Papa Leone XIV potrebbe andare in Brasile per partecipare al vertice internazionale sul clima che si svolgerà a Belem, alle porte della foresta amazzonica, dal 10 al 21 novembre. È la speranza del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam), il cui presidente, il cardinale Jaime Spengler, arcivescovo di Porto Alegre, in Brasile, giovedì è stato ricevuto insieme al segretario generale, monsignor Lizardo Estrada Herrera dal Pontefice statunitense-peruviano, e ora, a margine della conferenza della fondazione Centesimus Annus — Pro Pontifice, racconta dell’incontro con il nuovo Papa. Francesco voleva andare alla Cop di Dubai nel 2023 ma dovette rinunciare per una bronchite.
Come è andata l’udienza con papa Leone?
«Abbiamo chiesto questa udienza con il Papa per trattare dei temi che coinvolgono la realtà della Chiesa in America Latina. Il tema più forte che abbiamo trattato con il Papa è la questione della Cop30 che si celebra a novembre nella città di Belem, che è considerata la porta de…
Papa Leone XIV potrebbe andare in Brasile per partecipare al vertice internazionale sul clima che si svolgerà a Belem, alle porte della foresta amazzonica, dal 10 al 21 novembre. È la speranza del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam), il cui presidente, il cardinale Jaime Spengler, arcivescovo di Porto Alegre, in Brasile, giovedì è stato ricevuto insieme al segretario generale, monsignor Lizardo Estrada Herrera dal Pontefice statunitense-peruviano, e ora, a margine della conferenza della fondazione Centesimus Annus — Pro Pontifice, racconta dell’incontro con il nuovo Papa. Francesco voleva andare alla Cop di Dubai nel 2023 ma dovette rinunciare per una bronchite.
Come è andata l’udienza con papa Leone?
«Abbiamo chiesto questa udienza con il Papa per trattare dei temi che coinvolgono la realtà della Chiesa in America Latina. Il tema più forte che abbiamo trattato con il Papa è la questione della Cop30 che si celebra a novembre nella città di Belem, che è considerata la porta dell’Amazzonia. Questa è stata la tematica che più ci ha occupato ieri durante l’udienza. Ci sono anche altre questioni propriamente interne alla gestione del Celam che abbiamo anche presentato al Santo Padre».
Lo avete invitato al vertice sul clima di Belem?
«Abbiamo segnalato questa possibilità. Sappiamo che altri hanno già presentato questo invito. Sarebbe certamente bella la sua partecipazione a questo evento cruciale alle porte dell’Amazzonia, avendo presente le difficoltà che possiamo vedere nell’orizzonte della celebrazione della Cop30, quando alcuni governi (come gli Stati Uniti, ndr) si sono già ritirati».
Robert Francis Prevost è un Papa latino-americano?
«Direi che è un Papa universale. Possiamo guardare la sua genealogia: francese, italiana, spagnola. Generato negli Stati Uniti, ma una vita vissuta nell’America latina, nel Perù ma non solo, perché durante il periodo in cui è stato priore generale degli agostiniani ha potuto girare il mondo intero. Certamente una possibilità del genere è un privilegio: conoscere le diverse realtà ecclesiali nel mondo è qualcosa che nessuna università può offrirci. Poi lo hanno fatto vescovo in Perù, dove ha servito per più di dieci anni in una diocesi di periferia, e poi lo hanno portato a Roma come prefetto del dicastero dei vescovi: per questo direi è un Papa veramente universale».
Perché un giovane agostiniano di Chicago negli anni Ottanta decide di andare in Perù?
«È un mistero della vita umana. Ma dovrebbe chiederlo a lui».
Quando e come l’esperienza prima missionaria poi pastorale, in Perù, a Chiclayo, ha plasmato la mente, la spiritualità, l’ecclesiologia di papa Leone?
«L’anima. Ha plasmato l’anima, il modo di riflettere, di vivere, di pregare, di vedere o, meglio, contemplare la realtà non solo latino-americana. E lo vedremo durante i prossimi anni del suo magistero».
La sera dell’elezione dal loggione di San Pietro ha già parlato del Sinodo: quanto è radicato nel processo sinodale?
«Quello sinodale è stato un processo molto bello. Mentre il mondo vive una situazione di conflitti diversi, abbiamo testimoniato e partecipato a questo movimento straordinario di ascolto di tutte le comunità che hanno voluto cooperare in questo processo sinodale. Cosa significa la sinodalità? Per me è molto semplice, significa avere davanti agli occhi quello che è essenziale nella fede cristiana, la comunione e l’unità della Chiesa e dell’esperienza di fede, che ci porta a coltivare un senso di responsabilità e corresponsabilità riguardo a questo patrimonio che appartiene a tutta la comunità ecclesiale».