L’appello del mondo delle biomasse: “Ecco i vantaggi di produrre energia con gli scarti dei boschi”
di Giacomo TalignaniNell'Italia che punta a un futuro nucleare e prova contemporaneamente a far crescere le rinnovabili rimanendo però fortemente ancorata al gas, c'è una terza via per soddisfare la crescente domanda di energia: le biomasse solide.
Questo settore - con le sue criticità (la combustione) e i suo pregi (l'economia circolare) - è ancora di dimensioni ridotte rispetto ai grandi player energetici, ma in un'epoca di intelligenza artificiale ed enormi dispendi elettrici in cui c'è incertezza sull'approvvigionamento energetico è oggi un comparto stabile che punta ad offrire un'alternativa alle classiche fonti energetiche grazie alla sua "programmabilità, affidabilità e al utilizzo di risorse nazionali". Tutti vantaggi che, ricorda Andrea Bigai, presidente dell'Associazione Energia da Biomasse Solide (EBS), potrebbero tornare "molto utili in casi di blackout come quello avvenuto in Spagna".
Attualmente in Italia ci sono almeno 15 operatori e 17 grandi impianti rilevanti che si occupano di lavorare…
Nell'Italia che punta a un futuro nucleare e prova contemporaneamente a far crescere le rinnovabili rimanendo però fortemente ancorata al gas, c'è una terza via per soddisfare la crescente domanda di energia: le biomasse solide.
Questo settore - con le sue criticità (la combustione) e i suo pregi (l'economia circolare) - è ancora di dimensioni ridotte rispetto ai grandi player energetici, ma in un'epoca di intelligenza artificiale ed enormi dispendi elettrici in cui c'è incertezza sull'approvvigionamento energetico è oggi un comparto stabile che punta ad offrire un'alternativa alle classiche fonti energetiche grazie alla sua "programmabilità, affidabilità e al utilizzo di risorse nazionali". Tutti vantaggi che, ricorda Andrea Bigai, presidente dell'Associazione Energia da Biomasse Solide (EBS), potrebbero tornare "molto utili in casi di blackout come quello avvenuto in Spagna".
Attualmente in Italia ci sono almeno 15 operatori e 17 grandi impianti rilevanti che si occupano di lavorare le biomasse solide, ovvero la parte biodegradabile ricavata dalla manutenzione dei boschi e delle attività agricole e agroindustriali, per trasformarle in produzione di energia elettrica.
Un sistema che nel nostro Paese offre lavoro a 5000 persone e permette una capacità complessiva installata di circa 300 MWe con una produzione elettrica annua superiore ai 1.700 GWh. Eppure spesso, nel "conto" energetico, trovandosi in una posizione diversa rispetto all'energia ottenuta da sole e vento o a quella legata al mondo fossile, questo comparto viene trascurato, anche se come racconta Bigai "bisognerebbe parlarne di più per comprenderne il valore e il perchè possiamo farci sempre affidamento".
Ecco, appunto, perché dice che possiamo fare sempre affidamento sull'energia da biomasse solide?
"Perché nel contesto attuale spesso, con casi recenti anche in Europa come in Spagna, si verifica una mancata corrispondenza fra la generazione di energia e i volumi di consumo, per cui è bene ragionare su sistemi e metodi che in fase di congestione e altre carenze possono garantire sempre energia. Il nostro è uno di quei casi, dato che c'è una forte stabilità nell'elettricità ricavata da scarti boschivi o agricoli che sono sempre a disposizione. Per questo direi che possiamo inserirci in un contesto di fonti rinnovabili programmabili".
Dunque considera le biomasse solide come un sistema rinnovabile?
"Sì, per me in termini generici le biomasse vanno considerate come rinnovabili e all'interno di un percorso di decarbonizzazione. Ma è giusto, nel nostro mondo che è comunque molto diversificato, dire che ci sono variazioni di grigio e che ci sono pro e contro: pro perché lavoriamo con materiali di scarto che poi recuperiamo e trasformiamo in energia e dunque abbiamo un'alta valenza a livello di economia circolare, contro perché non possiamo negare che come criticità esista un processo di combustione che inevitabilmente tocca il tema delle emissioni in atmosfera. Però sul nostro tipo di combustione andrebbero specificati dettagli".
