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Il pallio, l’anello, il coro: così è cambiato il rito più antico del papato

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Dall’omaggio alla tomba di Pietro ai simboli che da secoli si tramandano. Ma ormai non si parla più di incoronazione
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L’ordine delle cerimonie di inaugurazione di un nuovo Papa è stato aggiornato da Benedetto XVI, un Papa molto attento al mondo rituale e simbolico del papato, con un decreto del 20 aprile 2005. Papa Francesco non lo ha modificato e così forse varrà anche per il nuovo Papa. La principale novità consisteva nel distinguere i gesti cerimoniali legati al ministero petrino, da svolgere all’interno della basilica vaticana, dalla celebrazione della messa di inaugurazione in piazza San Pietro. Secondo un’antichissima tradizione che risale al IV secolo, l’inaugurazione — si parlava allora di consacrazione o di benedizione — avveniva di domenica. Così fu per Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Eletto il 13 marzo 2013, Francesco scelse la vicina festa di San Giuseppe (19 marzo).

Il primo rito avviene quando il Papa, prima della messa, si reca all’altare della Confessione e scende dove si trova la tomba di San Pietro. Lì riceve il pallio e l’anello del pescatore che vi sono stati deposti la vigili…

L’ordine delle cerimonie di inaugurazione di un nuovo Papa è stato aggiornato da Benedetto XVI, un Papa molto attento al mondo rituale e simbolico del papato, con un decreto del 20 aprile 2005. Papa Francesco non lo ha modificato e così forse varrà anche per il nuovo Papa. La principale novità consisteva nel distinguere i gesti cerimoniali legati al ministero petrino, da svolgere all’interno della basilica vaticana, dalla celebrazione della messa di inaugurazione in piazza San Pietro. Secondo un’antichissima tradizione che risale al IV secolo, l’inaugurazione — si parlava allora di consacrazione o di benedizione — avveniva di domenica. Così fu per Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Eletto il 13 marzo 2013, Francesco scelse la vicina festa di San Giuseppe (19 marzo).

Il primo rito avviene quando il Papa, prima della messa, si reca all’altare della Confessione e scende dove si trova la tomba di San Pietro. Lì riceve il pallio e l’anello del pescatore che vi sono stati deposti la vigilia. Il pallio, uno dei più antichi oggetti simbolici del papato, evoca la pecora smarrita che il Buon Pastore riporta all’ovile sulle sue spalle (Mt 18, 12-14). Deriva da una tradizione imperiale della tarda antichità: gli imperatori e i loro alti ufficiali usavano infatti portare delle sciarpe. La lana bianca proviene da due agnelli offerti nella festa di santa Agnese. Il simbolo è forte, perché è destinato a rendere visibile che il Papa è il successore del Principe degli Apostoli.

L’anello del pescatore deve la sua nascita alla creatività simbolica che si sviluppa nel Duecento. Il più antico fu trovato a Viterbo nella tomba di Clemente IV (1265-1268). Il termine anulus piscatoris rinvia al Vangelo di Matteo, che racconta come Pietro e suo fratello Andrea furono fatti da Cristo pescatori di uomini (Mt 4, 19). Per tradizione, l’anello era d’oro. Papa Francesco ne ricevette uno di argento dorato, opera dell’incisore Enrico Manfrini.

Mentre il Papa raggiunge piazza San Pietro si intonano le laudes regiae, presenti fin dall’Alto Medioevo, anche all’incoronazione di Carlo Magno. Dai cardinali, poi, il nuovo Papa riceve un gesto rituale importante, la cosiddetta obbedienza. Per l’alto numero dei cardinali, all’inaugurazione di Benedetto XVI la riverenza fu compiuta da dodici cardinali in rappresentanza dei cento presenti. Ancora nel primo Novecento, i cardinali baciavano solo la mano del Papa mentre i patriarchi, gli arcivescovi e i vescovo gli baciavano il piede, e i penitenzieri la mano, il piede e il ginocchio.

Due oggetti simbolici di antichissima tradizione — la tiara e la sedia gestatoria — erano ancora presenti alla cerimonia di inaugurazione di Paolo VI (30 giugno 1963). Papa Montini fu l’ultimo Papa ad essere incoronato, in una cerimonia che nel Medioevo si svolgeva sul sagrato della basilica vaticana, in epoca moderna sulla loggia. Poco più di un anno dopo, il 13 novembre 1964, durante una emozionante liturgia celebrata secondo il rito bizantino, papa Montini offrì la sua tiara ai poveri per non più usarla. Fu una decisione che chiuse un ciclo storico che risale al tardo secolo XIII, epoca alla quale appare per la prima volta il termine «coronare» per definire l’ascensione del papa al soglio di Pietro, laddove per secoli si era usata la parola «consacrare». Da Giovanni Paolo I in poi i papi non sono più stati incoronati né hanno usato il trono.

Paolo VI abbandonò anche l’uso della sedia gestatoria, attestato fin dal pontificato di Pio II Enea Silvio Piccolomini (1458-1464). Lo ricorda un noto affresco del Pinturicchio nella Libreria Piccolimini del Duomo di Siena (1504-1507). Giovanni Paolo I fu però ancora portato sulla sedia gestatoria durante la sua inaugurazione. Il suo successore, Giovanni Paolo II (1978), riuscì invece a resistere a forti pressioni della curia. È scomparsa da tempo la processione che in epoca moderna conduceva il Papa alla «camera della falda», dove principi nobili, tutti laici, l’aiutavano a cingersi, appunto, della falda, ossia dell’ampia veste bianca che il papa indossava nelle funzioni più solenni. Il Papa veniva poi vestito nella Camera dei paramenti o del pappagallo — termine che risuona nel nome del più antico cortile del Palazzo vaticano — con il manto papale rosso e la mitra preziosa. Poi si recava alla Sala Ducale dove saliva sulla sedia gestatoria. Seduto su un trono posto vicino alla Poeta Santa riceveva il bacio del piede e l’obbedienza.

Il magnifico affresco del Pinturicchio nel Duomo di Siena illustra un rito che fu celebrato durante la cerimonia di incoronazione di un Papa dal XII secolo ai primi decenni del Novecento. Al nuovo Papa veniva presentata della stoppa, generalmente su una canna, che il cerimoniere bruciava dicendo: Sic transit gloria mundi («Così passa la gloria del mondo»). Il rito fu proposto da Pier Damiani al Papa regnante, Alessandro II, in una lettera del 1064 in cui si legge che a Bisanzio un accolito presentava al neo eletto imperatore della stoppa di lino, che, accesa, veniva in un “colpo d’occhio” consumata dalla fiamma, a prefigurazione della fine del mandato ricevuto il giorno dell’incoronazione.

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