Doveva essere un intervento ordinario, si è trasformato in una tragedia dai contorni che un’inchiesta dovrà chiarire. A Pescara, Riccardo Zappone, un ragazzo di 30 anni, da tempo in cura presso il centro di salute mentale della città, è stato stroncato da un infarto, poco dopo essere stato fermato con una scarica di taser e portato in questura.
Erano da poco passate le undici di ieri mattina quando una volante è intervenuta per sedare un alterco in strada. Stando alla versione ufficiale, Zappone — originario della vicina San Giovanni Teatino, noto alle forze dell’ordine per piccoli precedenti, problemi psichici e una storia di dipendenze — avrebbe «opposto resistenza, che è stato necessario vincere — spiega una nota della procura di Pescara — con l’uso del taser».
Stordito, ma secondo alcune fonti cosciente, è stato portato in questura per l’identificazione e la formalizzazione del fermo, quindi chiuso in una delle camere di sicurezza. È lì che poco dopo avrebbe iniziato a stare male. Gli agenti hanno chiamato i soccorsi, ma né i sanitari del 118, né i medici, quando in condizioni disperate è arrivato in ospedale, sono riusciti a salvarlo. Il ragazzo, si è spento poco dopo l’arrivo in pronto soccorso.
Sul caso, è stata aperta un’inchiesta, con indagini delegate alla Squadra mobile. «Le circostanze sono ancora tutte da chiarire», si limita a dire il procuratore capo Giuseppe Bellelli. Molto si capirà dall’autopsia, in programma «fra domani e dopodomani» che dovrà spiegare se e in che misura la morte di Zappone possa essere legata all’utilizzo del taser e se l’arma sia stata usata in modo corretto, mentre toccherà all’inchiesta fare luce sulla tempestività con cui sono stati chiamati e sono intervenuti i soccorsi.
«Quando muore qualcuno in circostanze drammatiche, è sempre una tragedia, in qualunque condizione questa persona si trovi», commenta il sindaco Carlo Masci.
Dopo varie sperimentazioni, introdotto nel 2020 ai tempi del governo gialloverde, il taser oggi è in dotazione alle forze dell’ordine e in alcune città anche alla municipale. L’azienda produttrice ha sempre respinto ogni accusa, ma in un rapporto del marzo scorso Amnesty International ha denunciato che taser e armi simili «possono provocare forti dolori, disabilità fisiche e gravi disturbi psicologici e in caso di uso prolungato anche la morte» e che spesso «vengono impiegate in modalità drive stun, ossia a contatto diretto, che dovrebbe essere vietata» . Per il segretario di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo, che a Pescara vive e lavora, "se verrà confermato che la causa della morte di questo ragazzo è legata all'uso del taser la responsabilità sarà bipartisan".
In Italia non è la prima volta che una procura è costretta a indagare sul ruolo della pistola elettrica nella morte sospetta di persone durante operazioni o controlli di polizia. Due anni fa in provincia di Chieti un 35enne con problemi psichici è morto dopo essere stato bloccato con il taser, mentre si aggirava nudo per strada, danneggiando diverse auto. Nel luglio 2024 è stata invece la procura di Bolzano ad aprire un’inchiesta. In preda ai fumi dell’alcol e in stato confusionale, un 42enne ha chiamato i carabinieri, salvo poi tentare di aggredirli. È stato fermato con la pistola elettrica e subito sono intervenuti i soccorsi, già presenti sul posto, ma un’ora dopo è stato ucciso da un infarto.