I genitori e l’educazione ai sentimenti
di Massimo AmmanitiDopo la drammatica uccisione di Sara Campanella a Messina e ora con la sconvolgente morte di Martina Carbonaro, appena quattordicenne, ad Afragola, ci si continua ad interrogare sul perché si ripetano questi delitti perpetrati tutti da uomini e da ragazzi, che non accettano la frustrazione di essere lasciati oppure soltanto ignorati. Come si può cercare di fermare questa catena di uccisioni di donne che volevano solo vivere la loro vita, drammi che purtroppo si estendono in tutto il nostro paese e riguardano fasce di età diverse, dall’adolescenza all’età avanzata, e classi sociali diverse.
Una risposta che viene data a questi interrogativi chiama in causa la società patriarcale in cui vige il potere assoluto dei maschi, anche se le famigl…
Dopo la drammatica uccisione di Sara Campanella a Messina e ora con la sconvolgente morte di Martina Carbonaro, appena quattordicenne, ad Afragola, ci si continua ad interrogare sul perché si ripetano questi delitti perpetrati tutti da uomini e da ragazzi, che non accettano la frustrazione di essere lasciati oppure soltanto ignorati. Come si può cercare di fermare questa catena di uccisioni di donne che volevano solo vivere la loro vita, drammi che purtroppo si estendono in tutto il nostro paese e riguardano fasce di età diverse, dall’adolescenza all’età avanzata, e classi sociali diverse.
Una risposta che viene data a questi interrogativi chiama in causa la società patriarcale in cui vige il potere assoluto dei maschi, anche se le famiglie di oggi non riflettono più l’organizzazione familistica del passato, ridotte come sono a pochi membri. È probabile che ancora persistano a livello dell’inconscio sociale forme di pensiero, di affetto e di comportamento del passato che permeano lo sviluppo della personalità dei bambini, degli adolescenti e poi degli adulti, soprattutto dei maschi, che inconsapevolmente avvertono che il loro potere relazionale è sempre più precario. Da quello che si riesce a ricostruire nella storia dei ragazzi e degli uomini che sono ricorsi a questi comportamenti violenti si comprende che la loro mente è stata travolta da emozioni incontrollabili, da odio, da rabbia, da sentimenti di oltraggio personale e da pulsioni vendicative che li hanno spinti a schiacciare la vita della donna che si opponeva al loro volere. Per tal motivo sono stati invocati interventi di prevenzione e di educazione affettiva, iniziando fin dalle scuole primarie, che potessero modificare questi atteggiamenti di sopraffazione.
Probabilmente è utile riflettere sul senso di queste proposte, che sono sicuramente dettate dalla volontà di cambiare questi pregiudizi emotivi e questi comportamenti di sopraffazione fra i due sessi, ma che non tengono adeguatamente in conto la complessità del funzionamento umano e soprattutto della regolazione emotiva. Come è ampiamente conosciuto nella psicologia dello sviluppo, le emozioni e gli affetti giocano un ruolo decisivo fin dai primi mesi di vita dei bambini nella relazione coi genitori e in questo ambito si sviluppa un circuito relazionale emotivo che sostiene gli scambi reciproci. I bambini apprendono in queste relazioni il lessico delle emozioni che li aiutano a comprendere il comportamento dei genitori e ad esprimere i propri desideri e i propri bisogni.
Bambini di pochi mesi reagiscono differentemente a seconda del sesso, le bambine più in grado di regolare le proprie frustrazioni rispetto ai bambini che manifestano maggiormente rabbia e risentimento. Queste tendenze del temperamento non sono fisse, possono essere modulate dall’intervento dei genitori che possono facilitare una migliore regolazione delle emozioni. Questa sottolineatura dei primi anni di vita dei bambini vuol significare che in questa fase della vita le emozioni giocano un ruolo fondamentale prima dell’avvento del linguaggio e costituiscono una tastiera relazionale che verrà poi utilizzata nel corso della vita. È in questi anni che i bambini si confrontano con le prime delusioni, le separazioni dai genitori e le piccole perdite quotidiane che suscitano frustrazioni e vissuti di abbattimento e depressione. Questo è un nodo fondamentale nello sviluppo se si è in grado di tollerare le depressioni suscitate dalle contrarietà della vita senza farsi travolgere dai risentimenti e dalla rabbia, essendo in grado di elaborare mentalmente queste esperienze.
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È evidente che l’educazione affettiva si costruisce nelle famiglie fin dai primi anni di vita, sperimentando le emozioni e imparando a mentalizzarle, ossia a riconoscerle e a modularle, un processo che viene indirizzato dai genitori. Questo non vuol dire sottovalutare l’importanza dell’ingresso a scuola e il rapporto coi coetanei, che assume scenari diversi a seconda dell’età, dall’infanzia all’adolescenza, e dell’educazione ricevuta. Per tornare alle proposte che sono state fatte sull’educazione affettiva, queste devono riguardare in primo luogo il clima emotivo che si respira nelle famiglie, sostenendole nei primi anni di vita quando si costruisce la personalità dei figli.
Le esperienze di “home visiting”, ossia di interventi nelle famiglie sono risultate molto efficaci nell’aiutare i genitori, confermando quello che ha dimostrato il Nobel per l’economia Heckman che gli investimenti nei primi anni di vita sono molto efficaci non solo sul piano umano, ma anche su quello economico. L’intervento deve anche riguardare la scuola, ma più che la lezione di educazione affettiva è utile che gli insegnanti introducano un’attenzione non solo al carattere dei singoli alunni ma anche alle relazioni di gruppo, in cui possono emergere pregiudizi e sopraffazioni fra ragazzi e ragazze. Occorre ampliare la visione scolastica, non solo l’apprendimento delle materie, ma il riconoscimento delle individualità dei bambini e dei ragazzi e delle loro storie familiari.