Mai scherzare con la realtà: poi succede. Da giorni Roma evoca l’avvento dei due papi: la guida della Chiesa e il numero uno del tennis, Leone XIV e Jannik Sinner. E ancora: il cavaliere bianco e il cavaliere nero (per gli indumenti indossati nelle recenti apparizioni). Il “Papa tennista” e il tennista divino. Ed ecco che la profezia si autoavvera e i due si incontrano, sul campo del primo, nelle stanze dietro l’aula Paolo VI, al cuore del Vaticano. È un frammento di cronaca che si fa storia: immagini che fino a pochissimo tempo fa non avremmo mai neppure sognato scorrono nei notiziari.
Il tennista porge la mano, onorato; offre la racchetta in dono, simile alla sua non fosse per il colore; accenna la proposta di un palleggio sotto le altissime volte. Il papa accoglie, riceve, s’informa. Il dialogo ha momenti surreali. Il papa constata: «Hai vinto». Il tennista replica con il pluralia maiestatis: «Ci siamo riusciti. O…
Mai scherzare con la realtà: poi succede. Da giorni Roma evoca l’avvento dei due papi: la guida della Chiesa e il numero uno del tennis, Leone XIV e Jannik Sinner. E ancora: il cavaliere bianco e il cavaliere nero (per gli indumenti indossati nelle recenti apparizioni). Il “Papa tennista” e il tennista divino. Ed ecco che la profezia si autoavvera e i due si incontrano, sul campo del primo, nelle stanze dietro l’aula Paolo VI, al cuore del Vaticano. È un frammento di cronaca che si fa storia: immagini che fino a pochissimo tempo fa non avremmo mai neppure sognato scorrono nei notiziari.
Il tennista porge la mano, onorato; offre la racchetta in dono, simile alla sua non fosse per il colore; accenna la proposta di un palleggio sotto le altissime volte. Il papa accoglie, riceve, s’informa. Il dialogo ha momenti surreali. Il papa constata: «Hai vinto». Il tennista replica con il pluralia maiestatis: «Ci siamo riusciti. Ora siamo in gioco». Se esistesse soltanto la trascrizione si potrebbe invertire l’attribuzione. Anche quel: «Qui meglio di no… a Wimbledon mi lascerebbero», che è una battuta del papa sull’opportunità di uno scambio, potrebbe essere un vaticinio del tennista sulla sua prossima vittoria. A Londra, non a Roma.
Eppure la città eterna li reclama e li affianca, nei segni e nei disegni. Lunedì scorso nei cieli erano passate le Frecce Tricolori, dalla Città del Vaticano al Foro Italico in un simbolico tratto d’unione. Sulle tribune è comparso un cartello: “Viva il papa americano e il tennis italiano”.
Leone XIV e Sinner sono la risposta a un desiderio, scaturito da una breve vacanza della sede e della sedia a bordo campo, che si è fatto prima speranza e ora aspettativa, perfino legittima, con le ore contate. Domenica prossima ci sarà al mattino quel che un tempo si chiamava “intronizzazione”, la cerimonia d’inizio del pontificato, e al pomeriggio la finale degli Internazionali d’Italia. Consegna del pallio, titolo in palio; anello, coppa. Già ieri i trofei conquistati dalle squadre femminili e maschili, portati al cospetto del pontefice, mischiavano il richiamo tra insalatiera e acquasantiera.
I genitori altoatesini storditi dall’accesso a quel soglio (e il figlio che conferma per loro: «Sì noi parliamo tedesco»). Il presidente federale che tessera il rappresentante di Dio in terra e lui che benevolo s’interessa a tutto e a tutti. Caro Totò, ’a livella non richiede più la morte per entrare in azione: basta la vita contemporanea. Si moltiplicheranno i meme (iniziati con la fumata arancione) e le pasquinate. Ci saranno collegamenti superstiziosi se oggi Sinner dovesse uscire: la realtà scherza con tutti noi e la sfera del dissacrabile è più piccola di una pallina da tennis.
C’è però qualcosa di profondo in quell’incontro. Riguarda in parte Sinner e, molto di più, Leone XIV. Per il tennista è un’elevazione che scavalca ogni attesa e precedente. Le delegazioni politiche di 200 Paesi dovranno indugiare fino a domenica per avvicinarsi (e non così tanto) al Papa. Nell’agenda non figurano altri presidenti dopo quello della Federazione tennis e padel. La politica resta oltre Tevere, lo sport passa. A trainarlo è il giovane uomo che al momento è la principale eccellenza italiana (Brignone non ha la stessa popolarità, l’Inter deve ancora conquistarsi l’Europa). Non è ironico suggerire che gli sia stata concessa un’indulgenza: Kyrgios avrà pur visto quello che lui considera un disonesto, benedetto da chi ha il potere di assolvere. La vita che non ti aspetti: un giorno incontri Francisco Cerundolo, quello dopo Robert Prevost. Ci vorrà molta freddezza per tornare sulla rossa terra.
Per il Papa è un ulteriore segnale delle sue inclinazioni e aperture, della disponibilità a scendere un gradino per abbracciare il mondo. Ci sono due matrici chiare: Giovanni Paolo II, che si era fatto costruire una piscina e andava a sciare, ma anche aveva convivi con gente comune, incrociata nella vita precedente, e Francesco con il suo smaccato gusto per l’imprevedibilità, il tuffo nell’umanità, l’intuito per l’interlocutore più ancora che per il colloquio. Leone XIV l’ha praticamente attirato a rete, Sinner, con la battuta sul “peccatore” (significato inglese del suo nome) con cui non potrebbe giocare. È però al pubblico che si rivolge. Fa capire che premierà il talento, non chi l’avrà sepolto. Riconoscerà il merito, non la carica. Prenderà decisioni rapide, uscirà dai protocolli, susciterà e supererà imbarazzi. Non quanto l’imbattibile predecessore, ma farà comunque di testa sua. Ascolterà il rumore che sale dagli spalti e dalle strade, quello di chi gioisce e di chi soffre. La sua partita è appena cominciata, ma il posizionamento ricorda quello di Sinner quando l’avversario sta per battere la seconda palla di servizio: per rispondere si sposta più avanti perché è così che conquista il tempo.