"Le forze dell'ordine non usano il taser per gioco, lo usano quando ce n'è bisogno e il taser ha salvato centinaia di vite e prevenuto migliaia di reati. Quindi o vogliamo mettere in discussione la libertà di azione delle forze dell'ordine e sciogliamo polizia e carabinieri e viviamo nell'anarchia. O altrimenti andiamo avanti su quello che è una maggiore sicurezza, che è necessaria". Il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, ha commentato così la morte del giovane a Pescara dopo un malore conseguente a una scarica di taser ricevuta durante il suo arresto.
La polemica
Il caso del trentenne morto a Pescara ha sollevato da più parti polemiche e interrogativi. Ieri il segretario di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, ha dichiarato che “la responsabilità di questa morte non ricade solo sulla destra, ma è stata bipartisan”, sostenendo che “il taser va vietato”. Secondo Amnesty International, che ha recentemente pubblicato un rapporto, l'uso improprio a livello globale dei dispositivi a scarica elettrica, in particolare un modello “prodotto dall'azienda statunitense Axon Enterprise, e attualmente utilizzato da oltre 18mila agenzie per il mantenimento dell'ordine pubblico in più di 80 Stati, solleva interrogativi gravi e urgenti sull'uso delle armi cosiddette «meno letali»”. Nel caso specifico, “non si conosce ancora l'esito dell'autopsia ed è quindi difficile verificare il nesso tra l'utilizzo della pistola a impulso elettrico e il decesso”, ma la situazione sarà monitorata.
Accertamenti dal Viminale
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, oltre ad esprimere cordoglio nei confronti dei familiari della vittima di Pescara, ha dichiarato che “andranno sviluppati tutti gli accertamenti perché è interesse anche nostro capire se ci sia una correlazione con l'uso del taser qualche minuto prima”. Ha poi aggiunto che il taser è l'alternativa all'uso di strumenti molto più offensivi come l'arma da fuoco e spesso si rende necessario per i comportamenti che hanno le persone. In questo caso la persona si stava sottraendo alle forze di polizia e stava dando in escandescenza con atteggiamenti pericolosi per sè stesso, per gli operatori e per la gente che era presente sul posto".
Il padre: “Era necessario usarlo?”
"Che motivo c'era di arrestarlo se le forze dell'ordine lo conoscevano bene e sapevano chi fosse e che tipo di patologia avesse? Non era opportuno che fosse chiamato il 118 e ordinato il ricovero in trattamento sanitario obbligatorio come era stato fatto le altre volte? Era davvero necessario utilizzare quella pistola elettrica?". E' quanto si chiede, in un'intervista al quotidiano Il Centro, Andrea Zappone, padre del trentenne morto. "Farò di tutto per capire la verità", aggiunge l'uomo, sottolineando che "Riccardo non aveva problemi cardiologici".
Il padre racconta anche di una telefonata con il figlio, pochi minuti prima dei fatti, in cui il ragazzo gli era sembrato particolarmente agitato: "A ripensarci adesso forse avrei dovuto dare maggiore importanza a quella telefonata e non lasciarmi prendere dall'abitudine davanti alle cose senza senso che Riccardo diceva. Perché Riccardo era un soggetto psicotico ed era difficile da gestire nonostante tutta la nostra volontà e disponibilità". Il giovane, che viveva da solo a San Giovanni Teatino (Chieti), era seguito dal Centro di salute mentale (Csm) di Chieti, anche se rifiutava ogni tipo di cura.