Università, 100 borse di studio in Italia per studenti palestinesi: ma uscire da Gaza è impossibile
di Corrado ZuninoROMA – Ci sono quasi cento borse di studio, esattamente 97, per portare universitari residenti nei Territori palestinesi – la Striscia di Gaza e la Cisgiordania – in trentacinque atenei italiani. L’iniziativa è della Conferenza dei rettori, varata un mese fa, dopo un lavoro lungo un anno, e proprio in queste ore dovrebbero partire le prime lezioni preliminari.
Un assegno da 12mila euro
Il faticoso progetto Iupals (Università italiane per studenti palestinesi) è stato affidato al rettore di Perugia, Maurizio Oliviero, che per la Crui segue la cooperazione internazionale. Il valore della singola borsa è deciso dagli atenei, che porteranno il costo sui propri bilanci, ma in media si aggira sui 12mila euro. Oltre l’iscrizione gratuita ai corsi di laurea, prevede un alloggio, fondi per il vitto e il sostegno nelle pratiche burocratiche necessarie al trasferimento. In particolare, l’ottenimento di una borsa di studio permette di richiedere un visto per l’Italia e, su un piano teorico, la p…
ROMA – Ci sono quasi cento borse di studio, esattamente 97, per portare universitari residenti nei Territori palestinesi – la Striscia di Gaza e la Cisgiordania – in trentacinque atenei italiani. L’iniziativa è della Conferenza dei rettori, varata un mese fa, dopo un lavoro lungo un anno, e proprio in queste ore dovrebbero partire le prime lezioni preliminari.
Un assegno da 12mila euro
Il faticoso progetto Iupals (Università italiane per studenti palestinesi) è stato affidato al rettore di Perugia, Maurizio Oliviero, che per la Crui segue la cooperazione internazionale. Il valore della singola borsa è deciso dagli atenei, che porteranno il costo sui propri bilanci, ma in media si aggira sui 12mila euro. Oltre l’iscrizione gratuita ai corsi di laurea, prevede un alloggio, fondi per il vitto e il sostegno nelle pratiche burocratiche necessarie al trasferimento. In particolare, l’ottenimento di una borsa di studio permette di richiedere un visto per l’Italia e, su un piano teorico, la possibilità di uscire dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania.
Israele, e a sud l’Egitto, controllano tutti i confini della Striscia: dall’inizio della guerra gli abitanti non hanno possibilità di uscire, se non pagando cifre molto alte su richiesta specifica di un Paese straniero. Anche queste rare possibilità, restano soggette a successive interruzioni.
Le stesse regole degli altri studenti
Per partecipare al progetto Iupals, gli universitari palestinesi devono rispettare i criteri richiesti a tutti gli altri studenti stranieri non europei: devono seguire, per esempio, corsi di lingua italiana con frequenza obbligatoria. Sono cinque le università italiane ad averli organizzati, insieme ad alcune fondazioni operanti sul territorio in Cisgiordania e a Gerusalemme. Le iscrizioni ai precorsi in lingua (240 ore) avrebbero dovuto chiudersi il 24 maggio e iniziare in questi giorni, per completarsi il 30 ottobre. E’ possibile seguirli online, cosa che, ovviamente, è terribilmente complessa per chi vive nella Striscia di Gaza, dove la sicurezza e pure la connessione sono questioni aleatorie. Non sempre i documenti richiesti (passaporto, titoli di studio) sono a disposizione degli universitari palestinesi.
Le borse di studio riguardano corsi di discipline diverse, in campi scientifici e umanistici: in alcuni casi sono master o ingressi in scuole di specializzazione e possono prevedere lezioni in lingua inglese.
Non esiste una data univoca di scadenza dei bandi (ogni università si è mossa autonomamente), ma molte coincidono con la fine di maggio. Il rettore Oliviero spiega: “Non abbiamo ancora dati definitivi, ma le richieste per i corsi d’italiano sono state tante, intorno alle diecimila. Alcuni colleghi rettori si sono detti pronti ad ampliare il numero delle borse di studio a disposizione”.
