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Il Vaticano tesse la pace. Vance e Zelensky incontreranno Leone

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Il vice di Trump sbarca a Roma e va subito sulla tomba di Francesco. Il segretario di Stato Rubio: la Santa sede luogo ideale per parlarsi
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Il cardinale Matteo Zuppi lo ha definito il primo miracolo di papa Francesco. Di certo quella foto al Papa argentino avrebbe fatto piacere: Donald Trump e Volodimyr Zelensky finalmente seduti l’uno di fronte all’altro nella basilica di San Pietro, poco prima che iniziasse il funerale di Bergoglio, un colloquio evidentemente organizzato all’ultimo minuto, con due sedie agguantate dai cerimonieri pontifici dal sagrato della basilica vaticana e sistemate dinanzi a un battistero per permettere al presidente statunitense e a quello ucraino il primo abboccamento, pacifico, dopo lo scontro verbale organizzato dal tycoon nello Studio ovale a favore di telecamera. Solo pochi minuti, solo un veloce scambio di vedute, ma reso possibile da quel frangente unico – le esequie di un Pontefice che radunano in Vaticano leader mondiali che altrimenti evitano di incontrarsi e di parlarsi – e da quel luogo neutro che è il Vaticano.

Da Francesco a Leone

A Jorge Mario Bergoglio, che per la pace ha spes…

Il cardinale Matteo Zuppi lo ha definito il primo miracolo di papa Francesco. Di certo quella foto al Papa argentino avrebbe fatto piacere: Donald Trump e Volodimyr Zelensky finalmente seduti l’uno di fronte all’altro nella basilica di San Pietro, poco prima che iniziasse il funerale di Bergoglio, un colloquio evidentemente organizzato all’ultimo minuto, con due sedie agguantate dai cerimonieri pontifici dal sagrato della basilica vaticana e sistemate dinanzi a un battistero per permettere al presidente statunitense e a quello ucraino il primo abboccamento, pacifico, dopo lo scontro verbale organizzato dal tycoon nello Studio ovale a favore di telecamera. Solo pochi minuti, solo un veloce scambio di vedute, ma reso possibile da quel frangente unico – le esequie di un Pontefice che radunano in Vaticano leader mondiali che altrimenti evitano di incontrarsi e di parlarsi – e da quel luogo neutro che è il Vaticano.

Da Francesco a Leone

A Jorge Mario Bergoglio, che per la pace ha speso fino all’ultimo grammo di energia in vita, sarebbe piaciuto sapere che anche la sua morte è stata occasione di uno spiraglio di dialogo. E senz’altro piacerà al suo successore Leone, che oggi su quello stesso sagrato dà avvio cerimonialmente al suo pontificato, avere con se i grandi del mondo a cui rivolgere un invito alla pace.

Pace, del resto, è la prima parola del suo pontificato, «La pace sia con voi», ha detto Robert Francis Prevost fresco di fumata bianca la sera dell’elezione alla sterminata folla di fedeli radunata sotto il loggione di San Pietro. È cambiato Papa, non cambia l’impegno del vescovo di Roma per la pace nel mondo. Il Pontefice gesuita spronava alla comprensione delle ragioni dell’altro, il Pontefice agostiniano sottolinea l’amicizia che dovrebbe caratterizzare i rapporti della famiglia umana, gli accenti e le strategie possono variare, l’obiettivo è lo stesso. Il vescovo di Roma parla urbi et orbi, alla città e al mondo, e la giornata odierna ne è una plastica raffigurazione.

I bilaterali di Prevost

Alla fine della celebrazione il Papa rientrerà in basilica dal sagrato e stringerà la mano a tutti i rappresentanti delle quasi duecento delegazioni venute alla sua messa, solo un breve saluto ma sarà il primo contatto con leader mondiali che avranno in Leone XIV, 69 anni, un interlocutore di peso per il futuro. Alcuni di loro approfitteranno della permanenza a Roma per incontrare papa Prevost per un primo bilaterale. Il Pontefice con la doppia cittadinanza statunitense-peruviana (ora tripla, c’è anche quella vaticana), dovrebbe ricevere il vicepresidente degli Stati Uniti J.D.Vance, che torna a Roma dopo nemmeno un mese – vide papa Francesco il giorno prima della sua morte, il giorno di Pasqua, è andato a visitare la sua tomba a Santa Maria Maggiore appena sbarcato a Roma ieri sera – esponente di una Casa Bianca ben consapevole di dovere fare i conti con il Papa nativo di Chicago, e che su temi come l’immigrazione e il cambiamento climatico ha idee piuttosto distanti da quelle di Donald Trump. Anche Volodimyr Zelensky dovrebbe avere un bilaterale con papa Leone già oggi: si sono già sentiti al telefono, Prevost ha parlato dell’importanza di trovare una pace «autentica, giusta e duratura» in Ucraina, il presidente ucraino ha anticipato che intende invitare il Pontefice a Kiev. Non sono esclusi altri bilaterali ma c’è tempo, il pontificato è iniziato da appena poco più di una settimana, Leone XIV senz’altro allaccerà nelle prossime settimane molti rapporti internazionali e poi inizierà a viaggiare.

Il luogo per negoziare

Fin da subito ha lanciato il cuore oltre l’ostacolo, dicendo che «la Santa sede è a disposizione perché i nemici si incontrino e si guardino negli occhi, perché ai popoli sia restituita una speranza e sia ridata la dignità che meritano, la dignità della pace. I popoli vogliono la pace e io, col cuore in mano, dico ai responsabili dei popoli: incontriamoci, dialoghiamo, negoziamo». Un’offerta ribadita nei giorni scorsi dal cardinale Pietro Parolin, che ha spiegato come il Papa intenda «mettere a disposizione il Vaticano per un incontro» tra Russia e Ucraina in modo che «si parlino»: è «una disponibilità di luogo», ha spiegato il Segretario di Stato. Ipotesi confermata ieri dal Segretario di Stato Usa Marco Rubio, che ha incontrato sia il cardinale Parolin che il cardinale Zuppi, e ha detto che il Vaticano potrebbe essere non già un «mediatore» ma «un luogo in cui entrambe le parti si sentirebbero a proprio agio» e così svolgere un «ruolo costruttivo e positivo». Il Papa americano e i suoi collaboratori sono a disposizione. Fosse che quel primo miracolo di papa Francesco si moltiplicasse.

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