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Omicidio del benzinaio, parla il fratello: “Farò io da padre ai figli di Nahid”

Mannan Miah

 

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Mannan Miah racconta l’arrivo in Italia per una vita migliore: “Qui dal 2007, è morto per il suo lavoro”
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Ardea – Mannan Miah arriva davanti al distributore quando già suo fratello non c’è più. L’ambulanza ha lasciato via delle Pinete, il corpo di Nahid viene trasferito all’ospedale di Tor Vergata per l’autopsia. Mannan piange, cammina vicino al punto in cui Nahid è stato ucciso, poi si ferma, fa un respiro profondo. «Siamo arrivati qui dal Bangladesh per vivere a Roma e stare meglio, invece mio fratello è morto per il suo lavoro. Non è normale quello che è successo, c’è una famiglia che è stata distrutta». Mannan ha aperto anni fa un negozio di alimentari nella capitale. È stato il primo della famiglia ad arrivare in Italia. «Poi sono venuti anche Nahid e l’altro mio fratello, che adesso non è qui perché si è sentito male. È a casa».

Come ha saputo di quanto è successo?

«Ero a lavoro, mi hanno chiamato i carabinieri. Sono scappato subito dal negozio e sono arrivato qui di corsa, ma non c’era più nulla da fare. Nahid era già morto. È terribile».

Suo fratello aveva subito altre rapine i…

Ardea – Mannan Miah arriva davanti al distributore quando già suo fratello non c’è più. L’ambulanza ha lasciato via delle Pinete, il corpo di Nahid viene trasferito all’ospedale di Tor Vergata per l’autopsia. Mannan piange, cammina vicino al punto in cui Nahid è stato ucciso, poi si ferma, fa un respiro profondo. «Siamo arrivati qui dal Bangladesh per vivere a Roma e stare meglio, invece mio fratello è morto per il suo lavoro. Non è normale quello che è successo, c’è una famiglia che è stata distrutta». Mannan ha aperto anni fa un negozio di alimentari nella capitale. È stato il primo della famiglia ad arrivare in Italia. «Poi sono venuti anche Nahid e l’altro mio fratello, che adesso non è qui perché si è sentito male. È a casa».

Come ha saputo di quanto è successo?

«Ero a lavoro, mi hanno chiamato i carabinieri. Sono scappato subito dal negozio e sono arrivato qui di corsa, ma non c’era più nulla da fare. Nahid era già morto. È terribile».

Suo fratello aveva subito altre rapine in passato?

«No, mai. Mio fratello era tanto bravo, prima lavorava in un altro negozio qui vicino. Poi, due anni fa, ha preso in gestione questo distributore. Era contento di questa nuova attività e anche sui social ha messo un video di quando ha iniziato a lavorare alla stazione di servizio. Si vede anche mio nipote».

Quando vi eravate visti l’ultima volta?

«Noi lavoriamo tanto. Un mese fa era venuto a Roma per salutarmi, eravamo stati insieme per un giorno. Non meritava questa fine, viveva per la sua famiglia. Mia cognata adesso è ricoverata e devo andarla a prendere. Starà per adesso con me, non se la sente di tornare a casa. Dobbiamo parlare di tante cose, capire cosa fare».

Avete parenti in Bangladesh?

«Sì, tutti, anche i genitori. Noi tre figli siamo venuti in Italia nel 2007».

Sanno di quanto è accaduto a Nahid?

«Dobbiamo ancora avvertirli, è una tragedia, non riesco a parlare. Devo trovare il coraggio».

Cosa chiede a chi sta conducendo le indagini?

«Una sola cosa. Chi ha ucciso mio fratello deve stare in carcere. Ci sono due figli senza più papà». Mannan Miah è accanto a sua moglie. Si blocca, non riesce più a parlare, si mette una mano sul cuore. «Scusatemi, adesso devo stare accanto a Rita e ai miei nipoti». Sale in auto, si asciuga le lacrime. L’aspettano la cognata e i suoi due bambini, ancora ignari di quanto accaduto al loro papà in un giorno come tanti altri in cui era andato a lavorare.

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