A Nizza l’estremo tentativo per salvare gli oceani: “Sempre più caldi, acidi e inquinati”
di Giacomo TalignaniCome se fossero alcuni degli organismi che ospitano - le spugne - gli oceani stanno assorbendo tutte le conseguenze delle azioni dell'uomo: oggi sono più acidi, caldi, inquinati e minacciati perfino dalle nuove forme di estrazione mineraria.
Da sole queste componenti stanno portando i mari a una condizione sempre più critica, che ci riguarda direttamente: dal grande polmone blu che ricopre il 71% del Pianeta dipendono il clima, l'assorbimento di CO2 e tutti quegli equilibri naturali che, se smettessero di funzionare, indicherebbero la fine prima di tutto per noi. Quella in corso è dunque "una emergenza", così la definiscono da tempo gli scienziati, che non possiamo davvero più ignorare. Con lo scopo di affrontarla oggi a Nizza si sono radunati oltre 50 tra Capi di stato e 100 alti rappresentanti dei Paesi per la terza Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani (UNOC-3), un vertice mondiale che durerà sino al 13 giugno e vedrà la presenza di 10mila persone, il più grande summit di sem…
Come se fossero alcuni degli organismi che ospitano - le spugne - gli oceani stanno assorbendo tutte le conseguenze delle azioni dell'uomo: oggi sono più acidi, caldi, inquinati e minacciati perfino dalle nuove forme di estrazione mineraria.
Da sole queste componenti stanno portando i mari a una condizione sempre più critica, che ci riguarda direttamente: dal grande polmone blu che ricopre il 71% del Pianeta dipendono il clima, l'assorbimento di CO2 e tutti quegli equilibri naturali che, se smettessero di funzionare, indicherebbero la fine prima di tutto per noi. Quella in corso è dunque "una emergenza", così la definiscono da tempo gli scienziati, che non possiamo davvero più ignorare. Con lo scopo di affrontarla oggi a Nizza si sono radunati oltre 50 tra Capi di stato e 100 alti rappresentanti dei Paesi per la terza Conferenza delle Nazioni Unite sugli Oceani (UNOC-3), un vertice mondiale che durerà sino al 13 giugno e vedrà la presenza di 10mila persone, il più grande summit di sempre dedicato agli oceani.
La mobilitazione dei Grandi del mondo
Lo scopo dichiarato è mobilitarsi a livello mondiale, con azioni e risorse economiche, per tentare di riparare i danni. "La scienza è chiara, abbiamo il dovere di farlo" ha detto senza mezzi termini durante l'apertura dei lavori il presidente francese Emmanuel Macron, ricordando che le attuali condizioni ""del clima, come la biodiversità, non sono questione di opinioni, ma fatti scientificamente accertati". Al vertice, che si tiene sulle sponde di un Mediterraneo che lo scorso hanno raggiunto la temperatura record di 29 gradi e che soffre per carenza di ossigeno e acidificazione, sarà presente il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula che a novembre sarà padrone di casa, in Amazzonia, della COP 30, la grande conferenza sul clima. A Nizza è atteso anche il presidente argentino Javier Milei ma, in un vento di costante ostruzionismo alle politiche climatiche e ambientali, non saranno presenti i leader degli Stati Uniti, paese che attraverso Donald Trump punta all'esplorazione mineraria di metalli e fossili negli abissi degli oceani, alimentando ulteriori criticità.
Alla ricerca di un’intesa per proteggere gli oceani
Anche di questo si discuterà in Francia con un obiettivo centrale: trovare punti d'intesa sulla protezione degli oceani e una dichiarazione che sia consensuale (ma non vincolante) e seguita da tutti i firmatari. Una primo piccolo passo avanti Macron lo ha annunciato in avvio di Conferenza: serviva l'adesione di nuovi Paesi per avviare il Trattato sulla protezione delle acque in alto mare (che costituiscono quasi due terzi delle acque) stipulato nel 2023, obiettivo centrato grazie all'adesione di 15 nuovi Paesi.
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Grazie alle nuove adesioni ora, entro tre mesi, dovrà diventare realmente operativo il meccanismo di protezione con regole più ferree per esempio sulla pesca illegale e sulla sovrapesca e, come altrove, il dito è puntato soprattutto contro i sistemi di pesca a strascico, pratica che la Francia ha annunciato di voler combattere più duramente nelle aree protette. Anche i fondali marini internazionali vanno protetti, per esempio proprio da un uso non regolato delle estrazioni minerarie: su questo sempre in Francia si cercheranno nuovi punti di compromesso ma Macron, prendendo atto dell'assenza degli States, ha voluto mandare una chiara frecciatina a Donald Trump - propenso a sfruttare le risorse degli abissi - invocando una moratoria sull'estrazione mineraria in acque profonde. "L'abisso non è in vendita, così come non lo è la Groenlandia, l'Antartide o l'alto mare" ha detto il presidente francese.
