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Università, sulla ricerca professori contro: “L’emendamento Occhiuto aumenta la precarietà”

Anna Maria Bernini, ministra dell'Università e della Ricerca 

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Raccolta di firme (1.900) di accademici contrari agli incarichi di ricerca voluti dalla ministra Bernini su spinta della Crui e della senatrice Cattaneo. “Per uno studio libero servono tutele”
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ROMA – No, l’emendamento Occhiuto non può essere il futuro dell’universitaria italiana. Per essere libera e indipendente e funzionale, la ricerca ha bisogno di tutele per i suoi protagonisti, i ricercatori appunto. Ferie, malattia, maternità, contributi previdenziali consentono di lavorare in questo settore cruciale senza l’ansia di una vita precaria.

Ora si schierano gli “altri professori” dell’accademia italiana. Storici, chimici, filosofi, matematici. Dell’Università di Torino e di quella Parma. Di Roma Tre, Napoli Federico II, dell’Università di Catania. In 145 strutturati hanno affidato alla Flc Cgil il loro documento, che ha già ottenuto 1.908 sottoscrizioni, rilasciate tutte da figure dell’università italiana.

"Drammatica scarsità di risorse”

Dice il documento: “Noi rit…

ROMA – No, l’emendamento Occhiuto non può essere il futuro dell’universitaria italiana. Per essere libera e indipendente e funzionale, la ricerca ha bisogno di tutele per i suoi protagonisti, i ricercatori appunto. Ferie, malattia, maternità, contributi previdenziali consentono di lavorare in questo settore cruciale senza l’ansia di una vita precaria.

Ora si schierano gli “altri professori” dell’accademia italiana. Storici, chimici, filosofi, matematici. Dell’Università di Torino e di quella Parma. Di Roma Tre, Napoli Federico II, dell’Università di Catania. In 145 strutturati hanno affidato alla Flc Cgil il loro documento, che ha già ottenuto 1.908 sottoscrizioni, rilasciate tutte da figure dell’università italiana.

"Drammatica scarsità di risorse”

Dice il documento: “Noi riteniamo che la ricerca sia un lavoro e, quindi, qualunque rapporto di lavoro per ricercatrici e ricercatori a termine o a progetto non può che essere inquadrato in un normale rapporto a tempo determinato, con tutte le relative tutele.

I tagli al Fondo di finanziamento ordinario dello scorso anno, oltre 500 milioni, ai quali si sommano le necessità di nuove risorse per coprire l’inflazione e gli aumenti stipendiali del personale (oltre 600 milioni nel complesso in questi anni), hanno generato una drammatica scarsità di risorse per gli atenei, nonché un radicale ridimensionamento del reclutamento cosiddetto tenure track”.

La posizione dei rettori

I 145 cattedratici sono consapevoli che una parte del loro mondo non è solo favorevole all’incarico di ricerca – a tempo determinato e privo delle tutele per chi lo abbraccia –, ma lo ha chiesto a gran voce alla ministra, a partire dalla presidente della Conferenza dei rettori, Giovanna Iannantuoni, e dalla senatrice (e farmacologa) Elena Cattaneo, seconda firmataria dell’emendamento ora contestato e che ha bisogno di nuovi passaggi parlamentari per diventare legge.

Scrivono i 145 professori di università: “Le voci che si sono levate in favore prima del Decreto legge 1240 e ora dell’emendamento Occhiuto-Cattaneo, rappresentano solo una parte della comunità accademica italiana. Entrambi questi provvedimenti sono funzionali a mantenere la situazione attuale invariata, con quasi la metà dei lavoratori della ricerca e della docenza precari e sottopagati, scaricando il peso della scarsità di risorse sul settore più fragile della comunità universitaria. Una ricerca di qualità ha bisogno, in realtà, di stabilità e indipendenza delle ricercatrici e dei ricercatori”.

L’alibi delle borse Msca

Una delle ragioni per cui l'emendamento è stato approvato a maggioranza alla commissione Cultura del Senato è l’allarme sollevato da diversi ricercatori e dirigenti universitari sull’impossibilità di beneficiare delle borse Marie Sklodowska-Curie nell’ambito del Doctoral Network (12 progetti vinti dall’Italia per un totale di 60 dottorandi). I professori italiani contrari alla “riforma Occhiuto” scrivono ancora: “Nelle ultime settimane è stata spesso fornita una descrizione distorta del lavoro di ricerca nelle università italiane. Una specifica difficoltà relativa all’inquadramento contrattuale dei beneficiari Msca è stata utilizzata per introdurre in forma generalizzata proprio gli Incarichi di ricerca, di fatto analoghi agli assegni di ricerca, rapporti atipici, senza diritti e rappresentanza, unicum giuridico nella pubblica amministrazione italiana e nelle università europee”.

"Un reclutamento straordinario”

Il documento si chiude chiedendo risorse per il Ffo e “per un rinnovato reclutamento straordinario di ricercatori a tempo determinato che possa assicurare la sostenibilità didattica dell’offerta formativa oggi e in futuro”. Nello specifico, i docenti strutturati chiedono che “qualunque soluzione per le borse Msca rientri, con puntuale deroga, nel quadro delle attuali figure a tempo determinato”.

Gianna Fracassi, segretaria Flc Cgil, ha commentato: “Le voci di preoccupazione e contrarietà rispetto a questo provvedimento stanno crescendo, non solo tra i ricercatori. Riteniamo inaccettabili la moltiplicazione del precariato e l’uso di figure con scarse tutele e a basso costo”.

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