Quali?
"Il fatto per esempio che ci muoviamo all'interno di un ciclo. Come detto i nostri grandi impianti usano scarti dell'industria boschiva oppure di quella agroalimentare. Spesso la CO2 emessa durante la combustione che otteniamo per generare elettricità è analoga a quella assorbita dai vegetali e le piante usate come combustibili. Se si guarda all'intero ciclo c'è una sorta di pareggio o delle piccole differenze. Ma da quella combustione, che è costantemente monitorata, si ottengono anche vantaggi per l'ambiente".
Per esempio?
"I nostri grandi Impianti sono in grado di usare anche combustibile povero come cascami, ramaglie o scarti della gestione del bosco e perfino residui dell'industria del legno d'opera. L'accumulo di quelle ramaglie e di quei residui, laddove non c'è quest'ottica di economia circolare e di recupero, genera problemi: per esempio la proliferazione di patogeni oppure la generazione di un potente gas a effetto serra, come il metano, che avviene con i processi di fermentazione di tutti quei residui boschivi abbandonati nelle foreste".
Anche per questo il comparto delle biomasse solide oggi lavora in sinergia con la gestione forestale?
"Sì, bisogna ricordare che in Italia il patrimonio forestale aumenta: negli ultimi cinquant'anni è raddoppiato, ma non sempre questo è un bene. Se il bosco non è gestito, dai pericoli di frane sino ai rischi incendi, è un problema: la gestione delle foreste è dunque una pratica virtuosa fondamentale con impieghi a cascata e in questo ci inseriamo anche noi con il recupero di quegli scarti - che compriamo per ottenere poi energia - da cui appunto generiamo valore. Ricordiamo sempre che noi non abbattiamo alberi, ma usiamo gli scarti di altre lavorazioni".
Tutto questi passaggi vengono certificati e controllati?
"Assolutamente tutte le nostre attività industriali rilevanti sono certificate e tutti i materiali impiegati sono tracciati anche perché siamo costantemente oggetto di verifica da parte del Mase, una verifica che riguarda tutti i soggetti della filiera. In più c'è la certificazione di sostenibilità".
In alcuni casi però, come per determinati impianti in Calabria di cui Repubblica ha dato conto attraverso una inchiesta, sono stati sollevati dubbi sui metodi e sulla reale energia pulita prodotta.
"Certo è giusto che, se ci sono dubbi, se ne parli, ma è anche giusto che ci si focalizzi in quel caso solo sul contesto locale: non deve essere un attacco generico a un settore come il nostro, pieno di verifiche e controlli, e di cui si parla spesso troppo poco e usando talvolta anche luoghi comuni".
Quali luoghi comuni?
"A volte sui media o fra le persone si tende a confondere il ruolo dei grandi impianti a biomasse solide con quelli domestici per esempio a pellet, che possono anche avere elevati impatti. Sono due cose lontanissime perché anche se in entrambi avviene una combustione negli impianti di taglia rilevante ci sono avanzate soluzioni tecnologiche che alla radice intervengono sulla generazione di inquinanti e polveri. In più, nei grandi impianti, le emissioni sono monitorate e ci sono limiti stringenti. Il paragone dunque non regge".
Infine, quale è secondo lei il futuro delle biomasse in Italia?
"Io credo che il sistema Paese debba fare un investimento in questo tipo di attività nella catena di approvvigionamento energetico. Primo perché l'uso dei residui permette pianificazione economica nel tempo, e questo è un valore. Poi perché contribuiscono a generare lavoro in aree dove oggi c'è spopolamento (come la montagna, ndr) e perché parliamo di sistemi che offrono continuità anche in caso di criticità e soprattutto che - per ottenere energia - fanno affidamento su una risorsa nazionale come combustibile dato che il 90% di tutti gli scarti è italiano. Ecco, in tempi di dazi e tassazioni, basarci solo sulle nostre risorse non sarebbe male".