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Il padre di Anna Chiti: “Era a bordo per fare l’interprete, non certo le manovre”

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Il dolore e le accuse: “Per quel tipo di barca ci voleva più personale, invece lei era da sola con lo skipper Adesso voglio la verità”
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Venezia – Mia figlia su quella barca doveva solo parlare l’inglese, fare la traduttrice. Non avrebbe dovuto fare il marinaio. Ma poi mi chiedo: mandi una bambina di 17 anni, senza salvagente né niente, su una barca di 10-12 metri a fare una manovra che di solito fa uno con decenni di esperienza?». È stato il papà, Umberto Chiti, a insegnare «ad andare per mare» alla figlia Anna: «Le ho trasmesso tutto, anche e soprattutto a calcolare i rischi e i pericoli: faranno chiarezza, ma sicuramente quella manovra in ormeggio non doveva farla lei da sola».

(ansa)

Sapeva che sua figlia aveva iniziato questo lavoro?

«L’ho scoperto sabato, un amico di un cantiere mi ha detto “sai che Anna è andata a fare un lavoro sulla barca”, mi hanno detto che era entusiasta. Io e sua madre siamo separati, le mie figlie vivono con lei. So che voleva mettere da parte un po’ di soldi, il 7 giugno avrebbe compiuto 18 anni e vole…

Venezia – Mia figlia su quella barca doveva solo parlare l’inglese, fare la traduttrice. Non avrebbe dovuto fare il marinaio. Ma poi mi chiedo: mandi una bambina di 17 anni, senza salvagente né niente, su una barca di 10-12 metri a fare una manovra che di solito fa uno con decenni di esperienza?». È stato il papà, Umberto Chiti, a insegnare «ad andare per mare» alla figlia Anna: «Le ho trasmesso tutto, anche e soprattutto a calcolare i rischi e i pericoli: faranno chiarezza, ma sicuramente quella manovra in ormeggio non doveva farla lei da sola».

(ansa)

Sapeva che sua figlia aveva iniziato questo lavoro?

«L’ho scoperto sabato, un amico di un cantiere mi ha detto “sai che Anna è andata a fare un lavoro sulla barca”, mi hanno detto che era entusiasta. Io e sua madre siamo separati, le mie figlie vivono con lei. So che voleva mettere da parte un po’ di soldi, il 7 giugno avrebbe compiuto 18 anni e voleva fare una festicciola con gli amici, comprarsi qualcosa. Ma portarmi via una figlia in questo modo... Stanno indagando, ma una barca così non possono mica portarla solo in due. Serviva sicuramente più equipaggio, a bordo o in banchina».

Cosa sa di quanto accaduto?

«La Capitaneria di porto sta facendo un lavoro straordinario, sono stati molto umani con me, quando mi hanno chiamato per avvisarmi mi sembrava di avere mio padre al telefono. Anna era una nuotatrice esperta, anche più di me, e noi siamo una famiglia di subacquei. Io oggi faccio il portuale ma in passato facevo recuperi in profondità, come mio padre e i miei cugini: siamo tutti cresciuti in mare. E anche Anna, con me e sua mamma e l’altra nostra figlia, Giulia, sono gemelle».

Ci andavate spesso?

«Fin da bambine le portavamo, abbiamo una barca da diporto e facevamo le gite in laguna con tutta la famiglia. Avendo tanta esperienza, l’ho indottrinata io sul mondo del mare».

Qual era il sogno di sua figlia?

«Mia figlia sognava di diventare comandante e di girare il mondo sulle grandi navi. Da crociera o offshore. Era molto brillante, sapeva tante lingue, anche il russo e l’ucraino, come le origini di sua madre. Era una ragazza di un’intelligenza super, poteva fare carriera, poteva fare tutto. Vederla sul tavolo all’obitorio mi ha distrutto il cuore».

Che persona era Anna?

«Era molto buona, scherzava tanto, un grande sorriso. Prestava servizio all’oratorio con i bambini più piccoli, li portava in montagna, in spiaggia. Da anni stava con Jacopo, il suo fidanzato, anche compagno di banco. Andavano per mare assieme, stavano bene, si volevano bene. Era una bella persona, Anna. Ora voglio la verità. Fammi un favore, dì una preghiera per lei, io ci conto».

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