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Il sociologo sulla guerriglia a Parigi: “Lo sport solo un pretesto per distruggere”

(afp)
Intervista a Dominique Bodin: “La difficoltà maggiore per le forze dell’ordine è la gestione di piccoli gruppi che agiscono in velocità e poi vanno a mischiarsi tra la folla”
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PARIGI – La notte di violenza in Francia va analizzata guardando ben oltre il contesto sportivo», avverte il sociologo Dominique Bodin, esperto di tifoserie organizzate e formatore di gran parte dei responsabili della sicurezza dei club di Ligue 1.

Com’è stato possibile che una festa sportiva si trasformasse in guerriglia urbana?

«È fondamentale non fare confusione. Quello che è successo si articola su quattro livelli distinti di violenza. Il primo si è verificato prima della partita, a Monaco di Baviera, tra tifosi parigini e italiani. Si tratta di scontri classici tra gruppi organizzati, talvolta veri e propri hooligans, che si spostano appositamente per provocare o cercare lo scontro fisico».

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PARIGI – La notte di violenza in Francia va analizzata guardando ben oltre il contesto sportivo», avverte il sociologo Dominique Bodin, esperto di tifoserie organizzate e formatore di gran parte dei responsabili della sicurezza dei club di Ligue 1.

Com’è stato possibile che una festa sportiva si trasformasse in guerriglia urbana?

«È fondamentale non fare confusione. Quello che è successo si articola su quattro livelli distinti di violenza. Il primo si è verificato prima della partita, a Monaco di Baviera, tra tifosi parigini e italiani. Si tratta di scontri classici tra gruppi organizzati, talvolta veri e propri hooligans, che si spostano appositamente per provocare o cercare lo scontro fisico».

Dominique Bodin 

In Francia, invece, è qualcosa di inedito.

«Qui possiamo individuare altri tre livelli. Il primo riguarda ciò che in criminologia si chiama la teoria delle opportunità: in presenza di un grande assembramento, alcuni individui approfittano della situazione per distruggere, rubare, compiere atti di vandalismo, senza avere alcun legame diretto con il calcio. Sfruttano l’anonimato, la confusione e la massa per agire impunemente».

Fino a provocare anche due vittime?

«Questo rappresenta un livello diverso, molto più inquietante. Dobbiamo restare prudenti: non è ancora chiaro se si tratti di episodi direttamente legati alla partita oppure se siano regolamenti di conti, risse tra gruppi di giovani».

E il quarto livello di violenza?

«È quello di comportamenti festivi che sfociano in violenza. Quando ci sono decine di migliaia di persone in strada, alcune con troppo alcol in corpo, bastano piccole provocazioni o pretesti per perdere il controllo. Si tratta anche di tifosi, ma che reagiscono secondo logiche ben note alla psicologia delle folle. Rendiamoci conto che il Psg attendeva da dieci anni questo momento e soprattutto la Francia intera aspettava da trentadue anni, dall’ultima vittoria dell’Olympique Marsiglia, che una squadra francese tornasse a conquistare la Champions League. Questo ha scatenato una gioia collettiva che ha travalicato i confini della capitale. Anzi mi ha sorpreso vedere un tale entusiasmo anche fuori Parigi, dove solitamente non si simpatizza per il Psg».

Dove ha sbagliato la polizia?

«A Parigi sono stati mobilitati 5.400 agenti, e altri dispositivi erano attivi nel resto del Paese. Lo scambio di informazioni è stato costante, la prevenzione era ben pianificata. Anche il club ha fatto la sua parte. Il Psg ha lanciato appelli alla calma, ha invitato i tifosi a festeggiare in modo pacifico e ha collaborato strettamente con le forze dell’ordine, trasmettendo tutte le informazioni necessarie».

E quindi cos’è andato storto?

«La difficoltà maggiore per le forze dell’ordine è la gestione di piccoli gruppi di casseurs, persone molto mobili che si mimetizzano, agiscono rapidamente, e poi vanno a confondersi tra la folla. Sono quasi impossibili da identificare in tempo reale. Approfittano del caos per agire. Alcuni provengono dalle banlieue parigine, altri da città francesi o persino dall’estero. Si tratta di gruppi strutturati, come i black bloc, capaci di attraversare l’Europa in poche ore per partecipare a queste azioni».

È una specificità francese?

«In parte sì. La Francia è uno dei paesi con il più alto numero di manifestazioni pubbliche e quindi rappresenta una calamita per questi gruppi che provengono da diverse aree politiche, ma condividono la stessa logica di distruzione opportunistica».

I gruppi violenti legati al Psg sono più pericolosi di altri?

«Dieci anni fa il club ha varato una riforma interna, decidendo lo scioglimento dei gruppi ultrà. Da allora le tifoserie partecipano alle partite allo stadio in condizioni precise e controllate. Questo non significa che non possano esserci episodi violenti in città, ma il Parco dei Principi è diventato uno stadio tranquillo».

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