lei gli era seduto accanto

«Sì, giusto, era alla mia sinistra. Non lo conoscevo prima. Abbiamo parlato, è un uomo semplice…

Il cardinale Louis Raphael Sako, patriarca di Baghdad dei caldei, era seduto alla destra del futuro Leone XIV in Cappella Sistina. Vestito di nero, come i due cardinali siro-malabarese e siro-malankarese, racconta che, per stemperare un po’ la tensione all’avvicinarsi della fumata bianca, ha fatto al futuro Papa «qualche commento scherzoso» sulla farraginosità del processo elettorale. Il cardinale Robert Francis Prevost, dice Sako, è però rimasto sempre «sereno», e «fin dall’inizio ha avuto tanti voti», solo alla fine, una volta che era chiaro che sarebbe diventato Papa, era «un po’ commosso».

Sua Beatitudine, com’è andata in Cappella Sistina?

«Era il secondo Conclave al quale ho partecipato, è stata un’esperienza molto serena, c’era uno spirito comune per cercare il cardinale migliore, abbiamo pregato e parlato e alla fine abbiamo eletto Robert Francis Prevost».

Lei gli era seduto accanto

«Sì, giusto, era alla mia sinistra. Non lo conoscevo prima. Abbiamo parlato, è un uomo semplice, umile, sereno».

Quando si avvicinava l’elezione le è sembrato teso?

«No, nessuna tensione, era sereno ed è rimasto sereno. Secondo me era quasi convinto perché fin dall’inizio ha avuto tanti voti, che poi sono aumentati e aumentati. Era sereno».

Il cardinale Joseph Tobin ha raccontato che a un certo punto ha guardato il suo amico Prevost e ha visto che aveva la testa tra le mani

«Aspettava lo svolgimento dell’elezione: bisogna immaginare che eravamo 133 cardinali, votavamo uno dopo l’altro, mettendo la scheda nell’urna, poi lo spoglio. Ci voleva tempo».

E non era nervoso?

«No, assolutamente. Alla fine, quando il numero di voti è cresciuto e cresciuto, era un po’ commosso. Ma è normale, capiterebbe a ciascuno di noi».

Neppure all’avvicinarsi dell’elezione?

«Fino all’ultima votazione era tutto normale, poi i voti aumentavano, e allora io ho scherzato un po’».

Per stemperare la tensione?

«Deve sapere che nel 2014 io ho partecipato al sinodo sulla famiglia, e quando ho presieduto ho raccontato qualche barzelletta per sciogliere un po’ la tensione, perché c’era un’atmosfera molto seria. Io pensavo che non fosse normale, siamo cardinali ma anche uomini. Il Papa mi disse che avevo fatto bene».

E ha raccontato barzellette anche al futuro Pontefice?

«No, ho fatto solo qualche commento scherzoso sul processo elettorale un po’ rigido. Nella nostra tradizione eleggiamo il patriarca il sistema è più flessibile, qui i canoni hanno una rigidità assoluta. Lui sorrideva».

Cos’altro vi siete detti?

«Il cardinale Prevost mi ha detto che la mia veste nera era semplice. Ho risposto, “sì, la vostra è complicata!”. Ho portato il mantello nero invece di quello romano rosso, come anche gli altri patriarchi orientali».

E cosa gli ha detto dopo l’elezione?

«Che bisogna che pensi al Medio Oriente dove c’è molta sofferenza e ingiustizia. Il futuro dei cristiani in quella regione è essere o non essere. C’è bisogno della nostra amicizia e della nostra vicinanza. E lui era d’accordo. Anche nell’incontro che abbiamo avuto dopo il Conclave con il Papa io sono intervenuto per ricordare che non dobbiamo dimenticare tutte le sfide del Medio Oriente, e che dobbiamo continuare quello che papa Francesco ha fatto per il dialogo con l’islam».

Lo ha invitato in Iraq?

«Non era tempo, con tutti gli impegni che ha. Bisogna aspettare».

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