CITTÀ DEL VATICANO – Servono approfondimento, studio e ascolto come rimedio alle “fake news” e alle “tesi irrazionali di pochi prepotenti”. Leone XIV accenna un nuovo capitolo di un magistero sulla tecnologia che sembra destinato a scandire il suo pontificato. Lo fa, ancora una volta, richiamando la dottrina sociale della Chiesa e il suo predecessore Leone XIII, autore dell’enciclica Rerum novarum. Stavolta papa Prevost parla ai membri della Fondazione Centesimus annus pro pontifice, per l’udienza nella Sala Clementina del palazzo apostolico.
“Nel contesto della rivoluzione digitale in corso – dice il Papa - il mandato di educare al senso critico va riscoperto, esplicitato e coltivato, contrastando le tentazioni opposte, che possono attraversare anche il corpo ecclesiale”. C’è “poco dialogo attorno a noi”, e “prevalgono le parole gridate”. Fondamentale, in questo contesto, diventa per Leone XIV ascoltare invece i portatori di punti di vista scartati, “indispensabili a vedere il mondo …
CITTÀ DEL VATICANO – Servono approfondimento, studio e ascolto come rimedio alle “fake news” e alle “tesi irrazionali di pochi prepotenti”. Leone XIV accenna un nuovo capitolo di un magistero sulla tecnologia che sembra destinato a scandire il suo pontificato. Lo fa, ancora una volta, richiamando la dottrina sociale della Chiesa e il suo predecessore Leone XIII, autore dell’enciclica Rerum novarum. Stavolta papa Prevost parla ai membri della Fondazione Centesimus annus pro pontifice, per l’udienza nella Sala Clementina del palazzo apostolico.
“Nel contesto della rivoluzione digitale in corso – dice il Papa - il mandato di educare al senso critico va riscoperto, esplicitato e coltivato, contrastando le tentazioni opposte, che possono attraversare anche il corpo ecclesiale”. C’è “poco dialogo attorno a noi”, e “prevalgono le parole gridate”. Fondamentale, in questo contesto, diventa per Leone XIV ascoltare invece i portatori di punti di vista scartati, “indispensabili a vedere il mondo con gli occhi di Dio”.
È per questo che la dottrina sociale diventa decisiva. Prevost ricorda che “dottrina” non equivale a un’opinione, ma deve essere il “frutto di ricerca e quindi di ipotesi, di voci, di avanzamenti e insuccessi, attraverso i quali cerca di trasmettere una conoscenza affidabile, ordinata e sistematica su una determinata questione”. La dottrina quindi come un cammino comune, “corale e persino multidisciplinare verso la verità”, senza il quale anche il dialogo si svuota.
Un nuovo richiamo, quindi, alla sinodalità di una Chiesa che Leone XIV, forte della sua esperienza agostinana, non immagina arroccata. L’indottrinamento, invece, viene considerato “immorale” da Prevost: “Impedisce il giudizio critico, attenta alla sacra libertà del rispetto della propria coscienza, anche se erronea, e si chiude a nuove riflessioni perché rifiuta il movimento, il cambiamento o l’evoluzione delle idee di fronte a nuovi problemi”. Al contrario, ribadisce il pontefice, “la dottrina in quanto riflessione seria, serena e rigorosa, intende insegnarci, in primo luogo, a saperci avvicinare alle situazioni e prima ancora alle persone. Inoltre, ci aiuta nella formulazione del giudizio prudenziale. Sono la serietà, il rigore, la serenità ciò che dobbiamo imparare da ogni dottrina, anche dalla Dottrina Sociale”.