Cronaca

Incendio all’università, nube nera su Viterbo: “Non aprite le finestre”

L'incendio divampato nella sede della facoltà di Agraria dell'Università della Tuscia a Viterbo

L'incendio divampato nella sede della facoltà di Agraria dell'Università della Tuscia a Viterbo

 
Le fiamme sono partite dal tetto, dove erano in corso dei lavori. Evacuato il Dipartimento di Agraria

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VITERBO – Un operaio edile sul tetto, da solo. A stendere bitume per coibentare la terrazza del Dipartimento di Agraria, la sede di Riello dell’Università della Tuscia, che ne ha altre tre nella città di Viterbo. La fiamma ossidrica accesa, la guaina da saldare. Forse una scintilla, e la gomma prende fuoco in un istante. Il fuoco, alimentato dal catrame a terra, diventa un rogo potente, impressionante. Bastano pochi secondi. Nuvole nero notte a bassa quota, in questa mattina di tarda primavera. Le volte di fumo si vedono dalla lontana Tuscania.

L’operaio edile fugge per le scale, chiama il 112, lascia l’edificio di corsa. Prima di tutti. Dei tre studenti e della loro professoressa, che al primo piano vedono il fumo fuori dalla finestra, ma attendono l’arrivo della polizia in classe per comprendere il rischio. «Quando hanno bussato mi sono accorta delle fiamme alte e ho avuto una crisi di panico», racconta un’universitaria.

Il fuoco attacca il fotovoltaico

Sono le 10 e 30, ieri mattina, e il fuoco attacca l’impianto fotovoltaico a tetto, sgretola la copertura in plexiglass che dà aria, attraverso un lucernario, a tutto l’edificio. I frammenti di plastica crollano al primo piano, ricadono a terra e portano il fuoco al resto dell’edificio A. Ci sono laboratori ampi 150 metri quadrati con 500 litri di etilene conservato. Ci sono aule e biblioteche. La carta negli scaffali, ecco, offre nuovo materiale al rogo, che agli occhi dei vigili del fuoco — giunti qui, via via, da tre città — sembra indomabile. «Lo faceva crescere un venticello di ponente», spiegherà il comandante provinciale Mauro Caprarelli, ingegnere.

In attività da 45 anni, oggi il Dipartimento Dafne è punto di riferimento regionale per gli studi di agraria e di alimentazione. Per l’intervento di riparazione sull’edificio principale di tre, l’amministrazione aveva scelto questo finale di anno accademico, che prevede pochi studenti presenti. Qualcuno di loro, però, è stato accompagnato al pronto soccorso per un principio di intossicazione.

Traffico fermato, palazzi evacuati

La sindaca Chiara Frontini fa fermare il traffico un chilometro quadrato attorno alla facoltà, a sud c’è la rimessa dei bus di lungo percorso. Un albergo e due palazzine affacciate sui Via de Lellis vengono sgomberate. L’operaio, rintracciato, conferma che non c’era nessuno lassù con lui: non ci sono vittime, e già appare miracoloso. Alle sette della sera il protossido di azoto è in sicurezza, i vigili sono riusicti a domare le fiamme. Un docente indica il primo piano: «Lì dentro ci sono molti laboratori e molti macchinari, servono gli studenti e i tesisti. Avevamo approfittato dei fondi del Pnrr per comprarne di nuovi, ma ora saranno andati distrutti. Ci sono danni per milioni di euro».

Riccardo Valentini, ordinario di Ecologia dell’ateneo e nel 2007 vincitore del Premio Nobel per la pace, ricorda: «Questo è il centro pulsante di agraria di tutto il Lazio, unico riferimento per i corsi di laurea, per tutto il mondo del food, le imprese». Le tesi di laurea sono sospese, così i progetti europei, dottorati e attività sperimentali. La procura indaga per incendio colposo, vuole chiarire se l’installazione di una guaina con la fiamma ossidrica fosse autorizzata. L’Arpa installa una centralina per monitorare la qualità dell’aria. Nell’area le finestre devono restare chiuse, con loro i condizionatori. «Siamo una comunità straordinaria», dice a sera il rettore Stefano Ubertini. «E sapremo rialzarci più forti di prima».

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