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Il modello finito in un Cpr di Bari per la burocrazia: “Partivo per sfilare, ora dietro le sbarre”

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In passerella per i marchi di alta moda, dal 19 febbraio è rinchiuso in centro per immigrati. Piccolotti, Avs: “Scaduto il permesso di soggiorno, dal 2020 molti appuntamenti rimandati e all’ultimo è stato arrestato. Liberatelo”
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Sognare. Soffrire, quasi morire. Poi finalmente vivere. E all’improvviso: cadere. Senza nemmeno capire il perché. Di infinito nella storia di Ebrima Nyass, 24 anni o forse 22, gambiano, ci sono soltanto i verbi. Perché tutto il resto invece sta per spegnersi, all’improvviso, senza un senso: Ebrima è un modello, ha lavorato con Gucci, Richomond, Yves Saint Laurent, il suo portfolio è ricchissimo, così come ricchi sono i sorrisi che indossa nelle foto a favore degli obiettivi dei fotografi dell’alta moda. Ebrima non lavora però da qualche mese, perché non può.

E’ chiuso dietro le sbarre di un Cpr, a Bari, finito nel gorgo miope della burocrazia e in qualche pasticcio degli avvocati di ufficio: Erbima era arrivato in Italia minorenne con un barcone. Era entrato nel circuito dei centri per i minori non accompagnati. Aveva studiato. Poi, come purtroppo accade quasi a tutti, abbandonato con i 18 anni su una strada. In quegli anni aveva commesso qualche errore (piccoli precedenti di reati di…

Sognare. Soffrire, quasi morire. Poi finalmente vivere. E all’improvviso: cadere. Senza nemmeno capire il perché. Di infinito nella storia di Ebrima Nyass, 24 anni o forse 22, gambiano, ci sono soltanto i verbi. Perché tutto il resto invece sta per spegnersi, all’improvviso, senza un senso: Ebrima è un modello, ha lavorato con Gucci, Richomond, Yves Saint Laurent, il suo portfolio è ricchissimo, così come ricchi sono i sorrisi che indossa nelle foto a favore degli obiettivi dei fotografi dell’alta moda. Ebrima non lavora però da qualche mese, perché non può.

E’ chiuso dietro le sbarre di un Cpr, a Bari, finito nel gorgo miope della burocrazia e in qualche pasticcio degli avvocati di ufficio: Erbima era arrivato in Italia minorenne con un barcone. Era entrato nel circuito dei centri per i minori non accompagnati. Aveva studiato. Poi, come purtroppo accade quasi a tutti, abbandonato con i 18 anni su una strada. In quegli anni aveva commesso qualche errore (piccoli precedenti di reati di strada) poi però aveva trovato quel lavoro da modello. E una carriera brillante che stava per fiorire.

La sua sembrava una storia tutta da far sbocciare fin quando un giorno – mentre organizzava una trasferta in Spagna dove era pronto uno shooting fotografico per una multinazionale della moda - si è presentato in Questura per il rinnovo del suo permesso di soggiorno e ha scoperto che, non solo non era possibile rinnovarlo, ma stava per essere immediatamente rimpatriato. Lo hanno caricato su un aereo e portato qui, a Bari. Dove è riuscito a raccontare la sua storia all’onorevole di Avs, Elisabetta Piccolotti, che qualche giorno fa mentre visitava la struttura in per un’ispezione ha incrociato il suo sguardo. Lo ha ascoltato e, incredula, ha deciso che non si poteva soltanto restare ad ascoltare.

Il racconto del ragazzo

L’onorevole Piccolotti è tornata mercoledì a Bari per incontrare Ebrima. Repubblica avrebbe dovuto essere con lei ma la Prefettura, "dopo aver ascoltato il Ministero degli Interni” si legge in una nota, ha vietato l’ingresso ai nostri giornalisti. Questo è – segnato sul taccuino della parlamentare – il suo racconto. “Mi chiamo Ebrima e ho 23 anni. Sui documenti italiani è scritto che sono del 2000, ma non è vero: sono nato nel 2002 ma quando sono arrivato non parlavo italiano e chi ha compilato i documenti ha sbagliato. In questi anni non sono mai più riuscito a farlo cambiare”. “Mia mamma era gambiana, mio padre senegalese. Avevo una sorellina più piccola ma ora non ho la più pallida idea di dove sia. Mio padre lasciò mia madre per sposarsi con un’altra donna. A quel punto mia madre non aveva più di che vivere, io ero solo un bambino, mi portò da mia nonna e mi lasciò lì dicendo che sarebbe andata a cercare lavoro in Senegal portando con sé la mia sorellina. Non le ho mai più viste, nemmeno sentite, non so nemmeno se siano ancora vive. Alla nonna chiedevo continuamente di mia madre: le volevo molto bene e anche lei me ne voleva”.

