Il diplomatico peruviano: “Prevost ha portato un messaggio di speranza alla popolazione locale”
di Iacopo ScaramuzziQuando è stato missionario e poi vescovo in Perù Robert Francis Prevost, oggi papa Leone XIV, “ha portato un messaggio di speranza” alla popolazione peruviana, ha mostrato “grande vicinanza”, in particolare agli abitanti della sua diocesi, Chiclayo, dove ha portato aiuti ai più bisognosi nei momenti difficili, e dove la sua elezione è stata salutata con un entusiasmo “immediato e di massa”. Lo racconta Manuel Carrasco, ministro dell’ambasciata del Perù presso la Santa Sede che regge la sede diplomatica da quando l’ultimo ambasciatore a marzo ha cambiato destinazione.
Hanno eletto un Papa peruviano?
“Lo sentiamo come un Papa peruviano. Nel 2015 ha ottenuto anche la cittadinanza peruviana ma lo conosciamo già da 40 anni. Fin dall’inizio il suo rapporto con il popolo peruviano è stato molto stretto e si è poi consolidato e confermato negli anni attraverso l’accoglienza che ha ricevuto dal popolo peruviano e la sua identificazione con il Perù. Per noi la notizia della sua elezione è una n…
Quando è stato missionario e poi vescovo in Perù Robert Francis Prevost, oggi papa Leone XIV, “ha portato un messaggio di speranza” alla popolazione peruviana, ha mostrato “grande vicinanza”, in particolare agli abitanti della sua diocesi, Chiclayo, dove ha portato aiuti ai più bisognosi nei momenti difficili, e dove la sua elezione è stata salutata con un entusiasmo “immediato e di massa”. Lo racconta Manuel Carrasco, ministro dell’ambasciata del Perù presso la Santa Sede che regge la sede diplomatica da quando l’ultimo ambasciatore a marzo ha cambiato destinazione.
Hanno eletto un Papa peruviano?
“Lo sentiamo come un Papa peruviano. Nel 2015 ha ottenuto anche la cittadinanza peruviana ma lo conosciamo già da 40 anni. Fin dall’inizio il suo rapporto con il popolo peruviano è stato molto stretto e si è poi consolidato e confermato negli anni attraverso l’accoglienza che ha ricevuto dal popolo peruviano e la sua identificazione con il Perù. Per noi la notizia della sua elezione è una notizia bellissima, un momento di grande felicità, e siamo convinti che questo porterà per noi a un rafforzamento dei rapporti tra il Perù e la Santa Sede”.
Da quello che sa come ha reagito la popolazione peruviano alla notizia dell’elezione?
“E’ stata una reazione immediata e di massa perché i peruviani come il resto del mondo avevano gli occhi rivolti al Vaticano per sapere chi sarebbe stato il nuovo Papa. La reazione è stata spontanea e molto forte, anche attraverso i social, ancora di più quando il Papa si è affacciato e ha parlato in spagnolo. Per noi è stata una grandissima gioia”.
Secondo lei il Papa tornerà presto in Perù?
“Ovviamente ci piacerebbe molto, ma sappiamo bene che il Santo Padre si è appena insediato e ha una serie di obblighi e incombenze da svolgere qui. Ma sì, ci piacerebbe molto”.
Chi rappresenterà il Perù per la messa di inizio pontificato?
“Speriamo che saranno presenti le più alte autorità dello Stato e vorremmo che la partecipazione del Perù sia visibile attraverso la presenza dei tre poteri dello Stato, la presidente del Perù (Dina Boluarte, ndr.), il presidente del potere legislativo e di quello giudiziario, per esprimere la grande riconoscenza, gratitudine e vicinanza del popolo peruviano a questo nuovo Papa”.
Come descriverebbe la città di Chiclayo di cui Prevost è stato vescovo?
“Si trova nel nord del Perù ed è un luogo meraviglioso, con moltissima ricchezza culturale e storica, abitanti estremamente accoglienti e amichevoli e anche con una ricca gastronomia. I ciclaiani hanno molto amore per la vita, sono estremamente piacevoli e intensi: abbiamo visto anche con quale intensità hanno vissuto la notizia del nuovo Papa in ragione dei legami molto stretti che c’erano tra l’allora vescovo Prevost e la popolazione. Lui ha portato avanti un lavoro di carattere pastorale, è sempre stato vicino a chi aveva più bisogno, e si è visto nell’entusiasmo alla sua elezione”.
E’ una zona povera?
“E’ una zona che, come molte altre zone in America latina, ha alcune necessità. Non è sicuramente una zona ricca, ma è in movimento, l’economia diventa sempre più dinamica. Il Perù è molto grande, quasi un milione e duecentomila chilometri quadrati, in alcune zone, soprattutto al nord, la popolazione ha delle necessità, ma cerca di andare avanti. Il fatto di trovare un pastore che restituisca alla popolazione la voglia di andare avanti, di essere educati nella fede, di ricevere insegnamenti di spiritualità, aiuta la voglia di vivere che c’è e rende la vita più semplice. E’ inoltre una zona che ha condizioni geografiche particolari per cui spesso è soggetta a intense piogge che portano a inondazioni e altri disastri naturali: in questi frangenti c’è stato bisogno anche di aiuti internazionali. Anche il periodo della pandemia è stato molto difficile. Però proprio in questi momenti il Santo Padre ha saputo essere presente, lui stesso ha portato aiuti alle popolazioni locali, e anche questo è alla base del forte legame che ha con la popolazione del luogo. E’ stato presente, ha avuto capacità di collaborare e ha portato un messaggio di speranza”.
Un’ultima domanda: lei sa per quale motivo quando era un giovane agostiniano di Chicago venne in Perù come missionario?
“Non posso dirlo per certo ma posso immaginare quali siano state le ragioni: quando ha avuto l’opportunità di tornare in Perù credo che sia stato entusiasta di farlo perché già negli anni Ottanta mentre ancora studiava è stato in Perù inizialmente un paio di anni e poi ha prolungato la sua permanenza. Credo che lo abbia fatto perché ha sentito da subito una profonda identificazione con il popolo peruviano e abbia sentito che lì poteva servire e collaborare. D’altro canto avrà anche percepito che la popolazione locale era molto contenta di averlo lì in ragione della sua grande vicinanza. E’ diventato come loro, si è identificato con il popolo peruviano e questa identificazione si è approfondita nel corso del tempo”.