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“Stop agli armamenti”. L’ipotesi di un bilaterale tra Leone XIV e Vance

(ansa)

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Parolin: “Colloqui di Istanbul tragici, la Santa Sede è disponibile a ospitare un incontro tra le parti con tutte le discrezioni del caso”. Il discorso del Pontefice: “Investire sulla famiglia uomo-donna”
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CITTÀ DEL VATICANO – Per ottenere la pace, è necessario «sradicare le premesse di ogni conflitto e di ogni distruttiva volontà di conquista». Leone XIV incontra i diplomatici dei Paesi accreditati con la Santa Sede e invoca un nuovo respiro per la diplomazia multilaterale e per le istituzioni internazionali che sono state «volute e pensate anzitutto per porre rimedio alle contese». Ricorda che presupposti per la pace sono la giustizia sociale e il dialogo interreligioso, lancia un appello per il disarmo ricordando, sulla scia di Francesco, che occorre «la volontà di smettere di produrre strumenti di distruzione e di morte». E ribadisce che non ci si può accontentare di «una tregua tra una contesa e l’altra», l’obiettivo deve essere accantonare «l’orgoglio e le rivendicazioni».

Le parole del Papa arrivano mentre nei colloqui di Istanbul sull’Ucraina si registra uno stallo che il cardinale Pietro Parolin definisce «tragico»: «Speravamo che potesse avviarsi un processo lento ma posi…

CITTÀ DEL VATICANO – Per ottenere la pace, è necessario «sradicare le premesse di ogni conflitto e di ogni distruttiva volontà di conquista». Leone XIV incontra i diplomatici dei Paesi accreditati con la Santa Sede e invoca un nuovo respiro per la diplomazia multilaterale e per le istituzioni internazionali che sono state «volute e pensate anzitutto per porre rimedio alle contese». Ricorda che presupposti per la pace sono la giustizia sociale e il dialogo interreligioso, lancia un appello per il disarmo ricordando, sulla scia di Francesco, che occorre «la volontà di smettere di produrre strumenti di distruzione e di morte». E ribadisce che non ci si può accontentare di «una tregua tra una contesa e l’altra», l’obiettivo deve essere accantonare «l’orgoglio e le rivendicazioni».

Le parole del Papa arrivano mentre nei colloqui di Istanbul sull’Ucraina si registra uno stallo che il cardinale Pietro Parolin definisce «tragico»: «Speravamo che potesse avviarsi un processo lento ma positivo verso una soluzione pacifica del conflitto», ammette il segretario di Stato. Invece «siamo di nuovo agli inizi e adesso vedremo cosa fare, ma è una situazione molto difficile, drammatica». Il responsabile della diplomazia vaticana ha confermato che il pontefice ha offerto la disponibilità della Santa Sede per un incontro tra le due parti del conflitto ucraino «con tutte le discrezioni del caso». Diversa invece la situazione per il Medio Oriente: in quel caso il porporato non ritiene ci siano le condizioni per un vertice in Vaticano, ma, ha aggiunto, «siamo sempre disposti a facilitare e questo aiuto può prendere forme diverse».

Nell’immediato, per Leone XIV c’è intanto l’ipotesi di un bilaterale auspicato da J.D.Vance a margine della messa di inizio pontificato di domani, alla quale il vicepresidente Usa parteciperà insieme a Marc Rubio, nel frattempogià arrivato a Roma: Parolin non lo esclude, anche se «il problema è che ci sono tante delegazioni, i tempi sono molto stretti e quindi si tratterà di vedere se c’è spazio». Gli staff sono al lavoro, il cerimoniale prevede che il pontefice, al termine della cerimonia solenne che avverrà in piazza San Pietro, si sposti all’interno della basilica dove riserverà un saluto ai rappresentanti dei circa 200 Paesi stranieri. Sarà presente anche il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo, che lunedì sarà poi ricevuto da Leone XIV per un’udienza nella quale si discuterà l’ipotesi di una partecipazione congiunta all’evento di Nicea per ricordare il concilio del 325.

Sono i primi segni concreti dell’impegno per «costruire nuovi ponti con tutte le persone di buona volontà», come rimarca lo stesso Prevost davanti ai diplomatici riuniti nella Sala Clementina del palazzo apostolico. Il Papa lascia intendere di essere pronto a viaggiare molto ma avvisa pure che la Chiesa non potrà mai «esimersi dal dire la verità sull’uomo e sul mondo», ricorrendo quando necessario «anche a un linguaggio schietto, che può suscitare qualche iniziale incomprensione».

E chiede quindi di investire sulla famiglia «fondata sull’unione stabile tra uomo e donna», insiste nell’invocare il pieno rispetto della libertà di culto in ogni Paese, perché «l’esperienza religiosa è una dimensione fondamentale della persona umana, tralasciando la quale è difficile, se non impossibile, compiere quella purificazione del cuore necessaria per costruire relazioni di pace».

Rivendica anche il fatto che «la Santa Sede non può esimersi dal far sentire la propria voce dinanzi ai numerosi squilibri e alle ingiustizie che conducono, tra l’altro, a condizioni indegne di lavoro e a società sempre più frammentate e conflittuali». Occorre, scandisce Leone XIV, «adoperarsi per porre rimedio alle disparità globali, che vedono opulenza e indigenza tracciare solchi profondi tra continenti, Paesi e anche all’interno di singole società». In questo contesto Prevost parla di sé nel citare il tema delle migrazioni: «La mia stessa storia è quella di un cittadino, discendente di immigrati, a sua volta emigrato». È lo spunto per ricordare che ciascuno, nel corso della vita, «si può ritrovare sano o malato, occupato o disoccupato, in patria o in terra straniera: la sua dignità però rimane sempre la stessa».

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