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Oncologia, cure al top in Toscana ed Emilia-Romagna. Gli screening meglio al Nord, Sud indietro

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I dati di Agenas sulle reti dedicate alla cura del cancro
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In testa Toscana ed Emilia-Romagna, con la prima leggermente avanti, poi Valle d’Aosta e Piemonte insieme, Veneto e Lazio. La Lombardia arriva settima. La graduatoria basata sull’efficacia delle reti regionali per l’assistenza oncologica conferma alcune caratteristiche del nostro sistema sanitario pesantemente eterogeneo. Se si tratta di organizzazione per l’assistenza diffusa, nella presa in carico dei pazienti ai quali disegnare i vari passaggi del percorso di cura, le due grandi Regioni del Centro-Nord, più il Veneto, sono quelle che funzionano meglio. La Lombardia, che assicura prestazioni di altissima specialità nel campo della cura del cancro, si affida a grandi centri ed è appunto più debole nelle reti.

Le realtà del Sud arrivano dopo, e infatti molti malati le lasciano per essere curate altrove. E gli screening, cioè le attività di prevenzione oncologica, vanno meglio al settentrione, con dati che peggiorano via via che si scende verso il meridione.

Come si calcolano i dati

La…

In testa Toscana ed Emilia-Romagna, con la prima leggermente avanti, poi Valle d’Aosta e Piemonte insieme, Veneto e Lazio. La Lombardia arriva settima. La graduatoria basata sull’efficacia delle reti regionali per l’assistenza oncologica conferma alcune caratteristiche del nostro sistema sanitario pesantemente eterogeneo. Se si tratta di organizzazione per l’assistenza diffusa, nella presa in carico dei pazienti ai quali disegnare i vari passaggi del percorso di cura, le due grandi Regioni del Centro-Nord, più il Veneto, sono quelle che funzionano meglio. La Lombardia, che assicura prestazioni di altissima specialità nel campo della cura del cancro, si affida a grandi centri ed è appunto più debole nelle reti.

Le realtà del Sud arrivano dopo, e infatti molti malati le lasciano per essere curate altrove. E gli screening, cioè le attività di prevenzione oncologica, vanno meglio al settentrione, con dati che peggiorano via via che si scende verso il meridione.

Come si calcolano i dati

La rilevazione la fa Agenas, l’Agenzia sanitaria nazionale delle Regioni. “La rete oncologica è il modello organizzativo funzionale che garantisce l’ottimizzazione della presa in carico in termini di percorso, processo ed esito, per ciascuna patologia oncologica”, spiegano dall’Agenzia riguardo allo studio, che è arrivato alla sua sesta edizione. Per il monitoraggio si studiano dati e si fa compilare un questionario ai responsabili delle reti delle varie Regioni. Si valutano, ad esempio, la percentuale di ricoveri di pazienti residenti in una Regione rispetto al totale delle dimissioni per capire quando restano a curarsi dove abitano, i tempi di attesa di chi deve fare un intervento, la quantità di prestazioni di chemioterapia e radioterapia assicurate ai malati entro 60 minuti e 100 chilometri di percorrenza dal luogo di residenza. Po si dà un punteggio per i vari indicatori e si fa la somma.

La graduatoria

Alla fine si ottiene una classifica, anche se queste rilevazioni non servono a dire chi è buono o cattivo ma come stimolo per migliorare e rendere la qualità l’assistenza nel Paese più omogenea possibile. Toscana e Emilia sono a 90,7 e 89,9 (su 100) punti ciascuna, a seguire Valle d’Aosta-Piemonte, Veneto, Lazio, Campania, Lombardia, Liguria, Puglia, Abruzzo, Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Trento, Sicilia, Umbria, Sardegna, Basilicata, Marche, Calabria e Molise (che ha 37 punti, meno della metà delle prime). Da Agenas commentano che valutando gli indicatori si notano differenze nette tra le Regioni che hanno sistemi di rete, come le prime in classifica, e quelle “in cui il raggiungimento della performance di esito è legato maggiormente alla produttività di singoli centri che avocano a sé elevata capacità produttiva e soddisfacimento della domanda interna ed esterna. E’ appunto il caso di Lombardia e Friuli”.

Gli screening oncologici

L’agenzia valuta anche come funzionano gli screening pubblici, cioè l’adesione agli esami su chiamata della Asl per per prevenire i tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto. Il Nord va meglio per le tre patologie. Ad esempio, per la mammella le adesioni sono il 55%, contro il 47% del Centro e il 36% del Sud.

Venendo alle singole Regioni, sempre sulla mammella, ci sono realtà sopra il 50% della popolazione target che si è controllata nel 2024, come Trento (72%), Emilia (67%), Umbria (65%), Toscana e Friuli (61%). Solo l’ultima Regione ha visto un aumento dei dati nel 2024 rispetto al 2023, tutte le altre calano leggermente. Ad andar male sono Campania (31% leggermente in crescita), Basilicata (23%), Lazio (37%), Marche (39%). La Lombardia è al 44%. Il sistema prende anche in considerazione la percentuale di inviti inviati, visto che ci sono Regioni che non riescono a contattare tutte le persone a rischio.

Riguardo alla cervice uterina, vanno sempre bene Emilia (71%), Umbria (68%) e Trento (62%). La Toscana è a 60%. Male Bolzano (13%), la Campania al 25%, Liguria e Sicilia al 27%. In generale, l’adesione alla prevenzione per questo tumore è in aumento in tutto il Paese, salvo poche eccezioni.

Infine il colon-retto, che ha dati più bassi. Le realtà che vanno bene superano di poco il 50%. La Valle d’Aosta è al 58%, Trento e il Veneto al 51%, il Friuli al 50%. L’Emilia arriva al 46%, l’Umbria al 42 e la Toscana al 40. Malissimo la Puglia, con il 5%, male la Campania e la Sicilia (14%), Lazio al 22%, l’Abruzzo al 24%.

Ad Agenas arriva Cicchetti

Agenas in questo momento è senza vertici visto che il direttore generale Domenico Mantoan si è dimesso alla fine dell’anno scorso ed è andato a lavorare nel privato. Ha partecipato alla presentazione del rapporto sull’oncologia dell’Agenzia per parlare appunto del “ruolo del privato convenzionato nelle reti oncologiche”. A breve a guidare l’agenzia, probabilmente all’inizio come commissario, arriverà alla Salute Americo Cicchetti, che oggi è direttore della Programmazione del ministero alla Salute ma lascerà.

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