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Migranti rapiti e picchiati come in Libia. Smantellata rete a Trieste

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Sei persone di origine pakistana sono state arrestate, uno è ricercato. L’inchiesta dello Sco nata dalla denuncia di una donna indiana. Le ong: “Ecco i risultati delle politiche di frontiera”
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Migranti rapiti come in Tunisia e in Libia. Pestaggi in videochiamata per costringere i parenti delle persone sequestrate a versare il riscatto necessario per la loro liberazione. È stata individuata e è finita in manette parte della rete, già raccontata da Repubblica, che da mesi intercetta, cattura e sequestra chi percorre la rotta balcanica. Sei persone di origine pakistana sono state arrestate, un’altra, attiva al valico di Bihac, tra Bosnia e Croazia, è attualmente ricercata.

Nata da un sequestro denunciato da una donna indiana che alcuni familiari di un rapito avevano messo in allarme, l’inchiesta dello Sco, coordinata dalla procura di Trieste, racconta la profonda trasformazione della rotta negli ultimi anni.

Da quando Shengen, all’indomani del 7 ottobre 2023, è stato cancellato e i controlli di frontiera ripristinati, i transiti – dimostrano le cifre basate su incontri reali messe insieme da International rescue committee Italia – non sono diminuiti, come Viminale e Frontex a…

Migranti rapiti come in Tunisia e in Libia. Pestaggi in videochiamata per costringere i parenti delle persone sequestrate a versare il riscatto necessario per la loro liberazione. È stata individuata e è finita in manette parte della rete, già raccontata da Repubblica, che da mesi intercetta, cattura e sequestra chi percorre la rotta balcanica. Sei persone di origine pakistana sono state arrestate, un’altra, attiva al valico di Bihac, tra Bosnia e Croazia, è attualmente ricercata.

Nata da un sequestro denunciato da una donna indiana che alcuni familiari di un rapito avevano messo in allarme, l’inchiesta dello Sco, coordinata dalla procura di Trieste, racconta la profonda trasformazione della rotta negli ultimi anni.

Da quando Shengen, all’indomani del 7 ottobre 2023, è stato cancellato e i controlli di frontiera ripristinati, i transiti – dimostrano le cifre basate su incontri reali messe insieme da International rescue committee Italia – non sono diminuiti, come Viminale e Frontex affermano. Al contrario, sono diventati più nascosti, meno percepibili, più pericolosi. E le reti criminali più forti ed estese. Incluso quelle che dei sequestri di chi fugge hanno fatto un business.

I fantasmi della rotta balcanica

Segnalate da tempo come attive nella prima parte della rotta, adesso sembrano aver esteso il proprio raggio di attività a Trieste, dove ritardi, omissioni e inefficienze istituzionali hanno creato un limbo in cui per settimane centinaia di persone sono costrette a sopravvivere. È qui che nel febbraio 2024, un ragazzo indiano è stato sequestrato e filmato mentre veniva pestato per convincere i suoi a pagare il riscatto di 2mila euro, attraverso una serie di money transfer, effettivamente transitati tra Italia, Francia e Pakistan.

Lo hanno liberato i poliziotti, dopo la coraggiosa denuncia di una donna, avvertita dai familiari del sequestrato. Chiusi in quella casa, c’erano altri migranti finiti nelle mani dell’organizzazione. In manette sono finite due persone, ma quello è stato solo l’inizio delle indagini.

Sulla base di telefoni, contatti e messaggi, si è riusciti a dare una forma alla rete che dal crocevia di Bihac, in Bosnia, gestiva la prosecuzione della rotta e la trasformava in un rivolo invisibile che si divideva fra “safe house”, case gestite dall’organizzazione, dove i migranti vengono chiusi in attesa di riprendere il viaggio attraverso Croazia e Slovenia. Costo del viaggio? Dai 4 ai 6mila euro, cifre astronomiche rispetto agli anni passati.

Uno dei passeur – è emerso dalle indagini – viveva nel campo profughi di Logatec (Slovenia) ed è stato arrestato ieri dalla Polizia Criminale di Capodistria (Slovenia), un altro, che reclutava i migranti a Bihac, è ricercato dalle polizie croata e bosniaca. Gli altri 5 sono finiti in manette a Trieste.

Per ong e organizzazioni per i diritti umani, non è altro che il risultato dell’assenza di canali legali, sicuri e rapidi di accesso, unita a una sempre maggiore chiusura delle frontiere. “Quello che emerge in modo chiaro – spiega il giurista di Asgi Gianfranco Schiavone, fra i fondatori di Ics che a Trieste è pilastro del sistema di accoglienza diffusa - è che le reti sono ben organizzate e gestiscono il transito sotto tutti gli aspetti logistici in modo invisibile. I migranti si affidano a loro anche in piena Europa per evitare i respingimenti illegali delle polizie europee. Gli anni di violenza lungo la rotta balcanica hanno generato tutto questo”.

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