Non una riabilitazione ma un segno di attenzione. Papa Leone XIV ha ricevuto ieri il cardinale Angelo Becciu. L’udienza, si è limitato a dichiarare il cardinale, è andata «molto bene». Di più non dice, ma si capisce che si tratta del primo passo di un percorso che il porporato sardo spera condurrà ad accertare la propria innocenza. Una innocenza che Becciu protesta da sempre, ma che dovrà essere il tribunale vaticano, nel processo d’appello previsto in autunno, a verificare.
Dopo la condanna
Francis Robert Prevost sta prendendo in mano i dossier del governo vaticano, e tra questi c’è l’affaire Becciu che ha agitato le sacre stanze fino alla vigilia della sua elezione al soglio petrino. Becciu, infatti, non ha partecipato al Conclave, ma il nodo della sua presenza o assenza ha tenuto banco nei primi giorni delle congregazioni generali, le riunioni di cardinali che hanno preceduto il voto in Cappella Sistina. E l’udienza di ieri, che di quel frangente è la logica conseguenza, è altresì …
Non una riabilitazione ma un segno di attenzione. Papa Leone XIV ha ricevuto ieri il cardinale Angelo Becciu. L’udienza, si è limitato a dichiarare il cardinale, è andata «molto bene». Di più non dice, ma si capisce che si tratta del primo passo di un percorso che il porporato sardo spera condurrà ad accertare la propria innocenza. Una innocenza che Becciu protesta da sempre, ma che dovrà essere il tribunale vaticano, nel processo d’appello previsto in autunno, a verificare.
Dopo la condanna
Francis Robert Prevost sta prendendo in mano i dossier del governo vaticano, e tra questi c’è l’affaire Becciu che ha agitato le sacre stanze fino alla vigilia della sua elezione al soglio petrino. Becciu, infatti, non ha partecipato al Conclave, ma il nodo della sua presenza o assenza ha tenuto banco nei primi giorni delle congregazioni generali, le riunioni di cardinali che hanno preceduto il voto in Cappella Sistina. E l’udienza di ieri, che di quel frangente è la logica conseguenza, è altresì la riprova che il nuovo Papa ascolta e prende in considerazione le lagnanze del porporato. A dicembre del 2023 il tribunale Vaticano ha condannato in primo grado Becciu a 5 anni e 6 mesi di reclusione per la vicenda della compravendita-truffa di un palazzo al centro di Londra decisa quando il cardinale era Sostituto agli affari generali della Segreteria di Stato. Peculato e abuso d’ufficio, la sentenza della corte presieduta da Giuseppe Pignatone, che ha condannato anche altri otto imputati.
Rebus Conclave
Una sentenza che però ha sancito che Becciu non ha usato denaro per ragioni private, non c’è stato alcun lucro, ma non si è comportato come «un buon padre di famiglia». Già prima che iniziasse il processo, però, papa Francesco aveva sanzionato Becciu: era il settembre 2020 e a conclusione di una udienza tempestosa Bergoglio fece non solo dimettere il cardinale da prefetto della congregazione per le Cause dei santi, ma gli tolse anche i diritti connessi al cardinalato. Da allora, in realtà, Francesco ha più volte interagito con Becciu, andando anche a celebrare messa a casa sua un giovedì santo, e gli ha ripetutamente permesso di prendere parte ai Concistori e ad altre occasioni dove erano presenti i cardinali della Curia romana, ma non gli ha mai restituito i diritti tolti. Per questo si è posta la questione dell’ultimo Conclave: perché per un verso Becciu non aveva diritto a partecipare, per un altro eleggere un Papa è anche un dovere di un cardinale. Per sciogliere il rebus è intervenuto il collegio cardinalizio ed è spuntata una lettera siglata da Francesco quando era ormai ricoverato che chiudeva la porta al porporato. Becciu ha continuato a rivendicare la propria innocenza ma ha fatto un passo indietro «per il bene della Chiesa», i cardinali hanno preso atto della sua mossa, esprimendo «apprezzamento» per il gesto compiuto e auspicando «che gli organi di giustizia competenti possano accertare definitivamente i fatti».
Verso l’appello
Il nuovo Papa non ha alcuna intenzione di sconfessare il collegio cardinalizio, men che meno il suo predecessore. Ma neppure Becciu, a quanto trapela, vorrebbe altro — ad esempio una grazia — da una piena riabilitazione. Che può passare solo dal processo di appello. Che il cardinale sardo si attende si svolga con tutte le dovute garanzie, verifichi approfonditamente le accuse — contestate dal cardinale — di mala gestio e, comunque, lavi la condanna di arricchimento personale. Becciu e i suoi difensori, infatti, hanno ripetutamente lamentato contorni giuridici non limpidi durante il processo di primo grado. Tanto più dopo che, dalla documentazione allegata dal finanziere Raffaele Mincione, coimputato di Becciu, in un esposto all’Onu, è emerso il contenuto dei messaggi tra Francesca Chaouqui e Genoveffa Ciferri, due testimoni del processo, che fa trasparire una manovra non chiara dietro la costruzione dell’impianto accusatorio del procuratore vaticano Alessandro Diddi. La vicenda è oggetto di una separata indagine in corso in Vaticano.
Garanzie giuridiche
Papa Leone senz’altro vorrà garantire lo svolgimento di un giusto processo. È canonista di formazione, e sarà tanto attento all’autonomia della magistratura vaticana — diversa da quella di primo grado — quanto alle garanzie per le difese. Conosce Becciu, da un paio di mesi, da quando si è trasferito nel palazzo del Santo Uffizio, i due sono vicini di casa. Domenica scorsa ha accettato che Becciu presenziasse alla presa di possesso della cattedrale di vescovo di Roma, il porporato era tra i cardinali presenti al Laterano. Ieri lo ha ricevuto ufficialmente. Se dal Vaticano non trapelano dettagli dell’udienza né sono annunciate decisioni a breve termine, la vicenda del cardinale condannato, che persegue la riabilitazione, è ora all’ordine del giorno del pontificato.