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“Negoziamo per la pace”: Leone si offre come mediatore. Zelensky: grazie, noi pronti

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“I nemici si guardino negli occhi, la Santa Sede è a disposizione”. Parolin: “Lui costruirà ponti, ma il viaggio a Kiev è prematuro”
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Papa Leone XIV offre la mediazione vaticana per raggiungere la pace e incassa l’apprezzamento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Per diffondere la pace, ha detto ieri Prevost, «io impiegherò ogni sforzo. La Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi, perché ai popoli sia restituita una speranza e sia ridata la dignità che meritano, la dignità della pace. I popoli vogliono la pace e io, col cuore in mano, dico ai responsabili dei popoli: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo». Zelensky ha espresso gratitudine al Papa «per le sue sagge parole sulla disponibilità della Santa Sede a svolgere un ruolo di mediazione nel ripristino della pace globale», ha scritto su X: «La pace è il desiderio più sacro di milioni di persone. Auspichiamo e facciamo ogni sforzo per ripristinare una pace dignitosa».

La via della riconciliazione

Il Papa è tornato a parlare di pace nell’udienza che ha concesso ai rappresentanti delle Chiese orientali a Roma per il …

Papa Leone XIV offre la mediazione vaticana per raggiungere la pace e incassa l’apprezzamento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Per diffondere la pace, ha detto ieri Prevost, «io impiegherò ogni sforzo. La Santa Sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi, perché ai popoli sia restituita una speranza e sia ridata la dignità che meritano, la dignità della pace. I popoli vogliono la pace e io, col cuore in mano, dico ai responsabili dei popoli: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo». Zelensky ha espresso gratitudine al Papa «per le sue sagge parole sulla disponibilità della Santa Sede a svolgere un ruolo di mediazione nel ripristino della pace globale», ha scritto su X: «La pace è il desiderio più sacro di milioni di persone. Auspichiamo e facciamo ogni sforzo per ripristinare una pace dignitosa».

La via della riconciliazione

Il Papa è tornato a parlare di pace nell’udienza che ha concesso ai rappresentanti delle Chiese orientali a Roma per il loro Giubileo. «Dalla Terra Santa all’Ucraina, dal Libano alla Siria, dal Medio Oriente al Tigray e al Caucaso, quanta violenza», ha detto. La pace di Cristo «è riconciliazione, perdono, coraggio di voltare pagina e ricominciare».

Parolin: “Bene Istanbul”

Noi, ha chiosato il cardinale Pietro Parolin a margine di un incontro alla Pontificia Università Gregoriana dedicato all’Ucraina, «rimaniamo sempre disponibili a offrire uno spazio: parlare di mediazione è eccessivo ma almeno di buoni uffici, di facilitazione, senza interferire sulle altre iniziative in corso». A partire dall’incontro di Istanbul: «Siamo contenti che finalmente ci sia la possibilità di un incontro diretto, speriamo che lì si sciolgano i nodi e si possa avviare davvero un percorso di pace», ha detto il Segretario di Stato vaticano.

Leone e Francesco

Le parole di Leone XIV sono meno distanti di quanto possono sembrare da quelle di Francesco. L’accento può essere diverso, diverso il retroterra ma l’obiettivo è sempre una pace che passa dalla «riconciliazione» e dal superamento di una visione manichea della geopolitica. È vero che nel corso degli anni Bergoglio ha usato parole che hanno irritato gli ucraini, quando ha evocato la «bandiera bianca», o ha detto che la Nato aveva «abbaiato» alle porte della Russia. Così come è vero che Prevost, da cardinale, ha denunciato la «invasione imperialista» della Russia. Ma se il nuovo Papa ha «usato anche parole forti», ha detto ieri il cardinale Pietro Parolin interpellato dai cronisti, ciò non impedisce alla Russia di apprezzare «la posizione della Santa Sede che cerca di avvicinare le parti più che creare ulteriori divisioni». Nella sua prima uscita pubblica dopo il Conclave, il Segretario di Stato vaticano ha messo in evidenza la «continuità spirituale e pastorale» tra Leone e «il compianto papa Francesco, il cui pontificato è stato segnato fin dall’inizio dalla invocazione instancabile della pace in Ucraina». Si tratta, ha notato Parolin, di «due Papi e due voci, ma accomunate dallo stesso sentimento».

Evitare le caricature

Oltretevere è anche chiaro il rischio di semplificazioni che sfiorano la caricatura. Perché indubbiamente Francesco ha sempre tentato di tenere la porta aperta a Mosca, e a un’ipotesi di mediazione, ma ha anche dichiarato che «a invadere è lo Stato russo, è molto chiaro» (intervista a America Magazine del novembre 2022), che per arrivare alla pace il dialogo con «l’aggressore» si deve fare anche se «puzza» (sul volo di ritorno dal Kazakhstan nel settembre 2022), e ha ripetuto più e più volte che l’Ucraina è «martoriata».

“No alle visioni manichee”

Leone XIV «costruirà ponti», ha assicurato Parolin, ma parlare di un viaggio a Kiev è «prematuro». La guerra «non è mai inevitabile», ha detto Prevost ieri, «gli altri non sono anzitutto nemici, ma esseri umani: non cattivi da odiare, ma persone con cui parlare. Rifuggiamo le visioni manichee tipiche delle narrazioni violente, che dividono il mondo in buoni e cattivi». Sembra quasi di sentire papa Francesco.

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