Anche grazie a lui, l’Italia è arrivata alla serata finale degli Oscar e ha sfiorato il Golden Globe. Ma Ibrahima Lo, lo scrittore che con il suo libro autobiografico “Pane e acqua” ha ispirato Matteo Garrone per il suo “Io Capitano”, è uno dei tanti ragazzi che in Italia vive ma che lo Stato non considera cittadini. «Sono afroveneziano, ma non italiano», dice con il suo italiano marcato da una chiarissima inflessione veneta, eredità dei tanti anni in cui a Venezia ha costruito il suo percorso di studi e di vita, dopo essere arrivato in Italia da minorenne. Due libri all’attivo, un impiego nello staff di Mimmo Lucano a Strasburgo, con Mediterranea spesso impegnato in iniziative, manifestazioni e incontri, Lo - racconta - vive un paradosso. «Quando vado fuori dal Paese la gente mi considera uno scrittore italiano. I miei documenti dicono che sono straniero».
Quanto deve ancora attendere prima di poter presentare domanda?
«Almeno due anni. Poi toccherà aspettare che si concluda la proce…
Anche grazie a lui, l’Italia è arrivata alla serata finale degli Oscar e ha sfiorato il Golden Globe. Ma Ibrahima Lo, lo scrittore che con il suo libro autobiografico “Pane e acqua” ha ispirato Matteo Garrone per il suo “Io Capitano”, è uno dei tanti ragazzi che in Italia vive ma che lo Stato non considera cittadini. «Sono afroveneziano, ma non italiano», dice con il suo italiano marcato da una chiarissima inflessione veneta, eredità dei tanti anni in cui a Venezia ha costruito il suo percorso di studi e di vita, dopo essere arrivato in Italia da minorenne. Due libri all’attivo, un impiego nello staff di Mimmo Lucano a Strasburgo, con Mediterranea spesso impegnato in iniziative, manifestazioni e incontri, Lo - racconta - vive un paradosso. «Quando vado fuori dal Paese la gente mi considera uno scrittore italiano. I miei documenti dicono che sono straniero».
Quanto deve ancora attendere prima di poter presentare domanda?
«Almeno due anni. Poi toccherà aspettare che si concluda la procedura e ce ne vogliono altri tre. Salvo complicazioni, richieste di integrazioni o problemi, che saltano fuori nella maggior parte dei casi».
Come si vive quest’attesa?
«È frustrante. Nel lavoro, a scuola, in chiesa, per strada fai esattamente quello che fanno gli altri, ma quando tocca mostrare i documenti cambia tutto. Più passano gli anni, più diventa insopportabile. Un’amica - lei è addirittura nata qui - ha aspettato così tanto che quando ha finalmente ottenuto la cittadinanza, non ha voluto festeggiare. Era sfinita e indignata».
Nel concreto, cosa significa non avere la cittadinanza?
«Non puoi viaggiare, non puoi votare. Se volessi partecipare a un concorso pubblico, fare un dottorato in università o in generale un percorso accademico, non potrei anche se avessi titoli e competenze. Sostanzialmente, senza cittadinanza non puoi permetterti il lusso di fare progetti».
Come assistente di Mimmo Lucano dovrà essere spesso a Bruxelles. Come fa?
«È complicato. Il mio permesso di soggiorno di lungo periodo non serve a nulla, la mia carta d’identità non è valida per l’espatrio. Ho ancora il mio passaporto senegalese, ma non è una garanzia solida».
In che senso?
«Qualche tempo fa è stato sospeso perché avevo pubblicamente criticato il governo in carica. L’ho scoperto quando mi sono presentato in aeroporto e non mi hanno permesso di prendere il volo. Ma io dovevo assolutamente raggiungere Bruxelles, quindi sono saltato su un autobus e ho viaggiato per diciotto ore, tremando. Avrei potuto perdere tutto».
Cosa farebbe da cittadino?
«Vorrei votare, fare politica, lottare per migliorare il futuro di tutti. La propaganda della destra si è accanita su quelli che sono cittadini a tutti gli effetti, relegandoli a persone di serie B. Per questo chiedo a tutti quelli che possono di andare a votare, esercitare questo diritto per concederlo ad altri che adesso possono solo aspettare».