Sono tanti i cold case che, ripresi in mano dopo anni, alla luce di nuove tecniche investigative e riletture delle scene del crimine sono stati risolti e hanno portato al colpevole. Nell’omicidio di Garlasco un colpevole c’è, ma quella verità giudiziaria sta traballando. E sfruttando tecniche e reagenti che non esistevano 18 anni fa, il caso è stato riaperto.
Le nuove tecnologie
A parlare di "nuove potenzialità tecniche a disposizione, sia hardware, sia software" è stato il procuratore di Pavia, Fabio Napoleone, che ha riaperto il caso dell’omicidio di Chiara Poggi avvenuto a Garlasco nel 2007. “Sono queste nuove tecnologie”, ha detto, “che hanno consentito di classificare l'impronta numero 33 trovata sulla parete e a ricondurla ad Andrea Sempio.
La “vecchia” Pcr, Polynmerase Chain Reaction
La più importante tecnologia a disposizione, spiega Marilena Cipollaro, medico e docente in pensione dell'ateneo Vanvitelli di Napoli, “ora come allora, è la Pcr (Polynmerase Chain Reaction), inventata da un ricercatore californiano, che permette di replicare ripetutamente una molecola di dna. Era gà disponibile nel 1984 ed è rimasta la tecnica 'cavallo di battaglia'. Quello che ovviamente all'epoca non c'era sono gli enormi database ora a disposizione".
Decifrare le impronte
Sulla 'decifrazione' delle impronte, invece, le nuove scoperte hanno permesso passi da gigante. Nella consulenza che attribuisce l’impronta a Sempio, i pm hanno reso noto che sono stati utilizzati un inchiostro e uno scanner ottico per ottenere nuovi elementi di riscontro dalle fotografie delle impronte scattate dopo l'omicidio. "La tecnica dell'inchiostro esisteva anche 18 anni fa, mentre lo scanner ottico non c'era ed è di grande utilità”, ha evidenziato ancora la dottoressa Cipollaro. “Gli esperti ora hanno a disposizione strumenti di rilevazione e software che danno la possibilità di svolgere analisi più precise anche su impronte molto labili. E per le impronte digitali ci sono database pazzeschi che aiutano a risalire all'identità di chi le ha lasciate con maggiore precisione e probabilità".
L’obti test
L'impronta fotografata e analizzata nel 2007 - grattando l'intonaco dal muro con un bisturi - è stata sottoposta ad esame e l'obti test, l'esame più specifico per cogliere la presenza di sangue umano, ha dato "esito negativo". Si tratta di un test rapido che identifica la presenza di emoglobina umana in un campione. Il colore dell'impronta rosato che sarebbe riconducibile ad Andrea Sempio sarebbe dovuto al colore del reagente, non alla presenza di sangue. "La ninidrina, il reagente utilizzato - ha spiegato Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi - dà un colore rosa-violetto".