“Ricordati Ebrima, diceva continuamente, quando non ci sarò più devi allontanarti da qui” mi diceva la nonna. Poi è morta, dopo poco tempo mi hanno preso la casa e buttato fuori, ho vissuto un po’ in strada, ero sporco, non sapevo cosa fare e poi mi sono ricordato delle parole della nonna e ho capito che me ne dovevo andare. Mi sono messo in cammino verso la frontiera. Sentivo altri dire che si doveva arrivare in Libia. Viaggiavo, ogni tanto mi fermavo a lavorare per avere dei soldi per continuare. Ho fatto i traslochi, ho venduto merce per strada, ho fatto tanti lavori, ho avuto anche un incidente di cui porto la cicatrice sulla gamba, nessuno mi ha curato, avevo la sabbia nella ferita, però poi per fortuna è guarita”.

“Sono partito da solo, non avevo amici che potessero venire con me. Ero un bambino. Dal Gambia alla Libia ci sono voluti 1 anno e qualche mese. Sono passato dal Mali, dalla Nigeria. Quando sono arrivato in Italia avevo 17 anni, quando sono partito 15”. Il viaggio “è stato difficilissimo”, racconta Ebrima. “avevo paura e ero da solo in un angolo del gommone. Poi ci ha soccorso in acque europee la guardia costiera e siamo arrivati a Trapani”.

Ebrima nel Cpr di Bari 

L’arrivo in Italia

“Mi hanno portato a Marsala nella comunità dove sono stato bene. Ci trattavano bene. La mattina mi svegliavo e chiedevo di andare a scuola, ero contento di andarci: disegnavo, i miei disegni erano appesi nei corridoi del centro, per abbellirlo”. A 18 anni (anche se Ebrima dice di averne avuti solo 16) viene messo per strada, come purtroppo spesso accade nei percorsi per i minori non accompagnati come ricorda l’onorevole Piccolotti che sul punto, con Avs, da anni conduce una battaglia proprio per cambiare il sistema.

“Ho chiesto” continua Ebrima, “la protezione internazionale e ho avuto parere positivo con un permesso di due anni. Ma sono dovuto uscire dalla comunità, non avevo soldi. E ho fatto come quando ero bambino in Gambia: mi sono messo in viaggio verso Nord perché volevo trovare lavoro”. Va verso Milano e lì trova anche degli sbagli: siamo nel 2020, il suo fascicolo giudiziario racconta di qualche precedente penale, “di cui non conosce nemmeno l’esito, non sa cosa ha firmato quando è stato fermato dalla polizia, aveva paura e voleva uscire così ha firmato tutto quello che gli hanno messo sotto il naso, non sa se è stato condannato, l’avvocato d’ufficio gli disse solo che era tutto a posto e poi non l’ha più sentita” spiega l’onorevole Piccolotti.

Il debutto nella moda e l’incubo del Cpr

Nel 2021 è su un tram quando gli si avvicina un signore. E’ un agente della moda. Gli dice che ha una bella faccia e gli lascia un numero di telefono per fare delle foto prova. “Forse pensavano non ci andassi. E invece mi presento. E firmo un contratto”. I lavori cominciano ad arrivare: prima piccole cose, poi scatti per marchi di primo livello con tanto di richieste dall’estero. “Il permesso di soggiorno mi è scaduto nel 2021, sono andato su prenota facile e il primo appuntamento per il rinnovo era per un anno e qualche mese dopo. L’ho fissato e ho aspettato, poi a causa della difficoltà della pandemia me lo hanno ancora rimandato di un anno, poi quando mi sono presentato mi hanno detto che erano intasati per l’accoglienza degli ucraini per la guerra, e lo hanno rimandato ancora di qualche mese. Non mi ricordo nemmeno più quante volte hanno rimandato questo appuntamento”. “Poi il 18 febbraio 2025 sono andato in Questura convito di prendere il mio permesso e mi hanno detto che avevo avuto parere negativo, mi hanno arrestato e portato al Cpr a Bari. Sono chiuso qui dal 19 febbraio”.

Vero è, però, che qualche errore ha commesso in passato. Ma non è stato l’unico a farli. Leggendo gli atti è emerso che la commissione di Trapani che il 25 settembre 2024 ha dato parere negativo al rinnovo del permesso probabilmente non sapeva niente della nuova vita di Ebrima. Nel fascicolo non c’è traccia della lettera dell’agente di Ebrima, dei pagamenti ricevuti per gli shooting e le sfilate, della sua residenza che pure erano state consegnate all’avvocata di ufficio. Anche a Bari, la richiesta reiterata di protezione internazionale è stata fatta senza allegare questi documenti nuovi e quindi la commissione l’ha giudicata inammissibile.

Il 26 febbraio è stato convalidato il trattenimento in Cpr, il 23 aprile è stato prorogato per altri 60 giorni. Presto dovrebbe partire un aereo per portarlo in una patria che non è più la sua. “Io voglio tornare alla mia vita, al mio lavoro. Sono andato via dal Gambia quando ero un bambino, non conosco nessuno, non saprei dove andare. Sono otto anni che non ricevo nemmeno una telefonata non ricordo nemmeno più quella lingua. La mia famiglia sono i miei amici italiani. L’Europa è casa mia”.

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