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Allarme criptovalute: “È la nuova sfida dei tecno-carabinieri”

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La Sezione del Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria è stata creata nel 2021: “I bitcoin moneta principale per il riciclaggio”
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Che ci azzeccano i carabinieri con le criptovalute? «La spiegazione è semplice. Il Covid ha cambiato il modo di operare dei criminali, più o meno organizzati, che hanno imparato a muoversi nella sfera digitale: durante i lockdown non solo si sono abituati a comunicare online e fare affari sul darkweb ma si sono resi anche conto delle potenzialità delle monete virtuali».

La Sezione Criptovalute

Il maggiore Simone Vecchiarello è alla guida del più giovane reparto dell’Arma: la Sezione Criptovalute del Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria è stata creata nel 2021. «Non bisogna pensare che siano una rarità – sottolinea l’ufficiale – Una ricerca sostiene che 3,6 milioni di italiani abbiano investito in bitcoin o in altre valute virtuali. E poiché si tratta di un settore innovativo, non ci sono ancora regole e sistemi di controllo consolidati. Una situazione che favorisce le truffe ai danni di investitori piccoli o grandi ma che sta diventando lo strumento principale per pagare…

Che ci azzeccano i carabinieri con le criptovalute? «La spiegazione è semplice. Il Covid ha cambiato il modo di operare dei criminali, più o meno organizzati, che hanno imparato a muoversi nella sfera digitale: durante i lockdown non solo si sono abituati a comunicare online e fare affari sul darkweb ma si sono resi anche conto delle potenzialità delle monete virtuali».

La Sezione Criptovalute

Il maggiore Simone Vecchiarello è alla guida del più giovane reparto dell’Arma: la Sezione Criptovalute del Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria è stata creata nel 2021. «Non bisogna pensare che siano una rarità – sottolinea l’ufficiale – Una ricerca sostiene che 3,6 milioni di italiani abbiano investito in bitcoin o in altre valute virtuali. E poiché si tratta di un settore innovativo, non ci sono ancora regole e sistemi di controllo consolidati. Una situazione che favorisce le truffe ai danni di investitori piccoli o grandi ma che sta diventando lo strumento principale per pagare beni illeciti o per riciclare i proventi di reato».

Il mezzo perfetto per spostare denaro

Le criptovalute sono il mezzo perfetto per spostare denaro attraverso il pianeta: basta uno smartphone e i fondi virtuali possono essere trasferiti ovunque. Anche se non è vero che tutto avviene senza lasciare tracce: «C’è uno pseudo-anonimato, perché è possibile ricostruire gli spostamenti dei capitali e la loro conversione in bitcoin o in altre monete virtuali. Si tratta però di un inseguimento molto complesso, perché il denaro digitale può venire movimentato moltissime volte».

La clamorosa indagine

Clamorosa l’indagine che ha portato a smascherare la banca personale inventata a Roma da un cittadino cinese: Franco Lee promuoveva sui social il suo “Bancomobile Decentralizzato disponibile 24 ore su 24”, che poteva comprare e rivendere qualsiasi tipologia di criptovalute. Senza nessuna autorizzazione aveva smistato quasi nove milioni di euro: 600 mila sono stati sequestrati. Ma i tecno-investigatori sono riusciti a fare un passo oltre: «In un’altra inchiesta abbiamo confiscato e monetarizzato valute digitali: si tratta di un importo limitato, solo 11 mila euro, ma per la prima volta in assoluto è stata realizzata la conversione in euro. Bisogna tenere presente che nelle operazioni di sequestro agiamo senza consulenti esterni, usando anche software di nostra elaborazione».

La startup proiettata nel futuro

Il maggiore Vecchiarello ha dodici anni di esperienza specifica e mantiene una collaborazione con il Politecnico di Milano e con le realtà più qualificate del settore: il suo reparto somiglia a una startup proiettata nel futuro. «Siamo strutturati in tre team. Il primo è quello che si occupa di analisi: studia il mercato delle criptovalute e le tendenze, gestendo i rapporti con le altre autorità investigative e con le istituzioni finanziarie in Italia e all’estero. Il secondo si dedica alla raccolta dell’intelligence sulle cosiddette fonti aperte, indicate con la sigla Osint: è un’attività che si svolge pure sul dark web, fondamentale per riuscire a individuare i soggetti che si muovono nella zona grigia e le novità nei loro metodi d’azione. Infine c’è lo Special Operation Team, che dispone di una struttura tecnologica veramente avanzata: compie missioni sotto copertura nella sfera digitale. Carabinieri undercover che pedinano i soldi virtuali nel web».

Ventidue militari iperspecializzati

Il laboratorio è l’avanguardia dell’Arma del domani: ventidue militari, iperspecializzati e in perenne aggiornamento professionale. Che – per usare il lessico delle corporation informatiche – devono essere pure evangelisti: educare tutti i militari a misurarsi con le criptovalute attraverso corsi di formazione e il rapporto con le 26 unità cyber attive nella Penisola. Come simbolo hanno scelto la storica fiamma composta però dai circuiti di un microprocessore: la tradizione dei carabinieri che si aggiorna da 211 anni per restare al passo con le sfide del crimine.

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