Doppia borsa per Ca’ Foscari
L’Università Ca' Foscari di Venezia ha assegnato una borsa di studio dall’importo complessivo di 14mila euro per un anno, con fondi di Ateneo, e un massimo di due anni accademici”. Ne usufruirà una studentessa palestinese, per un corso magistrale: la giovane è attesa per settembre, sono già partite le procedure per farle ottenere il visto per studio. L’ateneo veneziano è riuscito ad assegnare un’ulteriore borsa, sempre di 14mila euro, ma per una sola stagione, a uno studente già in Italia con il Programma Erasmus.
Aderiscono al progetto l’Università di Parma e l’Università del Piemonte orientale, che mette a disposizione i corsi Food, Health and Environment, Medical biotechnologies, Disaster and Health Crisis management. Il contributo sarà rinnovato sulla base del raggiungimento di obiettivi accademici, ma la chiusura della graduatoria è prevista per il 9 giugno.
L’Università di Catania darà tre borse di studio per la frequenza di corsi di studio magistrale in lingua inglese
L'Università di Camerino ne metterà a disposizione due del valore di 7mila euro ciascuna. I corsi possibili sono sedici della laurea triennale e dodici della magistrale.
Il progetto di richiamare professori
La professoressa Flaminia Nicora, prorettrice all’internazionalizzazione per l’Università di Bergamo, ha spiegato: “Da ottobre 2024 abbiamo istituito un tavolo di ateneo composto da alcuni docenti e studenti per dare corso alle azioni previste nella mozione per il cessate il fuoco e la crisi umanitaria approvata in Senato il 13 maggio 2024. Sono numerose le iniziative culturali promosse in ateneo, tra cui la rassegna di film documentari, incontri e seminari di approfondimento con i due visiting professors palestinesi che per qualche settimana hanno insegnato in ateneo, la mostra di fotografie visibile nei corridoi delle sedi di Pignolo e Bernareggi”.
Si sta progettando lo spostamento dai Territori anche di docenti palestinesi.
La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, sul tema ha detto: "Iupals è la dimostrazione di come l’Italia non si limiti alle dichiarazioni di principio. Con l’iniziativa Food for Gaza abbiamo portato aiuti alimentari alla popolazione palestinese e ampliato il progetto fino all’assistenza sanitaria per bambini malati oncologici, grazie alla collaborazione dei policlinici universitari. Oggi offriamo ai giovani palestinesi la possibilità di studiare in Italia”.
"Queste condizioni sono impossibili”
Alcuni accademici italo-palestinesi, tuttavia, hanno sottolineato le condizioni “quasi impossibili” richieste dal bando Iupals: “L’iscrizione e la frequenza del 70 per cento di un corso di italiano erogato dalle scuole Terrasanta a Ramallah e Betlemme richiede di possedere un computer e una connessione internet stabile, condizioni impossibili da rispettare a Gaza e difficili in Cisgiordania. Lo stesso si può dire per il possesso di un passaporto in corso di validità: molti dei gazawi lo hanno perso sotto i bombardamenti e gli uffici di rilascio sono inagibili dall’inizio della guerra. Il possesso di un certificato di diploma o di laurea deve essere rilasciato dall’università o dalla scuola di secondo grado, ma tutte le università a Gaza sono state distrutte o gravemente danneggiate, mentre in Cisgiordania la pratica “richiede mesi per essere realizzata”. Dicono i docenti: “E’ inverosimile che i bandi possono essere chiusi entro le date di scadenza proposte dalle università, per la Ca’ Foscari ad esempio l’ultima data utile era il 15 maggio, una sola settimana dopo la pubblicazione dell’avviso”.
Oggi per un abitante di Gaza “è impossibile ottenere un visto presso il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme e i palestinesi della Cisgiordania per superare i checkpoint hanno bisogno di un permesso dalle autorità israeliane che dal 7 ottobre 2023 non viene più rilasciato”.
Gli studenti che, prima del 7 ottobre 2023, erano iscritti alle dodici università di Gaza sono oltre 90mila.
Oliviero: "Un Erasmus per la Striscia”
Il rettore Oliviero dice ancora: “Le università non possono sostituirsi ai governi, dobbiamo utilizzare gli strumenti politici e normativi presenti e possono al massimo stimolare dal basso la ricerca di soluzioni più strutturali. Lo sarebbe un “Erasmus per la Palestina” deciso dall’Unione europea e allargato a tutti gli atenei del continente. Uno strumento di questo tipo è stato già realizzato per l’Afghanistan e in pochi mesi per l’Ucraina”.