Maja, la Ilaria Salis tedesca, in sciopero della fame: “Sono sepolta viva in una cella a Budapest”
di Viola Giannoli"Non sopporto più le condizioni di detenzione in Ungheria. La mia cella è stata sottoposta a videosorveglianza costante per oltre tre mesi. Per più di sette mesi, mi è stato imposto di indossare le manette ogni volta che uscivo dalla cella, a volte anche all'interno, che si trattasse di fare chiamate Skype o di ricevere visite. Gli agenti effettuano ispezioni visive della mia cella ogni ora, anche di notte, durante le quali accendono sempre la luce. Sono sottoposta a perquisizioni intime che mi costringono a spogliarmi completamente. Le visite si svolgono in stanze separate, dove sono separata dai miei familiari, avvocati e rappresentanti ufficiali da una parete di vetro. Dopo le ispezioni in cella, gli agenti lasciano tutto in completo disordine. Le condizioni architettoniche mi impediscono di ricevere abbastanza luce naturale. Il piccolo cortile è di cemento e coperto da una grata metallica. La temperatura dell'acqua della doccia non può essere regolata. La mia cella è costantemente…
"Non sopporto più le condizioni di detenzione in Ungheria. La mia cella è stata sottoposta a videosorveglianza costante per oltre tre mesi. Per più di sette mesi, mi è stato imposto di indossare le manette ogni volta che uscivo dalla cella, a volte anche all'interno, che si trattasse di fare chiamate Skype o di ricevere visite. Gli agenti effettuano ispezioni visive della mia cella ogni ora, anche di notte, durante le quali accendono sempre la luce. Sono sottoposta a perquisizioni intime che mi costringono a spogliarmi completamente. Le visite si svolgono in stanze separate, dove sono separata dai miei familiari, avvocati e rappresentanti ufficiali da una parete di vetro. Dopo le ispezioni in cella, gli agenti lasciano tutto in completo disordine. Le condizioni architettoniche mi impediscono di ricevere abbastanza luce naturale. Il piccolo cortile è di cemento e coperto da una grata metallica. La temperatura dell'acqua della doccia non può essere regolata. La mia cella è costantemente infestata da cimici e scarafaggi. Per questo oggi inizio uno sciopero della fame".
Chi scrive è Maja T., una persona non binaria, antifascista tedesca, detenuta nello stesso carcere di Budapest in cui l'europarlamentare italiana Ilaria Salis ha trascorso più di 15 mesi di prigionia, accusata dei suoi stessi reati: presunti pestaggi ai danni di cittadini neofascisti ungheresi durante il Giorno dell'Onore dell'11 febbraio 2023, quando, come ogni anno, nostalgici delle SS si radunano a migliaia nella capitale magiara.
Ora Maja T., il cui processo è in corso a Budapest (mentre quello di Salis è sospeso dopo l'elezione all'Europarlamento e subordinato all'immunità che a fine giugno potrebbe esserle revocata), ha deciso di intraprendere uno sciopero della fame dopo il diniego alla richiesta di domiciliari. "La vita di Maja in carcere è poi a rischio: persona non binaria in un paese dove il governo vuole mettere fuori legge il Pride (dopo averlo vietato) e perseguita la comunità Lgbtq+", dichiara una delegazione di Sinistra italiana - The Left, volata, assieme ad altri tra cui Carola Rackete, in questi giorni a Budapest per seguire due udienze (una martedi e una giovedì) del processo all'antifascista tedesca.
Il padre della Salis tedesca: "Maja estradata nella notte per scavalcare la nostra Costituzione"
Maja è stata estradata con un blitz notturno, giudicato illegittimo dalla Corte federale tedesca, un anno fa. Da allora, scrive, "sono trattenuta qui in un isolamento disumano e prolungato. Chiedo di essere trasferita nuovamente in Germania, di poter tornare dalla mia famiglia e di poter partecipare al procedimento in Ungheria da casa". Nel carcere di Budapest, racconta, "sono anche in isolamento a lungo termine. Per quasi sei mesi non ho avuto contatti con altri detenuti. Ancora oggi, vedo o sento altre persone per meno di un'ora al giorno. Questa continua privazione del contatto umano è finalizzata a causare danni psicologici e fisici. Qui in Ungheria, sono sepolta viva in una cella di prigione e la custodia cautelare può durare fino a tre anni".