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Coppie arcobaleno, la Consulta: entrambe le madri possono riconoscere il figlio alla nascita

(ansa)

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La sentenza che cambierà la vita a centinaia di famiglie: diventano incostituzionali tutte quelle impugnazioni che hanno tolto dai certificati di nascita il cognome della mamma intenzionale. L’avvocato della coppia, Vincenzo Miri: “Da oggi la Costituzione riconosce che esistono famiglie con due madri. Mai più bambini di serie A e di serie B”
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“E’ incostituzionale il divieto per la madre intenzionale di riconoscere come proprio il figlio nato in Italia d procreazione medicalmente assistita, legittimamente praticata all’estero”. Con una sentenza che cambierà la vita per centinaia di famiglie arcobaleno, la Consulta ha dichiarato che non si può sancire per legge che un bambino – in questo caso voluto e desiderato da due madri – debba essere orfano di colei che non l’ha partorito. Diventano così incostituzionali tutte quelle impugnazioni, avvenute in tutta Italia dopo le famose circolari del ministero dell’Interno, a cominciare dal caso delle decine di madri di Padova, che hanno tolto dai certificati di nascita dei figli di due madri il cognome della mamma intenzionale.

L’articolo 8 della legge numero 40 del 2004 è costituzionalmente illegittimo nella parte in cui non prevede che pure il nato in Italia da donna che ha fatto ricorso all’estero, in osservanza delle norme ivi vigenti, a tecniche di procreazione medicalmente assis…

“E’ incostituzionale il divieto per la madre intenzionale di riconoscere come proprio il figlio nato in Italia d procreazione medicalmente assistita, legittimamente praticata all’estero”. Con una sentenza che cambierà la vita per centinaia di famiglie arcobaleno, la Consulta ha dichiarato che non si può sancire per legge che un bambino – in questo caso voluto e desiderato da due madri – debba essere orfano di colei che non l’ha partorito. Diventano così incostituzionali tutte quelle impugnazioni, avvenute in tutta Italia dopo le famose circolari del ministero dell’Interno, a cominciare dal caso delle decine di madri di Padova, che hanno tolto dai certificati di nascita dei figli di due madri il cognome della mamma intenzionale.

L’articolo 8 della legge numero 40 del 2004 è costituzionalmente illegittimo nella parte in cui non prevede che pure il nato in Italia da donna che ha fatto ricorso all’estero, in osservanza delle norme ivi vigenti, a tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma) ha lo stato di figlio riconosciuto anche della donna che, del pari, ha espresso il preventivo consenso al ricorso alle tecniche medesime e alla correlata assunzione di responsabilità genitoriale.

Commosso l’avvocato Vincenzo Miri di Rete Lenford, che ha seguito il caso delle due madri, che abitano a Viareggio e sono due avvocate, fin dall’inizio. "E' stato affermato un principio di civiltà giuridica nell'interesse di tutti i bambini contro una cultura legata a un unico modello di famiglia. E' una sentenza storica che cambia la vita di tutte le donne che, con le compagne o le mogli, vogliono avere un figlio perché non dovranno più sottoporsi all'umiliante procedura di adozione.Tutte le impugnazioni della procura e del ministero dell'Interno che intasano i tribunali cadranno perché i sindaci hanno correttamente dato tutela con i riconoscimenti all'anagrafe. Mai più bambini di serie A e di serie B”.

La Corte – dopo aver precisato che la questione non attiene alle condizioni che legittimano l’accesso alla Pma in Italia – ha ritenuto che l’attuale impedimento al nato in Italia di ottenere fin dalla nascita lo stato di figlio riconosciuto anche della donna che ha prestato il consenso alla pratica fecondativa all’estero insieme alla madre biologica non garantisca il miglior interesse del minore e costituisca violazione: dell’articolo 2 della Costituzione, per la lesione dell’identità personale del nato e del suo diritto a vedersi riconosciuto sin dalla nascita uno stato giuridico certo e stabile; dell’articolo 3 della Costituzione, per la irragionevolezza dell’attuale disciplina che non trova giustificazione in assenza di un controinteresse di rango costituzionale; dell’articolo 30 della Costituzione, perché lede i diritti del minore a vedersi riconosciuti, sin dalla nascita e nei confronti di entrambi i genitori, i diritti connessi alla responsabilità genitoriale e ai conseguenti obblighi nei confronti dei figli.

La dichiarazione di illegittimità costituzionale si fonda su due rilievi: la responsabilità che deriva dall’impegno comune che una coppia si assume nel momento in cui decide di ricorrere alla Pma per generare un figlio, impegno dal quale, una volta assunto, nessuno dei due genitori, e in particolare la cosiddetta madre intenzionale, può sottrarsi; la centralità dell’interesse del minore a che l’insieme dei diritti che egli vanta nei confronti dei genitori valga, oltre che nei confronti della madre biologica, nei confronti della madre intenzionale.

Dalla considerazione di questi fondamenti discende che il mancato riconoscimento fin dalla nascita dello stato di figlio di entrambi i genitori lede il diritto all’identità personale del minore e pregiudica sia l’effettività del suo «diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni» sia il suo «diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale».

Le reazioni

"E' arrivata una sentenza molto importante della Corte Costituzionale che finalmente sancisce che non ci sono figli di serie B, che la madre che non ha partorito da procreazione medicalmente assistita viene riconosciuta immediatamente come tale e questo è un colpo durissimo a tutti quelli che hanno fatto della discriminazione una bandiera e a questo governo che ha provato a spezzare delle famiglie". Lo dice la segretaria Pd, Elly Schlein, a margine di un incontro pubblico a Genova.

Ribatte Salvini: "La libertà è il valore supremo: ognuno è libero di condividere la sua vita con chi vuole, di amare chi vuole e nessuno può permettersi di discriminare nessuno. Ma chi sceglie il centrodestra fa una scelta di campo precisa, nel rispetto delle scelte di tutti: guai a tagliare le radici degli alberi che hanno fatto crescere i nostri nonni, guai a far finta di essere chi non siamo, guai a cancellare parole come mamma e papà che sono il passato il presente e il futuro. Perché senza mamma e papà non saremmo qui".

Non è d’accordo Mara Carfagna, segretario di Noi Moderati: "La Consulta ribadisce un principio fondamentale: prima di ogni altra cosa vanno considerati i diritti e il migliore interesse del bambino. Personalmente ho sempre ritenuto necessario semplificare l'accesso all'adozione, già oggi previsto per la madre non biologica, per renderlo più rapido, ma la sentenza di oggi va oltre. E' una sentenza importante, perché stabilisce che il divieto di riconoscimento della madre non biologica lede innanzitutto alcuni diritti costituzionali di chi nasce. La Consulta mette dunque i bambini avanti a tutto e, riconoscendo che il legame genitoriale vale alla stessa maniera per la madre biologica e per quella intenzionale, sana un vulnus che inevitabilmente finisce per penalizzare i minori".

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