“Vi spiego le criptovalute, piacciono a chi cerca l’anonimato ma con le truffe molti perdono tutto”
di Giuliano FoschiniPrima regola nel mondo delle criptovalute: mai meravigliarsi, tutto è possibile. Anche per questo la storia di Michael Valentino Teofrasto Carturan e del suo aguzzino, John Woeltz, sorprende ma non meraviglia chi tutti i giorni con le cripto ci lavora, per dare la caccia agli speculatori, gli evasori. O i truffatori.
Il generale Antonello Mancazzo è il comandante del nucleo speciale frodi tecnologiche della Guardia di Finanza. Lui e i suoi uomini ogni giorno danno la caccia a chi usa le cripto per accantonare illecitamente fortune.
Chi sono?
“Difficile fare un profilo preciso. Più facile, invece, individuare perché lo fanno. La criptovaluta è una moneta pseudoanima che ti permette, in particolare su alcune piattaforme non legali, di far…
Prima regola nel mondo delle criptovalute: mai meravigliarsi, tutto è possibile. Anche per questo la storia di Michael Valentino Teofrasto Carturan e del suo aguzzino, John Woeltz, sorprende ma non meraviglia chi tutti i giorni con le cripto ci lavora, per dare la caccia agli speculatori, gli evasori. O i truffatori.
Il generale Antonello Mancazzo è il comandante del nucleo speciale frodi tecnologiche della Guardia di Finanza. Lui e i suoi uomini ogni giorno danno la caccia a chi usa le cripto per accantonare illecitamente fortune.
Chi sono?
“Difficile fare un profilo preciso. Più facile, invece, individuare perché lo fanno. La criptovaluta è una moneta pseudoanima che ti permette, in particolare su alcune piattaforme non legali, di far girare patrimoni immensi senza nei fatti darci la possibilità di tracciarli”.
Succede sempre così?
“No. Esistono le piattaforme di exchange registrate, in Europa, attraverso le quali noi abbiamo una serie di strumenti di controllo e tracciatura, anche fiscali. Perché per esempio le plusvalenze vanno dichiarate al fisco come dimostra bene un’operazione che abbiamo fatto recentemente su un soggetto con un patrimonio di 270 milioni di cripto sul quale siamo intervenuti. E che poi ha trovato un accordo con il fisco”.
Quindi: i criminali investono in cripto perché viene garantito loro l’anonimato.
“Sì. Perché sono possibili triangolazioni con l’estero, con destinazione finale spesso in paradisi fiscali o comunque in paesi che poi non offrono un’adeguata collaborazione finanziaria. Ecco perché i patrimoni, quando si muovono, sono spesso ben protetti, criptati. Se io riesco ad arrivare a una cassa, diciamo così, per aprirla è necessario che io abbia una stringa, una chiave privata, una password alfanumerica, non certo quelle che noi usiamo per sbloccare i cellulari, che mi permetta di aprire quel forziere”.
Ecco perché succedono cose come quella di New York, quindi, con sequestri e torture per ottenere quelle password.
“Il punto non è criminalizzare l’intero sistema delle criptovalute, però, attenzione. Ma chiaramente le storture”.
Le due cose sono parallele, però. Spesso chi investe in cripto lo fa proprio per quell’anonimizzazione del denaro di cui lei parlava prima. Perché dovrebbero appoggiarsi alle piattaforme di exchange legali che consentono un tracciamento?
“Perché sono garantite. Uno dei problemi principali che stiamo vivendo in questo momento è quello delle truffe. Migliaia di italiani cadono in queste piattaforme online che pubblicizzano guadagni enormi con le criptovalute e che invece sono soltanto degli specchietti per le allodole. Parliamo di sistemi assolutamente raffinati, con tanto di video promozionali realizzati con l’intelligenza artificiale. Si muovono bande organizzate, per lo più dall’estero, in particolare dal Sud Est Asiatico, in grado di fare sparire milioni di euro nel giro di pochi istanti. Siamo assistendo a gente che ha perso tutto. Soldi che non rivedrà mai”.