Cronaca

Caso Resinovich, la procura: “Il marito Visintin l’ha aggredita e soffocata”

Caso Resinovich, la procura: “Il marito Visintin l’ha aggredita e soffocata”

Per la prima volta i pm triestini formalizzano una possibile ricostruzione del delitto

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Sebastiano Visintin ha sorpreso la moglie Liliana Resinovich «all’interno del parco ex Opp, in prossimità della via Weiss, all’altezza del civico 21», l’ha aggredita con «afferramenti, compressioni, percosse, urti e graffi», causandone la morte «quale conseguenza di afferramento e compressione del volto della vittima».

Così, per la procura di Trieste, è morta Liliana Resinovich, la 63enne scomparsa il 14 dicembre di tre anni e mezzo fa, il cui corpo senza vita, avvolto in due sacchi neri, è stato ritrovato solo venti giorni dopo. Un suicidio, hanno sostenuto per anni inquirenti e investigatori, fin quando la superperizia della dottoressa Cristina Cattaneo, che nei mesi scorsi sul corpo della donna ha eseguito una nuova autopsia, non ha individuato le inconfondibili tracce di un omicidio. E le indagini hanno subito preso un nuovo corso. Rapido.

Visintin è stato formalmente iscritto nel registro degli indagati, nella sua casa sono tornati gli investigatori per una nuova perquisizione, hanno portato via centinaia di coltelli e cesoie, che l’uomo per lavoro affila, un maglione giallo e i guanti, che presumibilmente indossava il giorno della scomparsa della moglie. Lo si sa dai video della go-pro che Visintin ha postato all’epoca sui social e su cui ha sempre basato — anche pubblicamente — il suo alibi.

Ma adesso la procura di Trieste non sembra credergli. Al contrario, per la pm Ilaria Iozzi, che da qualche mese ha ereditato il fascicolo, è stato lui, il giorno stesso della scomparsa, a soffocare la moglie a mani nude non lontano dal boschetto in cui il corpo è stato trovato.

La formale ricostruzione di quanto successo emerge dalla richiesta di incidente probatorio depositata il 21 maggio scorso. Al gip Flavia Mangiante, la pm Iozzi, anche su sollecitazione delle parti civili, ha chiesto di ascoltare formalmente Claudio Sterpin, molto vicino a Resinovich. Ottantaseienne, le sue dichiarazioni vanno cristallizzate, in modo da renderle utilizzabili in un eventuale procedimento. E sono preziose. Fra lui e Liliana c’era una frequentazione assidua. Quando non riuscivano a incontrarsi, si sentivano: sono stati trovati oltre mille messaggi. A detta di Sterpin, progettavano un futuro insieme. E questo, ha sempre sostenuto l’uomo, per Visintin sarebbe stato anche un problema economico.

Un possibile movente anche per la procura? Al momento, non è dato sapere. Inquirenti e investigatori sono chiusi nel riserbo. E pure Visintin, che mai si è sottratto a microfoni e telecamere e anche dopo le ultime perquisizioni ostentava «massima tranquillità» e disquisiva di saune e vacanze, adesso lascia che il suo telefono squilli a vuoto.

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