Benzinaio ucciso ad Ardea, confessa il killer: “Ha riso di me e l’ho accoltellato”
di Romina MarcecaNahid Miah è morto per poco più di 500 euro, per l’esattezza 570. Tanto aveva in tasca la mattina del 27 maggio quando è stato ucciso nella stazione di benzina “Toil” che gestiva da due anni a Ardea, una cinquantina di chilometri dalla capitale. A sferrargli una coltellata al cuore per rubargli quella somma è stato un diciottenne.
“Si è messo a ridere quando gli ho detto di consegnarmi i soldi, non mi ha preso sul serio. E io l’ho accoltellato. Ma quando sono andato via era vivo”, è il contenuto della confessione shock che Marco Adamo ha consegnato agli inquirenti quando ieri lo hanno fermato con l’accusa di omicidio.
Nessun pentimento, nessuna lacrima. Parole contro le quali si scaglia la moglie di Nahid Miah, che aveva 36 anni appena compiuti e che l’Italia l’aveva scelta perché intravedeva nel nostro paese un futuro promettente soprattutto per i figli.
Rita Rahman Bristy si sfoga con Repubblica: “Mio marito gli ha riso in faccia? Questo ragazzo accoltella chiunque lo prende in giro…
Nahid Miah è morto per poco più di 500 euro, per l’esattezza 570. Tanto aveva in tasca la mattina del 27 maggio quando è stato ucciso nella stazione di benzina “Toil” che gestiva da due anni a Ardea, una cinquantina di chilometri dalla capitale. A sferrargli una coltellata al cuore per rubargli quella somma è stato un diciottenne.
“Si è messo a ridere quando gli ho detto di consegnarmi i soldi, non mi ha preso sul serio. E io l’ho accoltellato. Ma quando sono andato via era vivo”, è il contenuto della confessione shock che Marco Adamo ha consegnato agli inquirenti quando ieri lo hanno fermato con l’accusa di omicidio.
Nessun pentimento, nessuna lacrima. Parole contro le quali si scaglia la moglie di Nahid Miah, che aveva 36 anni appena compiuti e che l’Italia l’aveva scelta perché intravedeva nel nostro paese un futuro promettente soprattutto per i figli.
Rita Rahman Bristy si sfoga con Repubblica: “Mio marito gli ha riso in faccia? Questo ragazzo accoltella chiunque lo prende in giro? Non doveva farlo. Giustizia sarà fatta per Nahid appena lo vedrò in carcere, all’ergastolo”.
Fino alla scorsa settimana Marco Adamo era solo un ragazzo che in passato era stato denunciato per una lite durante la quale aveva rubato un cellulare. Figlio di una famiglia modesta, sul suo profilo Instagram nessun post, solo la foto profilo in cui bacia la fidanzata.
Martedì scorso invece è arrivato nella stazione di servizio della provincia romana alle 12, in sella a una moto Bmw 650 bianca rubata a tre amici, a loro volta i ladri di quella enduro nella notte del 25 maggio. Se n’è andato via dal distributore mentre Nahid cadeva per terra davanti alle colonnine di carburante.
Da quella moto, inquadrata dalle telecamere di videosorveglianza e poi ritrovata carbonizzata nelle campagne di Ardea, è partita una minuziosa indagine dei carabinieri. Sono stati gli amici di Marco Adamo, scagionati dall’accusa di avere partecipato alla rapina, a fare il suo nome agli investigatori. Le immagini di videosorveglianza, i tabulati incrociati con i lettori targhe della zona, hanno poi chiuso il cerchio sul diciottenne.
I carabinieri hanno scovato il ricercato in una casa di alcuni parenti nell’Agro pontino, a Cisterna di Latina. Si nascondeva lì da martedì. Era riuscito a sfuggire subito all’arresto perché anche lui è di Ardea e conosce bene le numerose vie di fuga, ma c’è ancora da chiarire il capitolo su eventuali complicità alla sua breve latitanza e se già alla stazione di Nahid era stato altre volte, se aveva fatto un sopralluogo o se peggio conoscesse la vittima.
Ormai alle strette ha ammesso tutto e ha indicato il bosco dove si è sbarazzato del coltello a serramanico con una lama di 16 centimetri ancora sporca del sangue del benzinaio. L’arma e i vestiti di Adamo sono stati sequestrati, saranno analizzati.
“Non ho un lavoro, avevo bisogno di soldi, volevo fare un colpo buono”, ha aggiunto durante la confessione, quasi a giustificarsi. Ma quanto possono contare queste parole davanti alla fine di un papà orgoglioso di un bambino di 5 anni e di una figlia di appena 10 mesi?
In un’intervista a Repubblica, pochi giorni fa, Rita Rahaman Bristy aveva lanciato un appello al governo in cui chiedeva di “non essere lasciata sola con due figli così piccoli”. La “Toil” le è rimasta vicina e le ha già offerto un impiego. “Mi hanno fatto una proposta – spiega lei adesso – che sto valutando”.
Poi aggiunge il suo dramma quotidiano: “Il mio bambino più grande cerca il papà tutte le notti. Di giorno gioca ma la sera piange continuamente. Quella coltellata ha distrutto la mia famiglia per sempre”.