Oceani il 30% più acidi rispetto all’era preindustriale
Inoltre la Conferenza di Nizza sarà terreno fertile per arrivare a un'intesa decisiva sul Trattato globale contro l'inquinamento da plastica, i cui negoziati si terranno a Ginevra in agosto nel tentativo di decretare limiti vincolanti, fra Paesi, alla produzione di plastica che ha ormai raggiunto le 430 milioni di tonnellate l'anno ma di cui a livello globale ricicliamo solo il 10%, con quasi un quarto di tutta la plastica che viene mal gestita e rischia di finire nei nostri mari. Altro tema chiave dell'incontro sarà poi ragionare su come combattere l'acidificazione: oggi gli oceani solo il 30% più acidi rispetto all'era preindustriale, condizione che sta mettendo in crisi gli ecosistemi che assorbono circa un quarto di tutte le emissioni annuali di CO2 dovute alle attività umane. Combattere l'acidificazione, definita una "bomba ad orologeria" dagli scienziati, significa combattere dunque anche l'avanzata della crisi del clima.
All'esterno della conferenza, co-presieduta da Francia e Costa Rica, sono attese anche mobilitazioni e proteste degli attivisti che chiedono sforzi maggiori per la protezione degli oceani, quelli che finora sono rimasti a parole e non a fatti. Un esempio di mancata protezione lo racconta anche un recente report del Wwf che riguarda i nostri mari, dove la Posidonia oceanica, pianta chiave per la vita sott'acqua, è sempre più in crisi a causa delle attività antropiche, compresi gli ancoraggi delle barche. Un nuovo studio ci dice che quasi 50.000 ettari di Posidonia (pari a 70.000 campi da calcio) sono stati impattati dalle nostre azioni solo nel 2024, il che "equivale a una perdita economica in termini di servizi ecosistemici di oltre 4 miliardi di euro all'anno".
I tre punti chiave
Per fermare il declino degli oceani, l'UNOC punta quindi a mettere nero su bianco tre passaggi chiave, condivisi da tutti i Paesi: la difesa degli ecosistemi oceanici, l'implemento delle economie oceaniche sostenibili e l'accelerazione delle azioni.
In pratica, dieci anni dopo l'Accordo di Parigi sul clima del 2015, oggi Nizza si candida a un nuovo Accordo globale sugli oceani, una intensa che possa curare davvero il grande polmone blu che permette la metà dell'ossigeno del Pianeta e che per i suoi ecoservizi fornisce cibo a oltre 3 miliardi di persone. Del resto, come ha detto il principe William in un discorso alla vigilia del vertice, "se salviamo l'oceano, salviamo il Pianeta".
Un mare di problemi
L'aumento delle temperature dei mari, l'acidificazione e le varie forme di sfruttamento, dalla sovrapesca all'inquinamento sino all'over tourism, dal 1970 ad oggi hanno portato a una diminuzione del 73% dei vertebrati marini nell'oceano. Inoltre si stima che ormai il 50% delle barriere coralline sia stato distrutto e il 90% delle popolazioni di grandi pesci abbia subito impatti devastanti. Un terzo degli squali e delle razze e oltre un quarto dei cetacei sono in grave pericolo di estinzione. Solo nell'ultimo rapporto, lo IUCN (unione conservazione natura) ha inoltre individuato altre 204 nuove specie a rischio. Oltre un terzo della pesca (il 37,7%) è oggi ancora ritenuta insostenibile dato che sfrutta troppo le risorse marine e si stima che il 75% delle grandi imbarcazioni non venga monitorato. Le acque, che sono oggi invase dai rifiuti plastici (l'80% dei detriti, quasi 200 milioni di tonnellate di plastica accumulate negli oceani), attualmente sono sempre più calde.Secondo i dati diffusi dal servizio satellitare Copernicus negli ultimi 15 anni il calore accumulato negli oceani è infatti aumentato di quasi il 50% rispetto a quello accumulato negli ultimi 50 anni. Nel 2024 l’oceano è arrivato globalmente a un caldo record e non solo per quanto riguarda la temperatura superficiale ma anche nei primi 2000 metri.Tenendo conto che la maggior parte del calore in eccesso dovuto al riscaldamento globale è immagazzinato nell’oceano (il 90%), tra scioglimento dei ghiacci (come la Groenlandia) e temperature elevate sta costantemente aumentando il volume dell'oceano che porta all'innalzamento del livello del mare: dal 1901 è aumentato di 23 centimetri ed entro il 2050 salirà ancora, mettendo a rischio coste e isole. Infine i problemi dell'oceano stanno diventando sempre di più anche criticità sociali: non solo perché è fonte di cibo e sostentamento, ma anche per l'economia. Il valore di mercato delle risorse e delle industrie marine e costiere è infatti stimato in 3.000 miliardi di dollari all’anno, praticamente pari al 5% del PIL globale, e oggi è fortemente minacciato dai cambiamenti in atto.