La aspettava. Dopo più di sei mesi è arrivata. Signora Armanda Trentini, cosa ha significato per lei la telefonata di Alberto?
“Ci ha consolato. Ci ha ridato la voglia di vivere che si stava spegnendo un po' ogni giorno, pur avendo accanto tante persone a sostenerci: la nostra avvocata Ballerini, i parenti, gli amici nostri e di Alberto e l’associazione Articolo 21 e la parrocchia”.
Qual è la cosa più importante che Alberto ha detto?
“?Ha chiesto come stiamo e come sta il papà. Ha detto che ci vuole tanto bene. Che vuole bene alla sua fidanzata e ai suoi amici. Poi di avere poco tempo a disposizione e perciò ci ha voluto rassicurare velocemente del suo stato di salute che a suo dire è buono”.
State sentendo la vicinanza degli italiani in questi mesi?
“Siamo stati noi a dirgli che c'è un mondo fuori che si è attivato fin dai primi giorni e continua ad attivarsi per lui e che non doveva sentirsi abbandonato”.
La aspettava. Dopo più di sei mesi è arrivata. Signora Armanda Trentini, cosa ha significato per lei la telefonata di Alberto?
“Ci ha consolato. Ci ha ridato la voglia di vivere che si stava spegnendo un po' ogni giorno, pur avendo accanto tante persone a sostenerci: la nostra avvocata Ballerini, i parenti, gli amici nostri e di Alberto e l’associazione Articolo 21 e la parrocchia”.
Qual è la cosa più importante che Alberto ha detto?
“?Ha chiesto come stiamo e come sta il papà. Ha detto che ci vuole tanto bene. Che vuole bene alla sua fidanzata e ai suoi amici. Poi di avere poco tempo a disposizione e perciò ci ha voluto rassicurare velocemente del suo stato di salute che a suo dire è buono”.
State sentendo la vicinanza degli italiani in questi mesi?
“Siamo stati noi a dirgli che c'è un mondo fuori che si è attivato fin dai primi giorni e continua ad attivarsi per lui e che non doveva sentirsi abbandonato”.
Lei ha chiesto al nostro governo: fate presto. Lo stanno facendo?
“Credo che dopo gli ultimi interventi della stampa, della televisione, degli scrittori, delle persone vicine si sia alzato il livello di attenzione per la liberazione di Alberto. Noi ci siamo sentiti più forti per chiedere a gran voce al governo la liberazione di Alberto e questo grido sentiamo che non è caduto nel vuoto. Le telefonate del presidente Mattarella e della premier Meloni mi avevano confortata. L’incontro avvenuto recentemente con l’onorevole Mantovano mi ha incoraggiata, ho sentito che il suo interessamento è autentico e il suo impegno tenace”.
Ha un messaggio da mandare a Maduro?
“Giorni fa mi sono fatta coraggio e ho osato inviare, per il tramite della mia legale, una lettera al presidente Maduro, con la richiesta di liberare Alberto. Gli ho spiegato che mio figlio è davvero una persona leale e generosa, cresciuto secondo i dettami della nostra comune religione e gli chiesto di decidere per la sua liberazione. Spero che legga questa mia missiva con gli occhi di un padre”.
Cosa le fa paura?
“Adesso mi sembra che nulla mi faccia paura. Con questa telefonata ho ritrovato la forza per tornare a combattere e sperare di riaverlo presto a casa. Ma, ripeto, bisogna fare in fretta!”.
Ha un suo sogno?
“Non ho sogni. Vorrei che Alberto avesse sempre dei sogni. Vorrei che dopo questi sei mesi di prigionia potesse ripensare le sue scelte e decidere di restare almeno per un po’ in Italia, sono convinta che vorrà continuare ad aiutare il prossimo, ma da mamma, egoisticamente, per un po’ di tempo vorrei che lavorasse in Italia. Poi, come sempre, rispetteremo le sue scelte. Lo vogliamo libero e felice”.
Qual è stato il momento più difficile in questi 182 giorni?
“I momenti difficili sono stati molti. Quando alcuni rappresentanti del nostro governo, nelle varie interviste, continuavano ad affermare che la situazione di Alberto era molto complicata e quel molto era stato sottolineato anche tre volte. Come a voler dire ‘mettetevi il cuore in pace’, sappiate che ci vorrà tanto tempo, chissà. In quei momenti mi sono sentita crollare il mondo addosso. Ma non abbiamo mai potuto permetterci una resa”.
Come immagina Alberto?
“Dimagrito, ma con gli occhi vivi e ...sorridente”.
Ha pensato alla prima cosa da fare quando Alberto tornerà a casa?
“Verrà come verrà. Lo abbraccerò. Gli chiederò se è stanco, se vuol riposare, se vuol ripulirsi, se ha fame, qualunque cosa si senta di fare. Gli staremo vicini. Noi ora possiamo soltanto aspettare. Sperando che l’attesa sia la più breve possibile”.