La diplomazia di Leone, la tela dell’ascolto al tempo di Trump e Putin
di Iacopo ScaramuzziEletto Papa meno di un mese fa, Leone XIV ha adottato lo stile che più stride con il frangente di proclami bellicosi, provocazioni clamorose e fake news, e che più gli è consono, per temperamento e per formazione agostiniana: quello dell’ascolto. Robert Francis Prevost sta muovendo i primi passi nella geopolitica mondiale consapevole di ricoprire un ruolo che ha un peso internazionale, tanto più durante la luna di miele dei primi mesi del ministero. Ma anziché prendere decisioni o fare gesti eclatanti, il nuovo Pontefice vuole anzitutto ascoltare i suoi diversi interlocutori, capire le ragioni dei grandi del mondo, a partire da Donald Trump e Vladimir Putin, senza mancare di far presente le linee rosse della Chiesa cattolica.
Dialogo senza nascondere le differenze
La telefonata con Putin, ieri, è ser…
Eletto Papa meno di un mese fa, Leone XIV ha adottato lo stile che più stride con il frangente di proclami bellicosi, provocazioni clamorose e fake news, e che più gli è consono, per temperamento e per formazione agostiniana: quello dell’ascolto. Robert Francis Prevost sta muovendo i primi passi nella geopolitica mondiale consapevole di ricoprire un ruolo che ha un peso internazionale, tanto più durante la luna di miele dei primi mesi del ministero. Ma anziché prendere decisioni o fare gesti eclatanti, il nuovo Pontefice vuole anzitutto ascoltare i suoi diversi interlocutori, capire le ragioni dei grandi del mondo, a partire da Donald Trump e Vladimir Putin, senza mancare di far presente le linee rosse della Chiesa cattolica.
Dialogo senza nascondere le differenze
La telefonata con Putin, ieri, è servita al nuovo Papa ad aprire un canale di dialogo che con Francesco, pur accusato dai suoi detrattori di vicinanza alla Russia, si era in realtà interrotto con l’invasione dell’Ucraina. Dialogo che il Pontefice nato a Chicago ha subito avviato anche con la Casa Bianca, ricevendo il vicepresidente J.D. Vance il giorno dopo la messa di inizio pontificato. Leone XIV spesso non condivide le opinioni dei suoi interlocutori (da cardinale ha criticato Vance, e la Casa Bianca più in generale, per le politiche migratorie e i tagli all’aiuto internazionale allo sviluppo, ed ha stigmatizzato senza esitazioni l’invasione russa dell’Ucraina), ma è un uomo di dialogo, e sente la responsabilità del ministero di Pontefice, che sin dall’etimologia significa “costruttore di ponti”.
“Confido che la Divina Provvidenza mi accorderà ulteriori occasioni di incontro con le realtà dalle quali provenite”, ha detto agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede a inizio pontificato, “consentendomi di accogliere le opportunità che si presenteranno per confermare nella fede tanti fratelli e sorelle sparsi per il mondo e di costruire nuovi ponti con tutte le persone di buona volontà”.
Con Mattarella, Costa e Milei
Domani il nuovo Papa riceverà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del consiglio dell’Unione europea Antonio Costa – e non c’è dubbio che Prevost intenda costruire un rapporto costruttivo e cordiale tanto con le istituzioni italiane quanto con quelle comunitarie – il giorno dopo riceverà il forastico presidente argentino Javier Milei. Col quale anche Francesco, che pure in passato aveva avuto più di un motivo di dissidio, aveva costruito col tempo una qualche famigliarità, seguendo il motto “la terra si ara con i buoi che ci sono”. Se il Papa argentino aveva fatto comprendere con vigore, e qualche intemperanza verbale, di non essere il “cappellano dell’Occidente”, del resto, il nuovo Papa, pur nato a Chicago, ha una esperienza più che ventennale in Perù, e non gli manca la sensibilità per comprendere le ragioni del global south.
Il ruolo di Parolin e Zuppi
Non avendo una specifica formazione diplomatica, papa Leone si affida molto ai collaboratori che ha ereditato da Francesco, soprattutto ora che sta compiendo “i primi passi”: “Non è nel testo“, ha detto oggi nell'udienza ai superiori della Segreteria di Stato, “però dico molto sinceramente che in queste poche settimane – ancora non siamo a un mese del mio servizio in questo ministero petrino –, è evidente che il Papa da solo non può andare avanti e che ci vuole, è molto necessario, poter contare sulla collaborazione di tanti nella Santa Sede, ma in una maniera speciale su tutti voi della Segreteria di Stato“. Il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, ha introdotto l'udienza assicurando il “cordiale e filiale saluto”, il Papa ha ringraziato la Segreteria di Stato “per le competenze che mettete a disposizione della Chiesa, per il vostro lavoro quasi sempre nascosto e per lo spirito evangelico che lo ispira” (raccomandando, con una citazione di Paolo VI, che l’ufficio “non sia inquinato da ambizioni o antagonismi”). Fin dall’inizio del pontificato, poi, Leone ha confermato l’incarico che Francesco aveva affidato al cardinale Matteo Zuppi, teso a favorire, tramite una missione umanitaria per lo scambio di prigionieri russi e ucraini e per riportare a casa i bambini ucraini portati in Russia, il dialogo tra Mosca e Kiev. Un piccolo passo per favorire la pace, che, il Papa ne è convinto, è possibile a partire dal reciproco ascolto.